mercoledì , 15 agosto 2018
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Adozioni internazionali: tempi e costi sono ancora aleatori

Recentemente è stato pubblicato un interessante Report dell’UNICEF “The State of the World’s Children 2014 in numbers” dal titolo “Every child counts”. Lo studio, disponibile in 3 lingue – Inglese, Francese e Spagnolo – consta di oltre 100 pagine delle quali più di 80 dedicate a statistiche sociali ed economiche sullo stato dei bambini nel mondo. Molto interessante risulta anche la prima parte, ricca di osservazioni e considerazioni. Per esempio, quella relativa all’Ucraina, dove  “bambini ricchi (99%) e poveri (93%) hanno possibilità simili di avere libri a casa”.

Purtroppo però non mancano conferme di dati più tristi, come quella che sottolinea che continuano a morire ogni giorno circa 18.000 bambini sotto i 5 anni, nonostante gli interventi, gli aiuti, le adozioni. Non tutti i bambini abbandonati o in stato di povertà rientrano per definizione tra quelli adottabili. Lo stesso termine “adozione” apre un capitolo a parte. Tempo fa una nota testata giornalistica riportava la lettera di una famiglia che aveva appena adottato un bimbo brasiliano. Questa faceva notare come, da parte di conoscenti e non, la domanda ricorrente fosse sempre la solita:  “Ma quanto ti è costato?”. Una domanda indice certamente di poco tatto, ma utile a scoprire il delicato tema legato ai costi dell’adozione internazionale.

Oggi la strada per l’adozione s’intreccia, oltre che con l’inevitabile iter burocratico, anche con una serie di tappe fondamentali per la coppia, che riceve una serie di supporti e assistenza da parte dei servizi sociali locali. Rimangono però ancora aleatori i tempi e i costi dell’intero processo. Spesso dalla dichiarazione di disponibilità, all’indagine dei servizi territoriali, al decreto di idoneità, alla ricerca, all’incontro all’estero, al rientro in Italia ed alla conclusione (o se vogliamo all’inizio) possono passare anche 4 anni.

E i costi? Il sito del CAI, Commissione per le adozioni internazionali, il cui Presidente è lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, cerca di dar massima trasparenza alle spese oltre che, ultimamente, di aprirsi al dialogo con i cittadini grazie ad un servizio telefonico e di posta elettronica dedicati. Le spese non sono mai inferiori ai 15.000 euro (“bimbo in mano”), anche se in questo conteggio non sono incluse le ferie, i permessi, le aspettative, i mancati guadagni e tutte quelle spese a cui inevitabilmente le coppie vanno incontro, come permanenze nei Paesi di provenienza dei bimbi, che possono raggiungere anche i due mesi. Insomma un mondo tutto particolare, capace di passare in poche settimane dal tragico caso delle adozioni bloccate in Congo alla bella notizia dello sblocco delle adozioni in Bielorussia

In generale dal 2010 le adozioni internazionali presentate da coppie italiane sono in continua diminuzione, rallentate anche dall’incertezza economica e dalla precarietà. Dal 2000 al 2012 si sono perfezionate oltre 31.500 adozioni, di cui poco meno di 6.300 in Lombardia, circa 3.300 in Veneto. Seguono Lazio e Toscana intorno alle 2.900, poi l’Emilia Romagna con oltre 2.300 e la Campania, prima nel Sud, con poco più di 2.000. Si moltiplicano anche i casi di coppie che ricorrono ai prestiti bancari, perché anche l’amore può avere un prezzo e, giusto per riportare altre parodie, per adottare bisogna essere ricchi, non solo di animo.

In foto l’ambasciatrice UNICEF Mia Farrow a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, in un centro per la vaccinazione contro la polio (Pierre Holtz for UNICEF).

L' Autore - Luca De Poli

classe '70, Laurea in Scienze Politiche a Padova e Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali Comparate presso l'Universita' Ca' Foscari di Venezia. Master SDA Bocconi (2003-05) e Master Ipsoa (Pianificazione Patrimoniale). Autore del libro "78 giorni di bombardamento NATO: la Guerra del Kosovo vista dai principali media italiani" (Primo Premio al Concorso Internazionale 2015 Mario Pannunzio, Istituto Italiano di Cultura fondato da Arrigo Olivetti e Mario Soldati, Torino - Sez D). 100% del ricavato viene donato ad Amnesty International. E del libro "Ibrahim Rugova. Viaggio nella memoria tra il Kosovo e l'Italia" (Primo Premio Rive Gauche 2016 Firenze, patrocinato dal Ministero Beni Culturali). Dopo aver seguito per anni progetti nel settore bancario rivolti anche al mondo del Non Profit, dal 2015 si occupa di Wealth Management.

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