martedì , 20 febbraio 2018
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Connected Continent: stop al roaming, rilancio delle connessioni 4G

Il Consiglio Europeo del 28-29 giugno scorso aveva esortato la Commissione europea a presentare in tempo per il vertice di ottobre un pacchetto di “misure concrete per giungere ad un mercato unico dell’ICT il prima possibile”. Ebbene, quest’ultima ha reso noti i risultati del proprio lavoro l’11 settembre scorso, con le proposte di regolamento per un “Continente Connesso”. Si tratta d’incrementare la competitività europea, creare nuovi posti di lavoro in un periodo di allarmante disoccupazione e fare in modo che i consumatori europei possano godere a pieno delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

Tale proposta scaturisce dalla constatazione di gravi mancanze in Europa nel campo delle telecomunicazioni. Basti pensare che solo un quarto dei cittadini europei dispone della connessione internet mobile 4G/LTE, mentre negli Stati Uniti sono il 90% grazie alla sola Verizon. Non solo, quella che è ancora oggi la più grande economia del mondo detiene solo il 6% delle connessioni LTE mondiali, dato piuttosto misero se comparato al 47% statunitense, al 27% coreano e 13% giapponese (dati riferiti al 2012). Inoltre, le aziende che operano in questo campo presentano spesso grossi debiti, come nel caso di Telecom Italia e Telefonica. Tale contingenza rende piuttosto complicato trovare le risorse necessarie per i dovuti investimenti in un settore tutto da sfruttare. Un settore che non può prescindere da un mercato realmente unico e che, da solo, potrebbe imprimere una spinta al PIL europeo di quasi un punto percentuale.

Quali le cause di cotante lacune? Alle croniche differenze culturali e di legislazione che non fanno dell’Europa propriamente una “Silicon Valley”, s’aggiunge un’evidente lentezza degli operatori a cogliere le nuove opportunità. Tuttavia questa è solo una parte della spiegazione, la cruda realtà è che, come troppo spesso accade, i governi nazionali prediligono miopi interessi di breve periodo atti a massimizzare le entrate derivanti da aste per lo spettro delle connessioni internet, sottraendo agli operatori preziose risorse che sarebbero meglio allocate sotto la casella “investimenti”. Se a tutto ciò s’associa la sensibile disparità di condizioni presente da Paese a Paese, il quadro a tinte fosche per il futuro della digital economy in Europa è presto dipinto. Ad esempio, le tasse per le licenze variano da 0 a 3000 euro e una chiamata internazionale da cellulare può costare dai 0,35 a 1,19 euro al minuto.

Le proposte della Commissione si muovono appunto nella direzione di invertire la rotta. Innanzitutto rimuovere le barriere presenti all’interno dei 28 Stati semplificando il peso della burocrazia; poi, più connessione wireless, più 4G, e la nascita di compagnie pan-europee di telecomunicazioni; infine eliminazione del costo del roaming entro il 2016.

Su quest’ultimo punto è bene soffermarsi. In un mercato che vuole essere sempre più integrato, imporre tali costi di roaming è semplicemente ridicolo, oltre che controproducente. La Commissione propone appunto di arrivare a non avere differenze tra una chiamata domestica ed una oltreconfine. In primis, gli operatori perderanno il curioso diritto di far pagare l’utente che, trovandosi all’estero, riceve una chiamata. Perciò, da una parte tali soggetti otterranno una sacrosanta libertà dai “lacci e lacciouli” della selva legislativa vigente; dall’altra, non potranno esigere tariffe diverse per i clienti in viaggio per l’UE, i quali saranno in grado di cambiare operatore per scegliere magari quello del Paese in cui momentaneamente si trovano. Quanto detto andrà a vantaggio dei consumatori, che non avranno più paura di perdere un occhio della testa per chiamare casa, ma anche degli operatori perché ad un previsto calo dello 0,5% degli incassi corrisponderà un netto aumento del volume di chiamate e sms. Certo, necessariamente la concorrenza aumenterà, ma d’altronde far in modo che questo avvenga è proprio il maggior compito della Commissione europea.

Vi sono tutti gli elementi per rilanciare la crescita nel Vecchio Continente. Basti pensare che in soli 5 anni – in periodo di recessione economica – la cosiddetta App Economy ha creato 794 mila posti di lavoro. Bisogna però intervenire per creare un ambiente economico favorevole per fare dell’Unione europea un importante player globale. Per esempio, diffondere la connessione 4G, Lagos già ce l’ha, Bruxelles no.

In foto, il commissario per l’Agenda Digitale Neelie Kroes alla presentazione del pacchetto Connected Continent (© European Union 2013)

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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