sabato , 24 febbraio 2018
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Commissione vs Microsoft: ancora una sanzione per il colosso dell’informatica

Qual è l’impresa più sanzionata dalla Commissione Europea? È presto detto: Microsoft.

Ieri il colosso di Redmond ha ricevuto un’altra multa per non aver rispettato gli impegni presi nel 2009. Stiamo parlando di una condanna a versare 561 milioni di euro, che valgono alla multinazionale americana il record di segnalazioni sul “libro nero” comunitario, con un esborso complessivo che sfiora i 2 miliardi di euro.

La lunga vicenda che riguarda l’azienda di Bill Gates ha origine nel 2004, quando l’allora commissario europeo alla Concorrenza,  Mario Monti, le inflisse una pesante condanna per abuso di posizione dominante per la distribuzione di Windows Media Player, comminando una sanzione senza precedenti di 497 milioni di euro. Nel 2007 la stangata è ancora più pesante, dacché Microsoft si vede recapitare una multa da 899 milioni di euro per non aver svelato i codici che avrebbero permesso ai competitors di ideare software compatibili con il sistema operativo Windows.

La decisione del vice-presidente della Commissione europea Joaquìn Almunia di ieri prende, invece, le mosse da un caso che è bene ricostruire. Nel 2009 alcune imprese concorrenti denunciarono il fatto che Internet Explorer fosse incluso in automatico all’interno del sistema operativo Microsoft 7 come browser predefinito. A quel punto il colosso americano, per evitare sanzioni, prese l’impegno ad inserire all’interno del proprio sistema operativo una finestra che rendesse agile la scelta del proprio browser internet preferito. Tale impegno è legalmente vincolante fino al 2014 nei paesi dello Spazio economico europeo. La questione si sarebbe conclusa così se non fosse che, con l’aggiornamento contenuto nel Service Pack 1 rilasciato nel maggio 2011, Microsoft è venuta meno all’accordo privando milioni di utenti della possibilità di selezionare il browser prediletto tramite detta finestra.

Queste le parole del vice-presidente con delega alla concorrenza Almunia:

Nel 2009 abbiamo concluso l’accertamento in merito al sospetto abuso di posizione dominante da parte di Microsoft, causato dall’inclusione di Internet Explorer all’interno di Windows, accettando la proposta dell’azienda. Gli impegni legalmente vincolanti raggiunti dalle decisioni anti-trust giocano un ruolo molto importante nelle nostre politiche di enforcement perché permettono una rapida soluzione dei problemi legati alla concorrenza. Naturalmente, queste decisioni necessitano una rigida osservanza. Una mancata ottemperanza di questi rappresenta una gravissima infrazione che deve essere opportunamente sanzionata.

Il caso Microsoft si è arricchito negli anni anche di polemiche poco lusinghiere. Infatti, il successore di Monti alla concorrenza, l’olandese Neelie Kroes aveva affidato il controllo degli impegni presi dalla società di Bill Gates ad un istituto rivelatosi essere dipendente dalla stessa Microsoft. Questo il motivo per il quale la violazione degli accordi non è stata tempestivamente scoperta e sanzionata. Almunia ha dovuto rattoppare il danno e ammettere che, forse, nel 2009 la Commissione era stata una po’ ingenua. Una frecciata quest’ultima, nemmeno troppo velata, nei confronti commissaria olandese che, va riconosciuto, è  comunque responsabile di un’altra delle multe inflitte alla multinazionale americana (280 milioni), per non aver rispettato per tempo quanto impostole dalla Commissione nel 2004.

Aldilà dell’entità delle sanzioni – il cui record, tra l’altro, spetta alla Intel con una multa da ben 1,06 miliardi di euro nel maggio 2009 ­– quel che più rileva è la spesso criticata azione della Commissione per garantire la concorrenza nel mercato unico europeo. In particolare il principio dell’abuso di posizione dominante, sancito dall’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento della Ue (ex articolo 82 del Trattato CE) e corroborato da importanti sentenze della Corte di Giustizia della UE. Per abuso di posizione dominante s’intende lo stato di potenza economica di una o più imprese, che consente loro di determinare unilateralmente il mercato, ostacolando di fatto il gioco della concorrenza e di tenere comportamenti indipendenti rispetto a concorrenti, clienti, consumatori. Spesso si dimentica che ciò che viene sanzionato dagli organi comunitari non è l’esistenza di un monopolio di fatto, ma l’abuso di tale condizione. Inoltre il caso si specie rappresenta un unicum: è la prima volta che la Commissione si trova a sanzionare l’inosservanza di obblighi derivanti da precedenti decisioni anti-trust.

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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