venerdì , 17 agosto 2018
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Debiti della PA: pronta la procedura d’infrazione

Incomprensibile. Così il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan definisce la decisione della Commissione Europea di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione ai fornitori privati. Eppure, già a febbraio era arrivata la lettera “EU Pilot”, che chiedeva all’Italia chiarimenti sul mancato rispetto della direttiva 2011/7/UE in materia di pagamenti della pubblica amministrazione. Una lettera che, formalmente, precedeva l’avvio della procedura di infrazione lasciando al Paese 5 settimane per raddrizzare la rotta.

In questi giorni, il Vice Presidente uscente della Commissione Europea, Antonio Tajani, ha ribadito quanto espresso quasi sei mesi fa: l’Italia era e rimane il peggior pagatore d’Europa. Non è sola, visto che la procedura d’infrazione è stata aperta anche nei confronti della Slovacchia, ma il podio rimane tutto suo. Ad interessare alla stampa nostrana, più che le imprese che chiudono perchè non pagate dallo Stato, è il crescente attrito tra Partito Democratico e Forza Italia sulla questione. La procedura, infatti, è stata proposta da Tajani, che nelle prossime settimane si dimetterà dalla carica di Commissario europeo per l’Industria per andare ad occupare il suo posto in Parlamento Europeo tra le fila di Forza Italia. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi, arriva a parlare di mossa “irresponsabile” da parte della CE e attacca Tajani, reo di voler continuare la battaglia elettorale contro Renzi con questi strumenti burocratici.

Di certo la situazione attuale non può essere attribuita a colpe del governo Renzi che, anzi, della riforma della PA ha fatto una delle sue priorità. Ma da febbraio ad oggi non c’è stata quell’inversione di marcia necessaria per ridare fiato alle nostre imprese. A parlare sono i dati. Sei mesi l’attesa media di un’impresa per essere pagata dallo Stato a fronte dei 30 giorni previsti dalla direttiva. Una situazione inaccettabile per un Paese che vuole tornare ad essere produttivo.

L’inversione di marcia, però, arriverà presto grazie allo sprint dato dal governo in questi giorni. Lo scorso 18 giugno, infatti, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione del Decreto Legge del 24 aprile 2014 n.66, contenente misure per la competitività e giustizia sociale. Oltre a tutta una serie di misure che regolano i contratti nella pubblica amministrazione e la riduzione della spesa pubblica, il DL 66/2014 contiene importantissime misure in materia di pagamenti e debiti della PA. Quali sono?

DATI COMPRENSIBILI E ACCESSIBILI AI CITTADINI

L’art.8, interamente riformulato, specifica alcuni obblighi di pubblicazione dei dati relativi alla spesa delle pubbliche amministrazioni e alla tempestività dei pagamenti per garantire maggiore trasparenza e accessibilità ai dati. A decorrere dal 2015, inoltre, obbligo di pubblicare, con cadenza trimestrale, un indicatore sulla tempestività dei pagamenti.

OBBLIGO DI FATTURAZIONE ELETTRONICA ANTICIPATO

Misura estremamente rilevante per garantire trasparenza sull’evoluzione del debito della PA e dei tempi di pagamento, eliminando la possibilità di fatture falsate e facilitando l’attuazione delle norme previste dalla direttiva europea. Dal 6 giugno, obbligo di fatturazione elettronica per i pagamenti dovuti da Ministeri, Agenzie fiscali, Enti assistenziali e previdenziali che dopo i tre mesi transitori previsti dall’art.25, non potranno più accettare fatturazioni cartacee da parte di fornitori privati. Per tutti gli altri enti locali, l’obbligo è anticipato al 31 marzo 2015.

AUMENTO DELLA DOTAZIONE PER LIQUIDARE I PAGAMENTI

Aumento di 6 miliardi per i pagamenti dei debiti da parte delle regioni e degli enti locali. Obiettivo dichiarato del governo: liquidare alle imprese 60 miliardi in totale entro ottobre a fronte dei 23,5 liquidati fino a fine marzo. Previsto, inoltre un nuovo e più celere sistema di monitoraggio dei ritardi attraverso la piattaforma elettronica e grazie anche alla fatturazione elettronica.

Tanta carne sul fuoco, quindi, che fa ben sperare sulla veloce ed effettiva messa in linea con le disposizioni europee. Dalla ricezione della lettera di messa in mora di questi giorni, Roma dispone ora di due mesi di tempo per sciogliere il contenzioso che potrebbe altrimenti portare anche a sanzioni per cifre pari a 3-4 miliardi di euro. Le basi per il cambio di rotta ci sono e forse è finalmente arrivato il tanto atteso momento in cui a stringere le cinghia non sono più le sole imprese ed i cittadini.

 (Foto: )

L' Autore - Sara Bottin

Laureanda in "Politica Internazionale e Diplomazia" all'Università degli Studi di Padova. Stagista MAE-CRUI alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea a Bruxelles, presso la quale mi sono occupata delle relazioni con i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente. Da qui è sorto il particolare interesse per la politica estera dell'Unione Europea e le sue relazioni con i paesi dell'area mediterranea.

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