lunedì , 19 febbraio 2018
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Al Consiglio Europeo un’Italia al rovescio

L’immagine di copertina di quest’articolo raffigura l’Italia al contrario, come l’ha fotografata pochi giorni fa l’astronauta catanese Luca Parmitano, vedendola dalla stazione spaziale internazionale, ca. 370 Km dalla terra. Il confine blu vicino al margine basso è il limite dell’atmosfera terrestre: separa il nostro tondo pianeta dagli spazi siderali, dove questa foto è stata scattata.

In effetti, rispetto ad alcune delle raccomandazioni che la Commissione Europea ci ha fatto avere a maggio, l’Italia ha una prospettiva capovolta. Di queste raccomandazioni avevamo già parlato, notando che per ciascuno dei punti sollevati dalla Commissione era possibile trovare una posizione del neonato Governo Letta contraria o mal definita. A cominciare dalla tassazione: le raccomandazioni sottolineavano l’importanza di spostare il carico fiscale sulle proprietà e sui consumi, così da sgravare un po’ le imprese e i lavoratori. Pronti, via: IMU sulla prima casa rimandato in attesa di capire se lo si può sospendere, mentre un dibattito enorme si è scatenato sull’aumento dell’IVA, con il Ministro Fabrizio Saccomanni a dichiararsi costretto, controvoglia, ad aumentarla in forza di impegni sottoscritti nel 2011 dal governo Berlusconi. Immancabili le dichiarazioni allarmistiche: se passa l’aumento IVA, governo a casa; come pure quelle dei semplicisti, secondo cui non può certo essere così difficile trovare i quattro miliardi di euro necessari.

Il dibattito politico italiano è da qualche mese sclerotico e noioso. Non che prima fosse meglio, ma l’avvio del governo Letta sembra riproporre identico lo schema del governo Monti: si parte tutti insieme ripetendo che il momento richiede una seria presa di coscienza delle forze politiche, che dovranno cooperare e prendere decisioni importanti per il bene del Paese; ci si allontana quasi subito da tutte le scelte del governo, criticate perché poco incisive o perché vanno nella direzione sbagliata; si conclude in cagnara. Possiamo già immaginare i titoli dei giornali a settembre: dall’autunno caldo dei sindacati al governo che proprio non si sa, se riesce a mangiare il panettone, passando per i prevedibili sgambetti dei cento/centocinquanta Presidenti del Consiglio in pectore che il nostro fortunato Paese può vantare.

L’unica cosa che tiene insieme l’attuale coalizione è la speranza che si possa smettere di fare compiti a casa e di dare i resti alla Commissione e alla sue raccomandazioni. Il momento sembra propizio per attaccare le politiche di austerità a marchio tedesco. Il primo a esporsi è stato l’ex Presidente Silvio Berlusconi, che ha ribadito la necessità di battere i pugni sui tavoli europei. Facile quando si hanno le spalle coperte dalla BCE, più difficile quando si deve chiedere al Tesoro quanti giorni può resistere l’Italia con lo spread sopra 500 punti base, prima di dover vendere l’oro dei sotterranei di Palazzo Koch, come accaduto nell’estate del 2011.

La linea del governo Letta è più diplomatica, ma grossomodo fondata sulla stessa idea, che dall’UE bisogna chiedere di più, come ha ricordato lo stesso Primo Ministro in Parlamento, presentando la propria missione al CE. Per questo il 14 giugno a Roma è stato organizzato un vertice, con l’obiettivo di discutere come recuperare terreno sul tema del lavoro e ridurre la disoccupazione. A incontrarsi, i Ministri delle Finanze e del Lavoro di quattro Paesi europei: Francia, Italia, Germania e Spagna. Nella conferenza stampa finale si è parlato di un maggiore intervento della Banca Europea degli Investimenti, la BEI, che potrebbe investire fino a 60 miliardi di euro a copertura del credito per le PMI, le piccole e medie imprese che oggi più faticano a recuperare risorse dal sistema bancario. L’impegno della BEI, in tempi brevi, potrebbe essere utile a riassorbire parte della disoccupazione e sarebbe supportato dall’intervento finanziario di enti come la Cassa Depositi e Prestiti italiana, la Caisse des Dépôts et Consignations francese, la KfW tedesca. A margine, sono state citate l’unione bancaria e la Youth Guarantee, per cui servono sei miliardi di euro da trovare il prima possibile. Ma quando una giornalista di RaiNews ha chiesto se durante il Consiglio del 27 – 28 giugno si discuterà anche della possibilità di scorporare gli investimenti dal calcolo del deficit, il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha nicchiato, ribadendo che le regole di stabilità e crescita saranno mantenute e rispettate. Il vertice di Roma ha preparato una base per le trattative in sede di Consiglio Europeo: ma durante la conferenza stampa si è parlato già di G20, come se i convenuti sapessero che dal prossimo CE conviene non aspettarsi troppo.

A fronte di una difficile situazione politica, in cui i maggiori partiti sono tutti in difficoltà, Enrico Letta ha approfittato dell’unica cosa che sembra unirli per portare avanti un’unica linea di politica economica: cercare di riattivare gli investimenti e ridurre la disoccupazione a breve termine. Lo ha fatto portando questi temi sia al G8 in Irlanda che al vertice di Roma, e lo rifarà in settimana a Bruxelles. La disoccupazione strutturale nel nostro Paese è difficile da affrontare: richiede politiche di lungo periodo che possono essere intraprese solo da un governo forte e solido, che al momento non c’è. La disoccupazione ciclica, quella che deriva dalla congiuntura economica, è una storia diversa. Qualunque manuale di economia suggerisce di affrontarla ricorrendo alla leva monetaria. Una leva che è scomparsa dalle scrivanie dei Primi Ministri e dei Presidenti dell’eurozona. Non rimpiangeranno mai abbastanza, i politici italiani francesi e spagnoli, di aver lasciato che la torre della Banca Centrale Europea sorgesse nel teutonico cuore europeo, sotto lo sguardo della Mutter Mutlos, la madre senza coraggio, come compariva in una bella copertina del mensile IL, didascalia per una grande foto della faccia seria di Angela Merkel. Nella foto sopra, l’altra metà del cielo.

In foto, l’Italia vista dal Sud fotografata dall’obiettivo di Luca Parmitano dalla Stazione Spaziale Internazionale (Foto: profilo Facebook Luca Parmitano)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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