mercoledì , 15 agosto 2018
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La conferenza stampa del Commissario Vestager © European Commission

Concorrenza, ora Google rischia multa fino a 6 miliardi

La Commissione Europea ha inviato ieri a Google una comunicazione degli addebiti, ossia una formale accusa di violazione delle regole antitrust dell’Unione Europea. L’accusa rivolta al colosso americano della ricerca online è di aver abusato della propria posizione dominante sul mercato europeo, mettendo in atto pratiche sleali nell’indicizzazione del servizio Google Shopping, causando un danno alla concorrenza e ai consumatori. Si apre dunque un procedimento che per dimensioni ricorda la battaglia iniziata da Mario Monti, allora Commissario europeo per la Concorrenza, contro un altro gigante americano, Microsoft. Se la Commissione dovesse stabilire che Google ha effettivamente messo in pratica comportamenti scorretti, potrebbe imporre una sanzione fino a 6 miliardi di euro, ovvero il 10% del fatturato annuale della società di Mountain View.

Le accuse della Commissione

Google controlla in Europa fino al 90% del mercato delle ricerche online, con punte del 98% (in Belgio). Operatori come Yahoo mantengono quindi una quota molto minoritaria del mercato. Per la disciplina della concorrenza però, avere una posizione dominante nel mercato non costituisce un problema: l’abuso di quella posizione, attraverso pratiche che rendono difficile ad altri operatori entrare nello stesso mercato o offrire servizi in concorrenza, è invece vietato. La Commissione ha aperto l’indagine contro Google nel 2010, muovendo dei rilievi su alcuni aspetti , come l’utilizzo di contenuti di parti terze in servizi come Google News, ma soprattutto su un elemento: il trattamento favorevole che Google riserva ai propri servizi nei risultati di ricerca. L’azione della Commissione seguiva la denuncia mosse da diversi concorrenti di Google, come la società di e-commerce Allegro o l’editore tedesco Alex Springer, che pubblica il popolare quotidiano Bild. Secondo le accuse, Google metterebbe in evidenza prodotti come Google Shopping o Google Flight, rispetto alle alternative della concorrenza.

Come si è arrivati arrivati alle accuse formali

Google ha cercato un accordo con la Commissione in tre occasioni negli ultimi cinque anni, proponendo di selezionare alcuni risultati dei concorrenti e di metterli tra i primi risultati, e di specificare che i propri prodotti possono essere sponsorizzati, come accade al momento con il servizio AdWords. La Commissione e gli altri concorrenti hanno ritenuto queste proposte inadeguate, ma l’ex Commissario alla Concorrenza Almunia ha insistito nel cercare la strada di un accordo, come per molti altri casi nel corso del suo mandato. Le cose sono cambiate con l’arrivo della danese Margrethe Vestager lo scorso autunno. Vestaeger è una politica danese, esponente della Sinistra Radicale, e dallo scorso dicembre ha ripreso i contatti con i concorrenti di Google, per rinfrescare il caso. Al contrario di Almunia, che è sempre stato favorevole a un accordo informale, Vestager ha dichiarato di preferire un’accusa formale, così da poter creare un precedente. Di conseguenza, le voci di una mossa della Commissione hanno iniziato a circolare tra gennaio e febbraio, trovando infine conferma nella giornata di ieri.

La difesa di Google

Google sostiene di non essere in una posizione dominante, perchè il mercato delle ricerche online oggi comprende molti più soggetti che non i soli motori di ricerca. Amazon ad esempio, o TripAdvisor, dove la gente cerca direttamente il prodotto di cui ha bisogno. Anche per quanto riguarda le notizie, la maggior parte degli accessi a siti di informazione come il Guardian o la Bild avvengono dalle loro home page o attraverso social network, e non passano da Google. Infine, secondo Google, le modifiche introdotte negli ultimi anni – per cui ad esempio quando si cerca  “ristorante a Firenze” non compare solo un elenco di link blu, ma una mappa di Google Maps e magari delle immagini – hanno migliorato le funzioni di ricerca al punto che sarebbe impensabile tornare indietro. Si tratta di un argomento forte, condiviso da alcuni analisti secondo cui difficilmente la DG Concorrenza può sapere meglio di Google di cosa hanno bisogno oggi gli utenti di internet. Da vedere se il risultato di questo caso andrà davvero a favore dei consumatori, o se non rischierà piuttosto di danneggiarli.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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