mercoledì , 21 febbraio 2018
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I dubbi di Angela Merkel: il Consiglio Europeo nelle mani di Berlino

Il Consiglio Europeo che inizia domani ha un protagonista certo: la Germania. Il Cancelliere Angela Merkel si presenta a Bruxelles forte di un peso europeo accresciutosi nel corso degli anni della crisi economica e di bilancio dell’Europa. Nonostante anche l’economia tedesca abbia iniziato a rallentare, la Germania rimane il Paese economicamente più forte dell’Unione Europea: oltre al primato in termini di PIL, Berlino può sfoggiare un tasso di disoccupazione al 5,4%, meno della metà della media europea, e un surplus commerciale del 7% sul PIL, intorno ai 188 miliardi di euro per il 2012. Se si guarda poi ad alcune delle principali preoccupazioni degli Stati europei in crisi, il futuro del settore manifatturiero e l’elevata disoccupazione giovanile, anche in questo caso Berlino svetta rispetto ai propri partner: la quota di PIL prodotta dall’industria tedesca è infatti la più grande rispetto a qualsiasi altro Paese avanzato, tanto che nell’ultimo decennio circa metà della crescita è stata generata proprio da questo settore, mentre il tasso di disoccupazione giovanile è al livello più basso degli ultimi vent’anni.

Dunque, mentre molti Stati membri affrontavano la crisi economica e le politiche di austerità per superare le difficoltà di bilancio, la Germania ha vissuto una stagione di crescita e occupazione. Questa realtà economica si è riflessa innanzitutto nei tassi irrisori che Berlino paga sui propri titoli di Stato, ma anche in un accresciuto peso politico a livello europeo. Il ruolo di guida politica dell’UE è stato affrontato in modo contraddittorio: se infatti la linea politica di Merkel, fondata principalmente su un forte pragmatismo che alcuni potrebbero definire eccessivamente attendista, è stata applicata con estrema attenzione a livello europeo, spesso in Germania viene rimarcata la volontà del proprio Paese di non voler guidare l’Europa. Un messaggio che affonda le proprie radici nel passato tedesco ed europeo, convincendo The Economist a parlare di un “egemone riluttante”, ma difficilmente accettato da molti cittadini europei, che vedono invece negli ultimi anni una nuova forma di imposizione tedesca sull’Europa.

Evidentemente, senza l’assenso tedesco nessuna nuova linea d’azione sarà approvata al Consiglio Europeo. Il peso politico di Berlino viene ulteriormente accentuato dall’approssimarsi delle elezioni federali di settembre, l’evento che potrebbe effettivamente sancire una svolta in Europa, anche più che il vertice di domani. Il governo Merkel infatti ha abbinato negli ultimi mesi al proprio gradualismo cronico un approccio ulteriormente cauto, proprio per non pregiudicare le proprie possibilità di rielezione. È noto come molte delle misure richieste dai Paesi in difficoltà dell’eurozona, come un’unione bancaria sorretta da uno schema europeo di garanzia dei depositi, una maggiore solidarietà intra-europea sotto forma di azioni a sostegno dell’occupazione o la mutualizzazione del debito pubblico (i famosi eurobond), siano particolarmente indigeste all’elettorato tedesco.

La spiegazione di questa attitudine diffidente nei confronti di nuove politiche europee non risiede solo nel ricordo del ‘salvataggio’ della Germania Est negli anni Novanta, ma anche in un dato puramente economico: soprattutto a causa del livello molto più basso di proprietà diretta di immobili, la ricchezza media di una famiglia tedesca è molto inferiore rispetto a quella delle famiglie spagnole, italiane o francesi.

Angela Merkel è chiamata dunque a un gioco di difficile equilibrio, che tuttavia non ha giovato alla salute dell’UE, anzi. Ecco dunque le malcelate speranze in un cambio di rotta dopo le elezioni di settembre. Molti osservatori considerano l’ipotesi più probabile quella di un nuovo governo di coalizione fra i cristiano-democratici della CDU-CSU del Cancelliere (stimata intorno al 40% dagli ultimi sondaggi) e i socialisti della SPD (27% secondo le ultime rilevazioni), più aperti a nuove soluzioni europee.

In attesa del risultato elettorale di settembre, l’Europa continua a navigare a vista e, al di là delle pressioni francesi e italiane, risulta complesso immaginare un effettivo salto di qualità nel corso del Consiglio Europeo. Tuttavia, la Germania affronta il vertice dovendo anche tener conto delle raccomandazioni che la Commissione Europea ha espresso a fine maggio. Raccomandazioni sorprendenti, per molti versi, dato che, pur evidenziando la stabilità macroeconomica (il debito pubblico tedesco calerà nel 2013 all’80,5% del PIL) e la crescita dell’economia negli ultimi anni, affrontano tematiche particolarmente sensibili per la Germania, in particolare un aumento del sostegno alla domanda interna e la liberalizzazione dei servizi, due argomenti che il governo tedesco ha sinora ignorato. Da molti considerata una possibile soluzione per le difficoltà economiche dell’Europa, un aumento della domanda interna tedesca sarebbe perseguibile, secondo la Commissione, soprattutto tramite la crescita dei salari medi in Germania.

La liberalizzazione dei servizi invece avrebbe dei riflessi europei tangibili, dato che il libero scambio dei servizi è una delle componenti del mercato unico europeo ancora non del tutto approfondite: una maggiore concorrenza in questo settore doterebbe la Germania di una nuova fonte di crescita interna, ma permetterebbe anche alle imprese europee di penetrare un mercato vasto, ma ancora protetto. Il governo tedesco, tuttavia, tentenna. Altre raccomandazioni riguardano poi un riequilibrio del sistema fiscale, soprattutto con un’estensione dell’IVA, una maggiore efficienza della spesa sanitaria e, soprattutto, nuovi sforzi per la transizione sostenibile da alcuni tipi di contratti, come quelli dei ‘mini-lavori’ che hanno fatto la fortuna dell’economia tedesca, ad altri più solidi e duraturi.

Le raccomandazioni della Commissione non sono affatto neutre, benché di segno opposto rispetto a quelle proposte ai Paesi europei in difficoltà, e toccano punti sensibili del progetto economico tedesco. Un progetto di successo fondato sulla ricerca di aumenti sempre crescenti di competitività, che il Cancelliere Merkel continuerà a proporre come soluzione per i problemi europei anche al Consiglio Europeo. Tuttavia, il rallentamento dell’economia, le incertezze circa il futuro politico del Paese e i suggerimenti della Commissione dimostrano come la Germania non possa permettersi un ulteriore approfondimento della crisi europea: le fondamenta del successo tedesco sono solide, ma non sono sostenibili se Berlino si chiuderà in sé stessa. La soluzione è una Germania europea: il Consiglio Europeo ci dirà invece se andremo davvero sempre più verso un’Europa tedesca.

In foto: il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso (Foto: European Commission)

 

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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