martedì , 20 febbraio 2018
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Adozioni, si sblocca l’impasse tra Italia e Bielorussia

E’ finalmente giunta a conclusione l’annosa diatriba che ha riguardato le adozioni tra Italia e Bielorussia. Il 27 febbraio il neo ministro degli Esteri Federica Mogherini ha infatti annunciato lo sblocco delle pratiche adottive interrotte da anni dal governo bielorusso. Un buon risultato per la diplomazia italiana, che grazie ai continui negoziati è riuscita a ristabilire la cooperazione tra  Roma e Minsk ed a sbloccare finalmente 220 pratiche rimaste in sospeso.

I rapporti tra Italia e Bielorussia sono iniziati dopo il disastro nucleare di Chernobyl: per contrastare e ridurre i problemi legati alla radioattività, era stato attivato un programma che prevedeva un soggiorno terapeutico per bambini, ospiti delle famiglie italiane durante l’estate e le festività natalizie. Nel 2006 vi fu un caso particolarmente delicato: una bambina facente parte del programma era stata nascosta per più di 20 giorni dalla famiglia ospitante, affinché non tornasse più al paese d’origine. La reazione del governo bielorusso fu talmente dura da bloccare non solo i soggiorni terapeutici, ma anche le adozioni.

Prima di allora infatti, le coppie italiane che avevano intenzione di iniziare una pratica di adozione dovevano rilasciare la richiesta formale presso il CAI (Comitato Adozioni Internazionale) ed in seguito venivano formate delle liste da inviare direttamente dal Ministero degli Esteri bielorusso, dove le richieste venivano esaminate volta per volta.

Il blocco delle adozioni non aveva interrotto soltanto il sogno di famiglie che da anni attendavano di  poter concludere le vicissitudini burocratiche, ma anche aggravato la situazione già precaria di quei minori bielorussi che, in attesa di adozione, il più delle volte venivano affidati ad orfanotrofi o istituti non idonei a garantire il giusto sostentamento.

Le adozioni internazionali sono un delicato procedimento giuridico regolato dalla Convenzione dell’Aja del 1993, che all’articolo 1 sancisce l’importanza della cooperazione tra gli Stati, poiché quando questa viene a mancare i procedimenti rischiano di essere rallentati o interrotti. L’esigenza di rafforzare la cooperazione internazionale in materia di adozioni era stata sottolineata anche dal Parlamento Europeo con una risoluzione del 19 gennaio 2011. Come disposto dall’articolo 3 della Carta Europea dei diritti fondamentali, infatti, “la tutela dei diritti del minore è uno degli obiettivi dell’Unione Europea”, per questo anche l’adozione internazionale deve essere uno strumento che favorisca la tutela e la difesa dei bambini.

La materia delle adozioni è di competenza dei Paesi Membri, ma nonostante questo la finalità della risoluzione del PE era quella di promuovere una politica collaborativa tra Stati, affinché diminuissero i rallentamenti delle pratiche dovuti a problemi di natura burocratica. In particolar modo, la collaborazione deve essere rafforzata quando lo Stato d’origine del minore non fa parte dell’Unione Europea. La risoluzione stabilisce inoltre come sia necessaria maggiore cooperazione per quanto riguarda documenti e certificati di nascita, necessaria al fine di evitare la tratta a la vendita dei minori.

Nonostante l’esito positivo della vicenda bielorussa, la situazione rimane tuttavia drammatica in Congo dove, a causa delle vicissitudini interne, sono state interrotte le adozioni già legalmente riconosciute a 26 coppie italiane. Dalle vicende di Bielorussa e Congo emerge proprio il fatto che il più delle volte l’esito positivo dei procedimenti di adozioni dipende dal rapporto tra gli Stati coinvolti. Per questo la nozione di “collaborazione” a cui fa riferimento la Convenzione de l’Aja deve essere interpretata alla stregua di accordi bilaterali, che vadano oltre i rapporti politici ed economici, e tengano conto anche dei diritti del minore a cui deve essere garantito un futuro.

In foto, il ministro degli Esteri Federica Mogherini, che ha annunciato a fine febbraio lo sblocco delle pratiche adottive dalla Bielorussia (© The official CBTO Photostream – 2013)

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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