mercoledì , 21 febbraio 2018
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A tutela dell’ambiente e del mercato unico: la Commissione e i sacchetti di plastica

All’inizio di questa settimana, la Commissione Europea ha adottato una proposta di legge volta a ridurre il consumo dei sacchetti di plastica, in particolare quelli con spessore inferiore ai 50 micron, che contribuiscono all’inquinamento e provocano gravi danni agli ecosistemi. Il target fissato per il 2020 è di ridurre dell’80% il consumo di borse usa e getta, accompagnando la progressiva eliminazione dei sacchetti in plastica con campagne di sensibilizzazione e sgravi economici di vario tipo per i venditori di buste biodegradabili, rafforzando nel contempo le sanzioni per i trasgressori e aumentando i controlli.

La versatilità di questo tipo di buste (costo ridotto, peso contenuto e discreta resistenza), che ne ha favorito una diffusione massiccia, ha aumentato nel contempo la loro presenza nell’ambiente, sotto forma di rifiuti. Normalmente sfuggono ai cicli di smaltimento, provocando danni alla fauna ittica e avicola, specialmente nelle zone marine e fluviali, anche sotto forma di microparticelle che danneggiano gli equilibri degli ecosistemi con cui vengono a contatto. Per fare un esempio, lungo le coste della Toscana o del Golfo di Lione più del 70% dei rifiuti totali raccolti sono composti da buste di plastica.

Si stima che ogni anno all’interno dell’intera UE vengano prodotte e immesse sul mercato circa 98,6 miliardi di buste di plastica ad uso singolo, con un consumo pro capite per ogni cittadino europeo di 198. Ci sono poi differenze abbastanza sostanziali fra i singoli Stati: mediamente i cittadini di Danimarca e Finlandia usano 4 sacchetti all’anno, contro i 466 di Polonia, Estonia, Lettonia e Portogallo (l’Italia si attesta attorno ai 200 annui).Circa il 6% di queste buste monouso non viene smaltita e si perde nell’ambiente, generando danni enormi alla fauna, che si traducono poi in danni economici (per esempio per la pesca o per il turismo).

Il nuovo regolamento, plasmato sull’esempio di iniziative simili in alcuni Paesi dell’Unione, lascia ampio margine sulle misure da adottare per diminuire l’utilizzo dei sacchetti: aumento della tassazione, divieto di utilizzo a determinate condizioni o altre misure a discrezione degli Stati nazionali.

Il Commissario europeo per l’ambiente, Janez Potočnik, a riguardo della nuova proposta ha commentato:

“Ci siamo mossi per risolvere un gravissimo problema ambientale che è sotto gli occhi di tutti. Ogni anno in Europa sono più di 8 miliardi le borse di plastica che si trasformano in immondizia, con pesanti danni per l’ambiente. Alcuni Stati membri sono già riusciti a limitare di molto il loro uso e se altri facessero altrettanto il consumo in tutta l’Unione Europea potrebbe addirittura ridursi dell’80%.”

La Commissione inoltre spera in un progressivo abbandono dei sacchetti monouso, per un ritorno alle più sostenibili borse riutilizzabili di canapa o di materiali più resistenti. Molti gli esempi virtuosi di Paesi europei che per primi hanno introdotto sistemi per ridurre il consumo e la produzione dei sacchetti di plastica.

L‘Irlanda per esempio ha introdotto nel 2002 una tassa di 0,15€ su ogni busta, sia di materiale riciclabile che non, aumentando poi l’accisa a 0,22€ nel 2007. In questo modo il crollo nell’utilizzo è stato repentino e già a cinque mesi dall’attuazione della legge il consumo si era ridotto di circa il 90%. Le tasse provenienti dai sacchetti di plastica sono state utilizzate per finanziare centri di riciclaggio e opere di bonifica ambientale. Ora l’accisa, aumentata nuovamente nel 2011, è di 0,70€ a sacchetto e il consumo pro capite è di circa 21 buste all’anno. Inoltre l’inquinamento dovuto ai sacchetti passato dal 5% del 2001 allo 0.25% nel 2010.

In Italia i tentativi ci sono stati, ma non hanno avuto l’efficacia sperata, per colpa di alcuni “vizi” nei metodi adottati. Dopo alcune prove per tassare i sacchetti che risalgono addirittura al 1988 (ma che non furono efficaci, poiché l’accisa era troppo bassa per scoraggiare gli acquirenti), dal 2011 è in vigore il divieto assoluto di vendita borse monouso prodotte con materiali non biodegradabili. Purtroppo la prima normativa non era accompagnata da alcun tipo di sanzione per chi trasgrediva la legge e quindi la vendita dei sacchetti è continuata fino all’introduzione, il 5 aprile scorso, di un’aggiunta alla normativa precedente in cui vengono illustrate le sanzioni per i trasgressori e le specifiche tecniche delle buste che non possono più essere vendute.

(Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Redazione Europae

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3 comments

  1. Buongiorno! C’è una domanda per materiali/micron e saccheti di plastica. Che tipi di materiali plastici e quanti microni non ci sono tasse per usare in Italia? La legge è approvata nella fine di 2013. Grazie

  2. Forse prima di scrivere cose errate sarebbe bene documentarsi come dovrebbe fare ciscun buon giornalista.

    Questa affermazione nella chiusura dell’articolo è errata.

    “…il 5 aprile scorso, di un’aggiunta alla normativa precedente in cui vengono illustrate le sanzioni per i trasgressori e le specifiche tecniche delle buste che non possono più essere vendute”

    Il Decreto non è mai stato approvato dalla Commissione Europea e non può entrare in vigore.

    “Risposta ufficiale dagli uffici del Ministero dell’Ambiente. “Siamo in attesa di comunicazioni da Bruxelles. Sia nel caso che il decreto venga approvato così com’è, sia nel caso che vengano richieste modifiche, ne sarà data comunicazione in Gazzetta Ufficiale, e solo dopo questa seconda pubblicazione, sarà in vigore”

    Sacchetti, il Ministero dell’Ambiente: “Il bando non è ancora in vigore”

    Alla luce di tutto quello che è successo negli ultimi mesi (riassunto qui), il bando dei sacchetti è in vigore o no? E’ già partito il conto alla rovescia per le sanzioni?

    Fonti certe del Ministero dell’Ambiente ci hanno risposto: “No. Il Ministero dell’Ambiente deve attendere il parere della Commissione Europea. Siamo in attesa di comunicazioni ufficiali da Bruxelles. Sia nel caso che il decreto venga approvato così com’è, sia nel caso che vengano richieste modifiche, ne sarà prima data comunicazione in Gazzetta Ufficiale, e solo dopo questa seconda pubblicazione, la legge potrà entrare in vigore”.

    ************

    • Caro Luigi,
      le chiedo scusa se le rispondo solo ora, ma ieri non mi è stato possibile risponderLe.

      I suoi dubbi in merito all’entrata in vigore del decreto, da me e da Lei citato, sono sensati.
      Il mio obbiettivo nell’articolo era però solo illustrare due tipi di approcci diversi allo stesso problema: tassando i sacchetti, come nel caso dell’Irlanda e di altri paesi, o rimuovendo dal mercato tutti quei prodotti a più alto impatto ambientale, che è il caso dell’Italia.

      Di fatto però la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale c’è stata, nel numero 73 del 27 Marzo 2013

      Poi la commissione è intervenuta dato che alcuni paesi avevano esposto dei dubbi, in particolare il Regno Unito, sul fatto che queste norme violassero la Packaging and Packaging Waste Directive.
      Passati i 3 mesi più 3, la commissione non si era ancora espressa, e lo stesso ministro dell’ambiente confermava che il decreto non era ancora attivo, poichè aspettavano risposte su eventuali modifiche dalla commissione stessa.

      Con questa nuova proposta di legge però il problema ormai non si pone più: difatti la nuova normativa europea aggiunge una deroga proprio all’articolo 18 della direttiva sopracitata, permettendo il ritiro dal commercio dei sacchetti non biodegradabili.
      La deroga è stata aggiunta proprio prendendo esempio dall’Italia, considerando che alcuni paesi, come la Spagna e l’Austria, erano più favorevoli ad una progressiva eliminazione delle buste di plastica, che ad una loro eventuale tassazione.

      Spero di essermi chiarito, e mi scuso se non sono stato sufficientemente limpido nell’articolo.

      Matteo Tonazzo

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