lunedì , 19 febbraio 2018
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Tentazioni euroscettiche e spending review: tutti i dubbi di David Cameron

Ancora non è chiaro quali saranno le istanze del premier di Gran Bretagna David Cameron al Consiglio Europeo di questa settimana, tuttavia seguendo gli ultimi avvenimenti nella politica interna, ci si ritrova al cospetto del Paese forse meno in sintonia con il resto dell’Unione Europea.

Il boom dell’United Kingdom Independence Party, partito nazionalista ed euroscettico, influenzerà fortemente le scelte del Primo Ministro britannico David Cameron, che sembra avere sempre meno il polso della situazione. Nigel Farage, leader dell’UKIP, in una recente intervista al quotidiano The Telegraph ha affermato che parte dei fondi di banche e società finanziarie che in passato finanziavano le campagne dei conservatori, stanno iniziando a virare verso il suo partito. Nonostante gli ultimi sondaggi abbiano relegato l’UKIP intorno al 10%, molti notabili tra i Tories sono assai preoccupati di questo trend e cercano di spronare Cameron verso posizioni anti-europee e di incanalare la disaffezione, trasformandola in consensi verso il partito di governo.

Se questa strategia dovesse andare in porto le prime due vittime sacrificali dovrebbero essere i Lib Dems ed il ministro Kenneth Clarke. I primi sono dal 2010 nella compagine di governo di Cameron e possono essere considerati il partito britannico più europeista, giunto al limite della rottura con Cameron quando il premier propose un referendum sul futuro del Regno Unito nell’Unione Europea, fissato nel 2016. Secondo il London Evening Standard, una gran moltitudine di parlamentari conservatori starebbe facendo pressioni su Cameron per una futura allenza con l’UKIP escludendo i Lib Dems. Sempre secondo lo Standard, al prossimo rimpasto di governo il leone Tories Kenneth Clarke, stimatissimo ministro dell’epoca Thatcher e voce forte dell’europeismo conservatore, dovrebbe essere “dimissionato”. D’altronde, durante le ultime amministrative definì “pagliacci” i membri dell’UKIP e viene visto come principale ostacolo per i primi contatti tra i due partiti.

In ogni caso, ogni questione è squisitamente politica. L’economia britannica anche se non corre, almeno avanza, ed il PIL dovrebbe crescere sia nel 2013 che nel 2014. In effetti, tra la raccomandazioni della Commissione Europea al Regno Unito troviamo principalmente misure preventive, che dovranno essere messe in campo per evitare una nuova recessione. Tra le prime indicazioni troviamo l’invito a ridurre gli alti livelli di deficit e debito. Il deficit britannico, nonostante sia stato ridotto dall’11,5% sul PIL del 2009 al 6,3% del 2012, è ancora più che doppio rispetto ai livelli fissati da Maastricht (3%). Il rapporto debito/PIL ha invece quasi raggiunto il 90%, più che raddoppiato rispetto al 40% del 2007. Il ministro delle finanze George Osborne sta preparando i piani di riduzione di deficit e debito per il biennio 2015-2016 in questi giorni: questi verranno portati avanti principalmente con un taglio delle spese.

Come seconda raccomandazione, giunge l’invito a ridurre i debiti nel mercato immobiliare che, pur in discesa, ammontano complessivamente al 96% del PIL, nettamente superiori al debito statale. Una mina vagante per le banche britanniche esposte a questa cifra esorbitante:  la Bank of England ipotizza che gli istituti bancari dovranno ricapitalizzarsi di 13 miliardi, principalmente attraverso la cessione di asset. Secondo la Commissione Europea, andranno inoltre varate misure per colmare al ribasso il gap tra disoccupazione generale (7,8%) e disoccupazione giovanile (20,7%). In particolare, si dovrà intervenire sulla fascia 15-25 anni a bassa istruzione, che ha raggiunto il 37,2% di disoccupazione. Gli ultimi punti prevedono il supporto economico per le famiglie a basso reddito, incentivi per l’accesso al credito delle imprese e maggiori investimenti in infrastrutture. In particolare, è richiesta una modernizzazione delle infrastrutture energetiche e di trasporto, cercando di creare network a basso consumo energetico.

Il Regno Unito si presenta quindi all’appuntamento del Consiglio Europeo con un programma ambizioso di spending review, che pare verrà varato qualche giorno prima dell’appuntamento europeo. Sarà il distintivo dell’impegno britannico verso il risanamento fiscale del Paese. Tuttavia, la grave situazione di frammentazione politica potrebbe creare degli imprevisti e Cameron potrebbe presentarsi con l’obiettivo di frenare o limitare nuovi programmi europei di spesa per combattere la disoccupazione giovanile, auspicati da Italia, Spagna e Francia. La politica britannica del “non un euro di spesa in più” potrebbe raffreddare così l’ambizione dell’asse Roma-Madrid-Parigi. Chiamando ancora una volta la Germania ad essere ago della bilancia nelle decisioni di politica europea.

In foto, un dubbioso David Cameron, primo ministro del Regno Unito. (Foto: Jim Millen)

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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