martedì , 14 agosto 2018
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Consiglio Agrifish: la nuova PAC tra efficienza e sostenibilità ambientale

Novità in arrivo per la Politica Agricola Comune (PAC). La scorsa settimana il Consiglio Agrifish ha varato una serie di misure per l’attuazione della nuova riforma. È stato inoltre occasione per uno scambio di opinioni, tra i 28 Ministri, sulla recente relazione della Commissione relativa al funzionamento del settore ortofrutticolo dopo la riforma del 2007. L’iter legislativo della nuova riforma è cominciato nel 2011 con la pubblicazione, da parte della Commissione, della bozza dei testi. A giugno 2013, Commissione, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto l’accordo politico sugli elementi cruciali della riforma mentre, lo scorso ottobre, sono stati chiariti i punti lasciati in sospeso dal nuovo assetto finanziario 2014-2020.

La riforma si inserisce nel quadro di importanti cambiamenti politici, economici ed istituzionali. La complessa compagine istituzionale UE, con il ruolo ormai assestato dei ‘nuovi’ Stati membri dell’Europa orientale (in cui l’agricoltura riveste un ruolo importante), è chiamata nuovamente a modernizzare l’agricoltura europea, in uno scenario di volatilità dei prezzi che da anni ormai caratterizza l’evoluzione dei mercati agricoli mondiali. Sullo sfondo, una crisi economica e finanziaria che sta mettendo a dura prova la capacità dell’Unione di farvi fronte in maniera coesa ed efficace.

Secondo la Commissione, le misure per la riorganizzazione complessiva del settore ortofrutticolo, introdotte con la riforma del 2007, non sono state applicate uniformemente in tutta l’UE. La riforma mirava a rafforzare il ruolo delle organizzazioni di produttori di frutta e verdura: incentivi per fusioni tra organizzazioni e associazioni di produttori, accompagnate da una più ampia gamma di strumenti per prevenire e gestire le crisi di mercato. Se il valore complessivo della produzione di ortofrutticoli commercializzata dai grandi gruppi è notevolmente aumentato nel periodo 2008-2010, arrivando a sfiorare il 44% del totale, persistono notevoli differenze tra Stati membri. In alcuni Stati del sud Europa e nei ‘nuovi’ membri come Polonia e Romania, il tasso di organizzazione degli operatori del settore rimane bassissimo. Alcuni Stati vorrebbero un aumento del budget per finanziare lo scambio di buone pratiche, mentre altri si oppongono a rimettere mano al bilancio. La discussione continuerà nelle prossime riunioni del Consiglio.

La relazione parla anche di uno scarso uso degli strumenti di prevenzione e gestione delle crisi di mercato. Eventuali proposte per migliorare il quadro giuridico esistente potrebbero vedere la luce nel prossimo mandato della Commissione. Interrogata dal ministro cipriota, quest’ultima ha sostenuto che gli attuali strumenti non sono idonei a gestire crisi, come l’emergenza siccità che ha colpito Cipro l’inverno scorso, suggerendo a tal proposito misure a sostegno dello sviluppo rurale, così come le deroghe previste al divieto di aiuti di Stato.

Per quanto riguarda la riforma in corso di negoziazione, sono undici gli atti delegati della Commissione accolti favorevolmente dal Consiglio. Si tratta di regolamenti che completano diversi aspetti della riforma: tra questi, il sostegno allo sviluppo rurale attraverso il FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e le modalità di concessione, revoca e rifiuto dei pagamenti diretti agli agricoltori, nonché le basi di calcolo per la riduzione lineare degli stessi nella nuova disciplina finanziaria 2014. Altri saranno presentati dopo il rinnovo del PE.

La PAC, nata come forte politica welfarista, viene dunque ridisegnata a più riprese su un modello di efficienza produttiva più attento alla sostenibilità ambientale. La difesa della produzione agricola europea, minacciata prima dall’industrializzazione, poi dalla globalizzazione, ha creato in passato forti distorsioni di mercato, provocato seri danni ambientali e contribuito all’esplosione di crisi alimentari nei paesi in via di sviluppo. La nuova PAC avrà invece un impatto strategico e di lunga durata, che si estenderà ben oltre le frontiere europee.

Con una lettera aperta alla Presidenza greca e alla Commissione, alcune ONG hanno esortato i leader nazionali a garantire che i nuovi programmi di sviluppo rurale diano la priorità alle soluzioni agro-ecologiche, e non al settore industriale agro-chimico. Sono già molte le “buone pratiche” poste in essere, come la moltiplicazione spontanea di aziende agricole biologiche, i progetti di filiera corta e lo sviluppo dell’agricoltura urbana in tutta Europa. Riuscirà l’UE a tener fede ai suoi impegni per un’agricoltura sostenibile?

Nell’immagine, una manifestazione in Spagna per una PAC più “giusta” (© Gabinete de Prensa de UPA, 2013, www.flickr.com) 

L' Autore - Redazione Europae

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