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aiuti di Stato
La Chiesa delle Anime Sante a L'Aquila dopo il terremoto © UCL Mathematical and Physical Sciences - www.flickr.com, 2013

Aiuti di stato per disastri naturali: l’UE boccia l’Italia

In seguito ad un indagine durata quasi tre anni, la Commissione Europea ha fatto luce sulla presenza di molteplici irregolarità nell’assegnazione, da parte dello Stato italiano, di agevolazioni economiche alle imprese operanti in territori colpiti da disastri naturali avvenuti tra il 1990 ed il 2009. In occasione di cinque delle sei calamità naturali esaminate, la sola presenza legale sul territorio è stata sufficiente affinché le imprese beneficiassero degli sgravi fiscali e contributivi previsti, dando modo anche a chi non avesse subito danni di godere delle misure messe in atto. Inoltre, le imprese di un territorio danneggiate hanno avuto tutte accesso alla stessa quantità di sgravi fiscali senza dover provare la specifica entità della perdita.

Lo Stato italiano sarebbe ora tenuto al recupero degli aiuti garantiti indebitamente, ma essendo la quasi totalità degli eventi in questione avvenuta più di dieci anni fa – limite temporale dell’obbligo per le imprese di tenere la propria documentazione contabile in Italia – la decisione si risolverà in gran parte in un condono. Diversa la situazione per il terremoto dell’Abruzzo del 2009, dove le autorità italiane dovranno recuperare anche le sovracompensazioni versate alle imprese con danni minori.

Le misure incriminate

Aperta nell’ottobre del 2012, l’inchiesta della Commissione Europea si è concentrata su sei diversi disastri naturali che hanno generato delle misure economiche di sostegno da parte del governo. Nei casi del terremoto del 1990 in Sicilia e delle inondazioni del 1994 nel nord Italia, lo Stato aveva ridotto del 90% il debito contributivo e fiscale delle aziende del territorio colpito. Facilitazione poi estesa da varie sentenze della corte di Cassazione a tutte le persone colpite, garantendo rimborsi anche a chi avesse già versato le somme dovute. Similmente, furono decise agevolazioni del 50%  nel caso del terremoto in Sicilia del 2002 e del 60% per i terremoti di Umbria e Marche nel 1997, Molise e Puglia nel 2002 e per l’Abruzzo.

L’indagine della Commissione sugli aiuti di Stato 

I dubbi sollevati dalla Commissione vertevano sul rispetto della normativa UE sugli aiuti di Stato, che consente il compensamento di danni dovuti a disastri naturali, mettendo però in guardia contro misure che possano indebitamente distorcere la normale concorrenza all’interno del mercato unico, come ad esempio facilitazioni che vadano oltre il riequilibro dell’effettivo danno subito. La Commissione aveva poi constatato di non aver ricevuto comunicazione da parte delle autorità italiane delle misure in questione – come sarebbe previsto dai Trattati – venendone invece a conoscenza tramite una richiesta di informazioni proveniente da un tribunale italiano nel 2011.

I risultati dell’indagine portata a termine indicano come – ad eccezione delle inondazioni in Italia settentrionale del 1994 – le misure non includessero l’obbligo di dimostrare di aver subito danni, bastando persino avere la sola sede legale nella zona interessata per avere accesso agli aiuti. Similmente, gli sgravi fiscali non erano proporzionali al danno subito, non essendovi l’onere di provare l’importo dello stesso. Questo ha portato ad una situazione in cui imprese non interessate dagli eventi naturali hanno potuto beneficiare degli aiuti di Stato, mentre altre sono state soggette a sovracompensazioni rispetto all’entità minima delle perdite affrontate.

Una decisione moderata

Nella decisione del 14 agosto, la Commissione ha conseguentemente deciso che le autorità italiane sono tenute a recuperare gli aiuti di Stato messi in atto. Tuttavia, questo si verificherà per le sovracompensazioni nel solo caso dell’Abruzzo. Non essendoci infatti l’obbligo per la legge italiana di tenere i registri contabili di un’impresa per più di dieci anni, non sarebbe possibile dimostrare l’eccessività degli sgravi fiscali e contributivi negli altri casi. Lo Stato dovrà invece recuperare in ogni caso i fondi dei quali hanno goduto imprese che non possono aver subito danni, non essendo fisicamente presenti nel territorio colpito. Il compromesso raggiunto risulta soddisfacente per l’Italia, essendo incentrato sull’idea che ormai sia troppo tardi per recuperare gli aiuti indebitamente assegnati. Questa operazione, oltre a essere amministrativamente complicata, rischierebbe di mettere in crisi molte delle oltre 60 000 aziende fra le 80 000 destinatarie di aiuti negli ultimi decenni.

L' Autore - Riccardo Trobbiani

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - Studi Europei presso l’Università di Bologna (Polo di Forlì) nel 2015 e in International Relations (MSc) presso la University of Bristol (UK) nel 2014. Romano, europeista e appassionato di politica europea e geopolitica. Mi interesso attualmente di politiche regionali e di coesione dell’UE alle quali ho dedicato la mia tesi magistrale italiana – incentrata sul tema del lobbying regionale nei confronti delle istituzioni europee – che è stata in parte ricercata e scritta durante un tirocinio di quattro mesi a Bruxelles presso l’ufficio di rappresentanza della Regione Emilia-Romagna. Felice di poter collaborare con Rivista Europae, iniziativa molto interessante in un periodo di grande disinformazione sulle politiche europee in Italia.

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