giovedì , 22 febbraio 2018
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marchi comunitari
Tipica promozione natalizia del marchio Coca Cola © Mike Mozart - www.flickr.com, 2014

Marchi comunitari: la sfida di Adidas e Coca Cola

Nel mese di febbraio, gli organi giurisdizionali dell’UE hanno emesso due sentenze (C-396/15 P e T-411/14) in materia di marchi comunitari (ovvero quelli aventi efficacia su tutto il territorio dell’Unione e concorrenti con i marchi nazionali). Entrambe le cause hanno avuto come protagoniste celebri società, rispettivamente la Coca Cola e la Adidas: tuttavia, mentre la Adidas ha ottenuto il risultato desiderato che l’aveva spinta a proporre ricorso al Tribunale UE, la Coca Cola è rimasta insoddisfatta.

La vittoria sui marchi comunitari di Adidas…

La controversia è nata nel 2009 dal tentativo della Shoe Branding Europe di registrare come marchio comunitario presso l’Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno (UAMI) di Alicante le strisce parallele laterali apposte su calzature sportive, così come illustrate dall’immagine. adidas

La Adidas, titolare di un marchio simile, si è opposta con scarsi risultati alla decisione dell’UAMI di registrare il marchio della Shoe Branding. Rimasta insoddisfatta, la multinazionale ha proposto ricorso al Tribunale dell’Unione Europea, chiedendo che la registrazione del marchio fosse annullata.  Esso ha accolto la domanda dell’Adidas, sostenendo che l’UAMI avrebbe dovuto astenersi dal registrare il marchio in base all’Articolo 8 del Regolamento 207/2009. Quest’ultimo elenca fra gli impedimenti relativi al compimento della formalità la presenza di un marchio anteriore identico, nonché di un marchio simile nel caso in cui tale somiglianza possa ingenerare confusione nel pubblico. Il Tribunale ha sostenuto a tal proposito che l’impressione visiva complessiva data dalla comparazione fra i due marchi escludesse la dissomiglianza invece sostenuta dall’Ufficio di Alicante.

A poco è servita l’impugnazione della Shoe Branding alla Corte di Giustizia. I giudici hanno infatti confermato la decisione del Tribunale, sostenendo che la motivazione della dissomiglianza fra i due marchi fornita dall’UAMI non era sufficientemente supportata. Infatti, piccole differenze quali la diversa inclinazione delle strisce sono, secondo la Corte, irrilevanti se comparate ad una generale somiglianza fra i due marchi. Inoltre, essi hanno affermato che la valutazione di natura complessiva svolta dal Tribunale non rappresenta un errore di diritto.

…e la sconfitta incassata dalla Coca Cola

coca colaNel 2011, la società statunitense aveva tentato di ottenere la registrazione di un marchio comunitario avente ad oggetto le bottigliette in vetro, plastica ed alluminio illustrate nell’immagine. Tali nuove bottiglie erano, nell’intenzione di Coca Cola, una versione “rinnovata” delle classiche bottigliette scanalate utilizzate dalla multinazionale.

L’UAMI aveva tuttavia dato riscontro negativo alla richiesta, adducendo come motivazione l’insufficienza delle caratteristiche distintive necessarie ex Articolo 7 del Regolamento Marchi per registrare il marchio, la cui assenza comporta un impedimento assoluto al compimento della formalità. Tale impedimento è del resto in linea con la definizione di marchio data dall’Articolo 4 del Regolamento, ovvero che “possono costituire marchi comunitari tutti i segni che possono essere riprodotti graficamente, […] a condizione che tali segni siano adatti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese”. Secondo la Coca Cola, tale marchio tridimensionale rappresentava una naturale evoluzione dell’iconica bottiglietta di vetro scanalata della Coca Cola, conosciuta come “Contour”: tuttavia, tale argomento è stato respinto dai funzionari dell’UAMI.

Il Tribunale UE, interpellato con un ricorso di annullamento dalla Coca Cola, ha confermato la decisione di non registrare il marchio. Infatti, i giudici hanno sostenuto che la bottiglietta non presenta caratteri tali da permettere al pubblico di distinguerla da altre bottiglie presenti sul mercato. Insomma, secondo il Tribunale si sarebbe molto lontani da quella bottiglia con “un design così distintivo da essere riconoscibile anche solo al tatto o, addirittura, frantumato in mille pezzi a terra” che nel 1915 la Coca Cola aveva chiesto di produrre a varie aziende americane. Inoltre, il Tribunale ha notato che la Coca Cola non ha dimostrato adeguatamente l’acquisizione del carattere distintivo in seguito all’uso della bottiglietta nel mercato.

Tale sconfitta non è nuova per Coca Cola. La società statunitense ha infatti già tentato, senza troppo successo, di registrare come marchio nazionale in vari Stati – fra cui Canada e Gran Bretagna- la parola “zero” che appare sulle confezioni della versione dietetica del drink. Un tentativo forse destinato alla sconfitta in partenza, ma non per questo poco pericoloso per la tutela della concorrenza.

L' Autore - Sofia Roveta

Laureanda in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Torino. Appassionata di Diritto dell'UE e Diritto Internazionale, un interesse coltivato anche tramite la partecipazione ad alcuni progetti di respiro internazionale quali una Moot Court in arbitrato commerciale internazionale ed un progetto di assistenza ai richiedenti asilo promosso dallo IUC di Torino. Interessata alla dimensione transnazionale ed alla comparazione di modelli giuridici, ho avuto ed ho la fortuna di svolgere periodi di studio all'estero fra Parigi e Londra. Appassionata di scrittura, e già redattrice di alcuni blog e testate, sono felice di collaborare con Europae

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