giovedì , 16 agosto 2018
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Consiglio Europeo, evitare i bluff per riscattare le sorti d’Europa

Ci siamo. Finalmente, dopo settimane di aspettative crescenti e dichiarazioni beneauguranti dei principali uomini politici europei, giunge la settimana che vedrà celebrarsi un Consiglio Europeo quanto mai atteso. Caricato di forti significati politici dalla crisi economica attraversata dall’Europa e dalle pressioni di personalità come il Capo di Governo italiano Enrico Letta, il vertice che si svolgerà fra giovedì 27 e venerdì 28 potrebbe costituire una tappa fondamentale per risollevare le sorti dell’UE. Già lo scorso anno, a giugno 2012, il CE era stato caricato di una valenza significativa, che trovò poi riscontro quantomeno nelle dichiarazioni di principio dei leader europei, i quali espressero in quell’occasione la volontà di costruire un’unione bancaria, dotando così l’UE degli strumenti necessari a superare il circolo vizioso che legava i gravi problemi di molte banche europee e la crisi di bilancio di numerosi Stati membri, come Italia e, soprattutto, Spagna.

La storia dei mesi successivi ha tuttavia dimostrato come alle dichiarazioni d’intenti si fatichi a sommare nella pratica un’implementazione relativamente rapida di quanto stabilito ai vertici intergovernativi. Protetti dallo scudo eretto dalla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi, molti leader dell’UE hanno strascicato i piedi in interminabili negoziati per l’implementazione dell’unione bancaria, spesso sordi ai richiami contro i compromessi al ribasso, provenienti dalla Commissione Europea o dal Parlamento. Quanto accaduto negli ultimi dodici mesi deve dunque costituire un primo motivo di cautela, ancora di più nella particolare congiuntura politica attuale, condizionata soprattutto dalle imminenti elezioni tedesche di settembre. Il Consiglio Europeo è comunque chiamato a fornire dei segnali forti quanto quelli dello scorso anno, auspicando poi però un’azione concreta in tempi rapidi, dato che l’economia europea non può più aspettare.

Già da queste premesse, è evidente quanto il vertice di questa settimana sia atteso. Di per sé, il CE di giugno costituisce comunque già una tappa fondamentale per quanto riguarda la gestione dell’Unione Economica e Monetaria (UEM). È infatti in occasione di questo appuntamento, nell’ambito del Semestre Europeo, che il CE è chiamato ad avvallare le country-specific reccomendations, proposte a fine maggio dalla Commissione dopo un serrato confronto con gli Stati membri e approvate dal Consiglio Ecofin la scorsa settimana. Passaggio cruciale per l’UEM, il CE è di fatto il momento in cui i Paesi europei accettano i ‘compiti a casa’ assegnati dalla Commissione. A maggio, solo sei Stati membri erano al di fuori dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo: Bulgaria, Germania, Estonia, Lussemburgo, Finlandia e Svezia, a cui si aggiungeva Malta, per cui però la Commissione ha richiesto l’attivazione della procedura stessa. Il Consiglio ha poi approvato la proposta della stessa Commissione di liberare altri cinque Paesi dallo scrutinio più approfondito sulle finanze pubbliche che la procedura implica: Lettonia, Ungheria, Lituania, Romania e, in modo molto significativo per gli equilibri al Consiglio Europeo, l’Italia. Altri Stati, come Spagna, Paesi Bassi e Francia, si sono invece visti prolungare i tempi di rientro dal loro deficit eccessivo.

A caricare ulteriormente di significati questo particolare vertice, vi sono poi state le pressioni affinché si occupasse di un problema pressante come quello della disoccupazione giovanile e della crisi economica nel suo complesso. Pressioni provenute soprattutto dal Primo Ministro Letta, che ha provato a introdursi negli equilibri europei proponendosi come alternativa rispettosa per le politiche promosse dal Cancelliere tedesco Angela Merkel. Un’operazione che è stata coronata da un certo successo, almeno formalmente, visto che il Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy ha presto accolto le richieste di Letta e il vertice imminente è, appunto, dedicato primariamente alla lotta alla disoccupazione giovanile. L’obiettivo appare quello di introdurre misure concrete e spendibili nel breve periodo, per ridare fiato e fiducia all’economia europea. Come dimostra tuttavia la lettera indirizzata ai leader europei dallo stesso Van Rompuy, le priorità rimangono anche altre: stabilità finanziaria, aumento della resilienza delle economie europee (ossia, riforme strutturali per una maggiore competitività), rafforzamento dell’UEM.

Sarà dunque necessario osservare con attenzione i negoziati al vertice che inizia giovedì: i risultati andranno soppesati sulla base della loro concretezza ed applicabilità, per comprendere non solo quale linea politica abbia prevalso, ma anche se tale linea possa portare a risultati importanti senza dover attendere nuovi mesi di negoziati e compromessi. Ovviamente, a seconda delle proprie condizioni economiche, politiche e di bilancio, ogni Paese arriva al Consiglio Europeo con un peso differente.

Europae tenterà di aiutare la comprensione dei sottili equilibri intergovernativi del vertice, proponendo delle analisi sui sei attori probabilmente più influenti: Polonia, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Francia, Germania. A loro toccherà trovare una sintesi che disincagli la nave europea dalle secche della crisi economica.

In foto, un incontro a margine del G8 fra Enrico Letta, Francois Hollande, Herman Van Rompuy e Manuel Barroso. (Foto: European Council)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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