giovedì , 16 agosto 2018
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Photo © Dario-Jacopo Lagana', 2014, www.flickr.com

Diritti dei minori: novità in ambito processuale

L’UE si sta impegnando dal 2010 a realizzare un pacchetto di direttive per rafforzare le tutele processuali di tutti i cittadini europei, pur tenendo conto delle differenze, a volte anche molto profonde, tra i sistemi degli Stati membri. Si tratta di un progetto importante per la cooperazione giudiziaria e per la creazione di uno spazio comune di giustizia. Un disegno, seguito in particolare dalla commissione per le libertà civili del PE, che ha preso forma a partire dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e che ha consentito alle istituzioni europee di adottare provvedimenti normativi anche in materia penale e processuale.

Sono state finora adottate delle direttive sul diritto all’interpretazione e traduzione, ad essere informati in caso di un procedimento penale a proprio carico, a poter godere dell’assistenza di un avvocato in qualsiasi momento del processo penale. Lo scorso 5 febbraio la commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni del PE ha approvato il testo di una proposta di direttiva per potenziare i diritti processuali dei minori. La commissaria italiana Caterina Chinnici, coordinatrice e relatrice del dossier, ha parlato di un passo importante per la delineazione di un modello condiviso di “giusto processo minorile”.

In Europa, circa un milione di minori ha a che fare con la giustizia. Le legislazioni degli Stati membri non sono però tutte uguali (non in tutti gli Stati ci sono appositi organi di giustizia minorile), malgrado siano state adottate a livello internazionale linea guida che mirano a cercare soluzioni alternative al procedimento penale per il minore, a prevedere forme di reintegrazione sociale, a tener conto della sua situazione sociale, economica e familiare e ad evitare forme di reclusione in ambienti socialmente pericolosi e devianti. Il modello del processo minorile voluto dall’ONU è agile e snello, pensato per una rapida uscita del minore dal circuito penale, ma nello stesso tempo volto a responsabilizzare maggiormente il minore, prevedendo anche forme di contatto con la vittima (c.d. mediazione).

La proposta di direttiva prevede un elenco di garanzie e diritti per tutti i minori d’Europa, anche di nazionalità extraeuropea, presenti nel territorio di uno Stato membro e qui coinvolti in un processo penale (precisazione importante, in quanto offre tutela anche ai bambini immigrati): non è ammessa infatti alcuna discriminazione di sesso, religione, nazionalità, lingua, cultura. I minori sospettati o accusati di un crimine hanno diritto ad esseri informati della pendenza di un procedimento a proprio carico e devono poter godere dell’assistenza di un avvocato in qualsiasi stadio del procedimento penale.

Gli Stati dovranno inoltre predisporre degli organi ad hoc di giustizia minorile e degli staff di professionisti, come ad esempio psicologici, assistenti sociali, insegnanti. Tutti i minori devono poi avere il diritto ad essere sentiti in qualsiasi processo penale, in modo protetto (ad esempio tramite registrazioni audio) e in luoghi separati dagli adulti, dei quali potrebbero sentire la pressione. Anche la detenzione dovrà avvenire in istituti diversi da quelli in cui sono reclusi gli adulti.

A questo punto il testo verrà valutato dal Consiglio, dal PE e dalla Commissione prima di essere approvato. Nel contesto europeo, emerge il caso della Bulgaria: proprio la scorsa settimana Nils Muiznieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha lanciato un monito a questo Stato affinché inizi i lavori per una riforma della giustizia minorile.

In particolare il Commissario ha denunciato il fatto che ancora oggi, nonostante una riduzione dei casi di accesso nel 2011, siano operative delle“scuole correzionali”, pensate per bambini con supposti comportamenti antisociali. In questi istituti i minori più problematici convivono con altri ragazzi che si sono già resi responsabili di crimini. Ciò comporta abusi e violenze. Queste scuole devono essere chiuse, in quanto contrarie al principio ispiratore del giusto processo minorile: l’interesse superiore del minore, la sua formazione, anche etica, e il suo reinserimento nella società. C’è da auspicare un maggior controllo da parte delle istituzioni europee sui sistemi di processo minorile in tutta Europa: la direttiva che verrà approvata non può che essere un primo importante passo in questa direzione.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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