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Diritto all’oblio: vale anche per i registri delle imprese?

Dopo che la famosa sentenza del 13 maggio 2014 (Google Spain e Google, C-131/12) aveva avuto una enorme attenzione mediatica per via del cosiddetto diritto all’oblio, la Corte è stata nuovamente chiamata a precisare i confini del diritto ad ottenere la cancellazione dei propri dati personali, stavolta nel contesto delle informazioni relative alle società.

L’Avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Yves Bot, nelle sue conclusioni sulla causa C-398/15, presentate l’8 settembre, ritiene che, riguardo al caso della pubblicità legale delle informazioni societarie, gli interessi che impongono una libera circolazione dei dati personali prevalgano sul diritto delle persone a reclamare l’oblio per i dati che figurino nei registri delle imprese.

La vicenda

La questione nasce dal diniego della Camera di Commercio di Lecce di cancellare i dati personali dell’amministratore di una società edile dal registro delle imprese. L’uomo, nel suo ricorso contro la Camera di Commercio, sosteneva di aver subito un danno economico poiché dal registro delle imprese risultava che egli era stato l’amministratore di un’altra società dichiarata fallita nel 1992. Le informazioni contenute nel registro lo avrebbero dunque messo in cattiva luce rispetto ai nuovi acquirenti, provocandogli così un danno di reputazione e conseguentemente economico.

In un primo momento era stata data ragione all’amministratore, il Tribunale di Lecce aveva infatti accolto la domanda, fondando la propria decisione sul diritto all’oblio. A seguito del ricorso della Camera di Commercio di Lecce però, la Cassazione aveva deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre la questione all’attenzione della Corte di Giustizia dell’UE. Alla base del rinvio pregiudiziale c’era l’interpretazione della direttiva 68/151 in merito alla pubblicità legale delle società, e della direttiva 95/46 riguardante la tutela dei dati personali.

Il giudice italiano ha chiesto dunque alla Corte di precisare se queste due direttive impongano, o escludano, che i dati personali contenuti nel registro delle imprese possano essere cancellati, resi anonimi o accessibili solo a coloro che abbiano un interesse legittimo. In sostanza ha chiesto alla Corte di chiarire e il diritto all’oblio prevalga o meno sugli obblighi di pubblicità legale delle società e dunque sulla trasparenza.

Le conclusioni dell’Avvocato generale

L’Avvocato generale ha rilevato innanzitutto che, secondo una giurisprudenza consolidata della Corte, il diritto alla protezione dei dati personali non è una prerogativa assoluta in quanto va considerato alla luce della sua funzione sociale. La pubblicazione di informazioni essenziali nei registri delle imprese assicura la certezza del diritto necessaria alla tutela degli interessi dei terzi, i quali devono poter accedere ad informazioni ufficiali e attendibili sulle società, al fine di garantire un livello adeguato di trasparenza sul mercato.

Occorre, infatti, preservare la funzione essenziale del registro delle imprese, che è quella di illustrare una visione completa della vita e della storia di una società, e di consentire a chiunque, senza limiti di tempo, di venire a conoscenza di tali informazioni. Rimuovere dal registro talune informazioni, anche se la società abbia cessato le proprie attività da diversi anni, pregiudicherebbe la tutela degli interessi dei terzi.

L’imprenditore

Bisogna poi considerare che chiunque voglia partecipare alla vita economica tramite società che godono di personalità giuridica, deve essere pronto a rendere pubbliche determinate informazioni. L’imprenditore deve quindi essere consapevole che i suoi dati saranno iscritti in un registro di natura pubblica, quale appunto quello delle imprese, e che saranno disponibili indipendentemente dalle vicende della sua società.

Secondo l’Avvocato generale “La scelta di queste persone di impegnarsi nella vita economica tramite una società commerciale implica un’esigenza permanente di trasparenza, ed inoltre rileva che è “preponderante” l’interesse dei terzi ad accedere alle relative informazioni e questo giustifica la pubblicità di tali dati per un periodo di tempo indeterminato.

Il parere dell’Avvocato generale è dunque abbastanza chiaro. Tra gli interessi in gioco, vale a dire tra il diritto delle persone alla protezione dei propri dati personali e la certezza del diritto necessaria alla tutela degli interessi dei terzi ed in generale del buon funzionamento del mercato, questi ultimi prevalgono. Spetta ora alla Corte di Giustizia accogliere o meno tale parere in modo da chiarire, in modo ancora più netto, l’ambito di applicazione del diritto all’oblio.

L' Autore - Nicandro Rosni

Laureato in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma discutendo una tesi in diritto comparato. Nel 2010/2011 ho partecipato al programma Erasmus. Da sempre appassionato di tematiche europee, negli ultimi anni ho collaborato con diverse organizzazioni non governative nell'ambito del programma erasmus+. Nel 2016 ho partecipato al Servizio Volontario Europeo lavorando per una Ong bulgara in materia di diritti umani. Attualmente vivo e studio in Svezia presso la Lund University.

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