mercoledì , 21 febbraio 2018
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Divorzio, le decisioni della Corte su affidamento e alimenti

Il 16 luglio scorso la Corte di Giustiza dell’UE (CGUE) ha chiarito i complessi punti di contatto processuali tra responsabilità genitoriale e divorzio o separazione personale. La normativa europea in vigore è costituita da due regolamenti: il più risalente nel tempo, il numero 2201 del 2003, sancisce la competenza in materia di responsabilità genitoriale in capo al giudice del Paese nei quali i figli risiedono abitualmente, mentre per quella in fatto di divorzio o separazione il foro può essere diverso, specialmente quando i genitori siano cittadini di uno Stato diverso da quello di residenza dei figli. Il secondo (n.4 del 2009), invece, stabilisce come le obbligazioni alimentari accessorie “seguano” la domanda principale (responsabilità genitoriale da un lato e divorzio, separazione dall’altro) in fatto di competenza del giudice.

La responsabilità in materia di affidamento e obbligazione alimentare

In questo complesso quadro si colloca la vicenda di specie, che ha visto coinvolti due coniugi italiani residenti a Londra insieme ai figli, nati nella città medesima. Nel 2012 uno dei due coniugi ha presentato ricorso per la separazione presso un tribunale italiano, chiedendo al contempo la decisione delle questioni riguardanti l’affidamento dei figli e gli assegni di mantenimento dovuti agli stessi e alla moglie. Il giudice italiano, in applicazione dei regolamenti ricordati, ha chiaramente dichiarato la propria competenza in riferimento alla domanda sullo stato delle persone e al relativo assegno. Allo stesso tempo ha però declinato la stessa con riguardo alla responsabilità genitoriale e al conseguente assegno.

La causa si è sviluppata fino all’ultimo grado di giudizio, nel quale la Suprema Corte di Cassazione ha maturato il rinvio pregiudiziale alla CGUE per dirimere la questione della competenza in fatto di obbligazioni alimentari verso la prole. La CGUE ha dunque affrontato la questione domandandosi se il tradizionale principio di cesura tra diritti e obblighi dei genitori, da una parte, e quelli dei figli, dall’altra, andasse mantenuto vivo. La risposta è risultata positiva, valutando come più adeguato a decidere il giudice deputato a chiarire la questione dell’affidamento. Infatti, nell’identificare gli interessi del minore, il giudice può contestualmente fissare l’importo dell’obbligazione nei suoi confronti, bilanciandolo in virtù del tipo di affidamento, del diritto di visita e della sua durata, nonché di tutti gli elementi di fatto riguardanti l’esercizio della responsabilità genitoriale.

La tutela degli interessi del minore

Questa conclusione si conforma anche a un altro principio fondamentale della materia, vale a dire l’interesse superiore del minore, in grado di superare qualsiasi esigenza di semplificazione in chiave di competenza territoriale. In altri termini, anche di fronte alla complicazione di suddividere le sedi processuali in diversi Stati membri, frammentandone gli effetti ed elevandone i costi, il fulcro di un divorzio o di una separazione alla presenza di figli minori continua ad andare letta in chiave di netta preminenza di questi ultimi.

Benché la decisione in fatto di assegno nei confronti dei figli derivi naturalmente da una precedente domanda relativa allo stato dei coniugi, ciò non rileva nel diritto processuale europeo. Lo spazio di intersezione tra i principi ricordati ha così generato il netto rifiuto da parte della CGUE di cedere a proposte riduzionistiche del carico processuale e volte ad accentrare in una sola sede le varie domande, principali e accessorie, discendenti dalla volontà di far venir meno il vincolo matrimoniale.

Per questo, nel caso di specie, il giudice competente a decidere per le obbligazioni nei confronti dei figli è stato identificato con quello britannico, vale a dire con l’ufficio identificato dal regolamento n.4/2009 in quanto Stato di residenza abituale dei minori. La pronuncia della CGUE riconferma quindi l’impostazione esistente, sottintendendo da questo punto di vista l’assenza di un’esigenza di rinnovamento della disciplina. Una disciplina ancorata a principi non discutibili quali la preminenza degli interessi del minore e la maggior adeguatezza del giudice competente in fatto di affidamento a decidere in fatto di obbligazione alimentare.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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