mercoledì , 21 febbraio 2018
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Altra tegola per l’Italia: i pagamenti della pubblica amministrazione

E’ l’Italia il “peggior pagatore” nell’UE. Arriva con questa parole del Vice-Presidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, l’ennesimo podio “in negativo” per il Belpaese, con la conferma del prossimo avvio di una nuova procedura d’infrazione per il mancato rispetto della direttiva 2011/7/UE relativamente ai ritardi nei pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione.

Anche se tutti i quotidiani italiani parlano dell’apertura di una nuova procedura d’infrazione, è giusto precisare che ad oggi Bruxelles ha fatto ricorso ad una lettera ‘EU Pilot’. Si tratta di una richiesta di informazioni circa la corretta applicazione della direttiva in questione, preliminare all’avvio formale della procedura di infrazione, che facilita la comunicazione diretta tra CE e Stati membri. Cinque le settimane di cui dispone ora Roma per dimostrare che non vi sono i presupposti per la messa in mora. I punti chiave da chiarire dinanzi a Bruxelles sono principalmente due e sono tra loro strettamente connessi: tempi di pagamento fuori dai limiti e pratiche “illegali” da parte della PA.

Il primo nodo da sciogliere fa riferimento all’art. 4 della direttiva, che fissa in 30 giorni il termine per il pagamento alle imprese, con una possibile proroga a 60 giorni per il settore della sanità. Mediamente, invece, un’impresa che fornisce merci o servizi alla PA arriva ad attendere quasi 6 mesi (170 giorni) prima di ricevere il dovuto pagamento. Non è possibile parlare di passi avanti, se si considera che dall’entrata in vigore della normativa di recepimento della direttiva, il 1 gennaio 2013, i tempi si sono ridotti solo di 10 giorni. Nonostante il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni si sia lanciato, nei giorni scorsi, in dichiarazioni ottimistiche, non sono mai pervenute quelle che definisce “evidenze di cali significativi” nei tempi dei pagamenti.

Il secondo nodo è invece relativo alle prassi inique per cui le PA, ad esempio, chiedono l’emissione di fatture con date successive o richiedono alle imprese di rinunciare agli interessi di mora. Queste prassi, oltre ad essere illegali, rendono certamente meno attendibili i dati disponibili sul fenomeno dei ritardi.

Come ricorda Tajani, sulla base dei report ricevuti dagli advisor (Ance, Confartigianato e Assobiomedica per l’Italia), nessuno in Europa ha fatto peggio di noi. Ma cosa non ha funzionato? Le ragioni del ritardo nei pagamenti da parte della PA sono molto complesse, ma perlopiù riconducibili alla carenza di liquidità ed alla difficoltà di gestione dei processi di appalto. Il taglio indiscriminato della spesa pubblica dettato dalla ppending review presenta così un conto ancora più salato e, soprattutto, non ha di certo prodotto una miglior gestione della cosa pubblica.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso disponibili, ad oggi, 24,5 miliardi di euro ed altri 20 miliardi arriveranno entro metà febbraio per velocizzare il pagamento dei debiti pregressi, che si stimano in circa 100 miliardi. Intanto il governo prova ad accelerare anche sul versante della fatturazione elettronica tramite il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MEPA). L’utilizzo del MEPA, obbligatorio dal prossimo giugno nei confronti dei Ministeri, garantirà trasparenza sull’evoluzione del debito della PA e dei tempi di pagamento, eliminando la possibilità di fatture falsate e facilitando l’attuazione delle norme previste dalla direttiva 2011/07/UE.

Viste le evidenze, sembra scontata la prossima apertura della procedura d’infrazione che, secondo quanto predetto da Tajani, potrebbe costare all’Italia quanto un anno di IMU sulla prima casa, circa 3-4 miliardi di euro. Il Ministro per le Politiche Europee, Enzo Moavero Milanesi, ricorda che la normativa italiana è corretta e si sta lavorando in Parlamento, precisamente dallo scorso novembre, per il suo miglioramento secondo i pareri espressi dalla Commissione. Ma ad essere a rischio, oggi, non è solo la credibilità del Paese, quanto piuttosto la sopravvivenza stessa delle piccole e medie imprese italiane, già troppo provata dalla difficile congiuntura economica. In un momento in cui manca liquidità e sempre più difficilmente si riesce ad ottenere credito, una impresa fallita su tre ha ricevuto il colpo di grazia proprio dal mancato pagamento da parte della PA.

In foto il Vice Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani (Foto: European Commission)

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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