giovedì , 16 agosto 2018
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Antitrust, la Commissione contro i magnati dei gamberetti

Tempi duri per i magnati dei gamberetti. La Commissione Europea il 26 novembre scorso ha inflitto una pesante multa alle principali compagnie che operano nel commercio dei gamberetti pescati nel Mar del Nord, ree di aver formato un cartello e, quindi, di aver violato le regole europee anti-trust. L’importo totale della sanzione è di € 28.716.000. Le società che dovranno farsi carico di tale spesa sono le olandesi Heiploeg, Klaas Puul, Kok Seafood e la tedesca Stührk, le quali tra il 2000 e il 2009 si sono accordate sui prezzi e sulle quote di volume di gamberi del Mar del Nord da mettere in vendita in Belgio, Francia, Germania e Paesi Bassi, a tutto discapito della concorrenza e dei consumatori. Per le ultime due compagnie il periodo contestato è rispettivamente dal febbraio 2005 e dal marzo 2003 a novembre 2007. La Klaas Puul invece non pagherà un centesimo, poiché può beneficiare dell’immunità garantitale dal fatto di essere stata la prima ad aver dato informazioni sul cartello in atto.

Il Commissario Europeo per la Concorrenza Joaquìn Almunia ha dichiarato senza mezzi termini che “Questo cartello ha minato la concorrenza per anni nel mercato dei gamberetti del Nord Europa, il quale è importante per i consumatori in svariati Paesi dell’UE. È sorprendente osservare quanti dettagli su sensibili informazioni commerciali si scambiassero. Ed è ancora più sbalorditivo se si pensa che il settore aveva già ricevuto dei chiari ammonimenti dall’Autorità anti-trust olandese”. Tra le informazioni che deliberatamente si scambiavano v’erano i prezzi d’acquisto dai pescatori, le condotte da adottare con gli altri competitors e i prezzi da applicare su alcuni grandi acquirenti che spesso fungevano da benchmark price per altri compratori.

Sembrerebbe quindi che le società citate abbiano per anni condotto affari senza curarsi delle possibili reazioni delle istituzioni comunitarie, nonostante il fatto che la Commissione non si sia dimostrata per nulla tenera in questi anni verso chi falsava la concorrenza nel mercato unico europeo, basti citare i casi famosissimi – anche se in settori completamente diversi – di Microsoft e Chiquita. Questo perché è del tutto evidente che il prezzo al quale il rivenditore acquista un prodotto poi si riverbera sul prezzo al consumatore finale. Dunque, se il prezzo è mantenuto alto artificialmente, l’acquirente si vede costretto a pagare di più per un prodotto che in condizioni di concorrenza costerebbe molto meno.

Per incidere così arbitrariamente sul prezzo di un bene è necessario detenere quella che viene definita “posizione dominante”, ed è esattamente il caso delle compagnie coinvolte, che insieme si aggiudicavano l’80% delle quote di mercato. Inoltre, il prezzo dei gamberetti non è fisso, varia annualmente a seconda delle tonnellate pescate, ma il cartello architettato dai soggetti multati aveva lo scopo di congelare il mercato, facendo sì che il volume di gamberetti permettesse l’aumento dei prezzi e, quindi, dei loro profitti.

Gli appigli normativi del provvedimento della Commissione sono in particolare gli articoli 101 e 102 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea). In particolare, il caso dei gamberi mostra come la Commissione si erga a baluardo della concorrenza nel mercato unico. L’idea è appunto che i cartelli d’imprese siano profondamente negativi, soprattutto perché danneggiano i consumatori che pagano di più per prodotti di qualità più bassa e le imprese non sono stimolate a lanciare nuovi prodotti e tanto meno a migliorare la qualità.

Tuttavia è bene sottolineare che non tutti gli accordi tra imprese sono illegali. In generale lo sono quelli che fissano i prezzi, limitano la produzione e/o si dividono il mercato o i clienti. Possono invece essere autorizzati quando gli effetti positivi dell’accordo superano quelli negativi, le parti non sono concorrenti, sono conclusi tra soggetti che detengono una minima parte delle quote di mercato e/o quando, infine, sono necessari per migliorare i prodotti/servizi esistenti, per svilupparne di nuovi o per metterli a disposizione dei consumatori in modi più efficienti. Ad esempio, gli accordi di ricerca e sviluppo sono spesso compatibili con il diritto di concorrenza.

Nel caso dei gamberetti non v’è nulla di tutto questo. Giusto sanzionare, giusto considerare prima l’interesse collettivo. Quando sulla Commissione piovono impietose critiche di essere scudo plutocratico a favore dei “poteri forti” bisognerebbe ricordarsi anche di questo tipo di provvedimenti.

In foto il Commissario europeo Joaquin Almunia (Foto: European Commission)

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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