martedì , 20 febbraio 2018
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Comunicazioni elettroniche “no limits”: il PE frena la Commissione

Giovedì 3 aprile il Parlamento Europeo ha approvato in prima lettura, con rilevanti emendamenti, la proposta di regolamento della Commissione Europea finalizzata a istituire un mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche e, di conseguenza, un “continente connesso”. La proposta della Commissione, al netto degli emendamenti apportati dal PE, sottolinea il ruolo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) come elemento imprescindibile per una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”.

Queste tecnologie costituiscono ad oggi un potente motore per l’economia. Alle TIC si deve infatti il 50% dell’incremento di produttività negli ultimi anni in tutti i settori, nonché la creazione di 5 posti di lavoro ogni 2 persi e di nuovi servizi innovativi. Sia gli utenti che i fornitori di servizi di comunicazione elettronica dovrebbero risultare favoriti dal prospettato quadro normativo. Nel territorio dell’UE, cittadini ed imprese dovrebbero avere accesso a tali servizi ovunque essi siano erogati, senza restrizioni o costi aggiuntivi ingiustificati. Dall’altro lato, i fornitori dei servizi potrebbero fornirli indipendentemente dal loro luogo di stabilimento o da quello dei loro clienti.

La proposta, inserita nel quadro più ampio dell’agenda digitale per l’Europa e basata sull’art. 114 TFUE (instaurazione e funzionamento del mercato interno), mira a promuovere la concorrenza e di conseguenza una più ampia possibilità di scelta per i consumatori, oltre che maggiori qualità del servizio e mobilità all’interno dell’UE. L’azione dell’UE in tale settore appare giustificata pienamente dai principi di sussidiarietà (i singoli Stati membri non sono in grado da soli di modificare l’attuale assetto) e di proporzionalità, se ci si limiterà a conseguire gli obiettivi individuati.

Oltre a individuare principi e regole generali applicabili, il regolamento proposto dalla Commissione istituisce un sistema unico di autorizzazione per i fornitori di europei di comunicazioni elettroniche, basato di fatto sul principio del paese d’origine. Il sistema si fonda infatti su un unico meccanismo di notifica nello Stato Membro di stabilimento principale del fornitore interessato. Il fornitore, una volta ottenuta l’autorizzazione dal suo Stato Membro di origine, avrà diritto a “pari trattamento, in termini di regolamentazione, in situazioni analoghe all’interno e tra gli Stati Membri”. Inoltre, gli operatori “new entries” e i piccoli operatori transfrontalieri saranno esentati dal pagamento di vari oneri amministrativi in Stati Membri diversi dallo Stato di origine (paesi ospitanti).

La Commissione propone poi la definizione di principi comuni applicabili dagli Stati Membri nella definizione di condizioni d’uso dello spettro radio, nonché una più chiara definizione dei diritti degli utenti finali e disposizioni per facilitare il cambio del fornitore. Il Parlamento Europeo ha privato la proposta iniziale di parte della sua forza innovativa, eliminando alcune importanti previsioni. Una di queste concerne il divieto per i fornitori di servizi TIC di applicare tariffe più alte per le comunicazioni transfrontaliere, eliminata perché – si sostiene – “il mercato delle telefonate internazionali è attualmente pienamente deregolamentato e non richiede regolazione da parte dell’UE”.

Il PE ha proposto inoltre l’eliminazione delle disposizioni espressamente volte alla protezione dei consumatori, di quelle sulla risoluzione delle controversie transfrontaliere, ma anche di quelle su trasparenza e pubblicazione delle informazioni da parte dei fornitori, sugli obblighi in materia di informazione nei contratti con i consumatori e sulla risoluzione di tali contratti, sul controllo del consumo e sulle offerte di pacchetti. Mentre rimuovendo queste ultime dall’ambito di applicazione del regolamento si intende evitare una sua estensione selettiva – insomma, la copertura di materie che il regolamento non è finalizzato a coprire – l’eliminazione delle altre deriva dalla volontà del PE di trasferire le disposizioni nella Direttiva Servizi Universali.

L’emiciclo europeo, dunque, non intende trasferire al livello dell’UE la regolamentazione di alcune sfaccettature della materia “comunicazioni elettroniche”, preferendo disciplinarle con direttiva, strumento che lascia più margine di manovra agli Stati Membri per adempiere agli obblighi eurounitari, lasciando loro libertà di scelta in ordine agli strumenti attraverso cui trasporre il diritto dell’Unione. 

Photo: © Rodrigo Santos.

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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