martedì , 14 agosto 2018
18comix

Meno spese e più trasparenza: così cambieranno i conti correnti nell’Ue

Oggi la maggior parte delle persone posseggono un conto corrente bancario. A ben vedere, è molto difficile non averne uno e quindi non poter utilizzare la carta di credito, eseguire bonifici o acquisti online, effettuare/ricevere pagamenti e così via. Sebbene gli istituti di credito non siano considerati esattamente di buon occhio, nella società di oggi scegliere di mettere i soldi sotto il proverbiale materasso non sembra più un’opzione percorribile.

Per questa ragione, il mercato unico europeo non può prescindere da regole chiare e trasparenti in merito. Oggigiorno la normativa sul mercato unico garantisce già che le banche possano operare all’interno di tutti i ventisette Stati dell’Unione offrendo i loro servizi a livello transfrontaliero. Tuttavia non è prevista una mobilità analoga per i cittadini desiderosi di aprire un conto corrente in un Paese diverso da quello di residenza. Ci troviamo di fronte a un’asimmetria evidente. Chiunque sia stato all’estero per un certo periodo di tempo avrà sperimentato le difficoltà, i costi e la confusione insiti nelle operazioni di apertura di un conto.

È proprio in questo quadro che si muove la proposta di direttiva che la Commissione Europea ha presentato mercoledì scorso. L’obiettivo è riequilibrare il rapporto tra istituti bancari e consumatori attraverso misure in tre ambiti: la trasparenza delle spese applicate ai conti, così da agevolare il cliente nell’opera di raffronto delle spese dei diversi servizi erogati nell’UE; il trasferimento più semplice e agile del conto da una banca ad un’altra; l’accesso a un conto di pagamento di base, per consentire ai cittadini comunitari di aprire un conto senza avere la residenza nel Paese in cui il prestatore del servizio è ubicato.

In quanto al primo punto, la direttiva prevede che le banche debbano fornire ai clienti tutta una serie di documenti quali l’informativa sui principali servizi erogati e le spese applicate a ciascuno di essi, oltre al riepilogo annuale dei costi sostenuti. Inoltre, per facilitare il confronto tra offerte differenti, vengono imposti una terminologia e un formato standardizzati per i suddetti documenti, oltre alla previsione di almeno un sito internet di confronto indipendente per ogni Stato membro. Bisogna tenere infatti presente che le spese sui conti correnti variano sensibilmente da Paese a Paese e, duole segnalarlo, i costi medi maggiori sono sostenuti dai correntisti italiani che – in media – annualmente pagano 202,47 euro in più di quelli olandesi. In merito alle nuove misure per facilitare il trasferimento del proprio conto in un altro Paese membro, la direttiva prescrive ai prestatori dei servizi di occuparsi di tutte le fasi della trasposizione degli ordini di pagamento su un altro conto. Il cliente potrà inoltre richiedere il travaso del saldo restante sul vecchio conto e la sua chiusura. Il tutto senza oneri e con una procedura non più lunga di 15 giorni (30 se il trasferimento avviene tra banche di Paesi differenti).

Infine l’ultimo punto, riguardante l’accesso ai conti correnti. La proposta vuole consentire ai cittadini europei di accedere a un conto di pagamento con peculiarità di base, a prescindere dalla loro residenza o dalla loro situazione finanziaria. I servizi minimi che il conto deve contenere sono elencati nella direttiva stessa, tra cui figurano prelievi, bonifici e carte di debito. Perciò ogni Stato dovrà assicurare che vi sia almeno un istituto che effettui tale prestazione sul proprio territorio e dovrà darne adeguata pubblicità. Ciò che rende questo piano ancor più innovativo è il divieto di addurre la situazione finanziaria del cliente quale scusa per rifiutare il conto ch’egli richiede.

Nel complesso tutte le misure elencate, se adottate, miglioreranno sensibilmente la trasparenza e la comparabilità dei servizi bancari. Non solo, i cittadini beneficeranno di offerte migliori, con spese inferiori. Al contempo, non sono da sottovalutare i vantaggi che anche il settore dei servizi finanziari otterrà: in primis, la maggiore mobilità dei clienti e l’abbattimento degli ostacoli all’apertura di conti correnti, se è vero che, in un mondo che sempre più s’avvia a pensionare il contante, ancora 58 milioni di europei sopra i 15 anni non posseggono un conto di pagamento.

Si tratta di un altro, doveroso e auspicabile, passo avanti nel percorso di definizione del mercato unico europeo.

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

Check Also

Big Data: cosa prevede il regolamento del 2016

La principale fonte in materia di dati personali è costituita dal regolamento europeo 2016/679 del …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *