domenica , 18 febbraio 2018
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“El tren de la libertad”, in difesa del diritto all’aborto

Le attiviste spagnole l’hanno chiamato El tren de la libertad e da esso verrà tratto anche un film documentario. Si tratta della manifestazione organizzata capillarmente in Spagna a difesa del diritto di scelta delle donne in fatto di interruzione di gravidanza e che continua a registrare un numero crescente di sostenitori. 

In Spagna la legge sull’aborto in vigore dal 2010 consente l’aborto fino alla 14^ settimana di gestazione e fino alla 22^ in caso di gravi rischi per la salute fisica o psicologica della donna. In Italia la situazione è simile: l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è possibile entro la 12^ settimana ed entro la 20^ solo per ragioni terapeutiche. Altri Paesi, come l’Inghilterra, prescindono dalla natura dei motivi alla base della scelta e consentono l’aborto fino alla 24^ settimana.

Nonostante la legge sull’aborto sia recentissima, il Ministro della Giustizia spagnolo Alberto Ruiz-Gallardón ha proposto nel dicembre scorso un disegno di legge che riforma il diritto all’IVG. In particolare la proposta sembra annientare, più che modificare, la libertà di scelta delle donne spagnole. La legge, infatti, consentirebbe di ricorrere all’aborto solo ed esclusivamente in caso di stupro o di gravi rischi per la salute fisica o psicologica della donna. Il 20 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato questo disegno preliminare.

Le reazioni non si sono fatte attendere e in molti hanno ricordato al Primo Ministro Mariano Rajoy ciò che egli stesso è solito ribadire: un governo saggio e interessato al bene comune non acconsente ai “capricci” di minoranze estremiste, seguendo politiche invise all’opinione pubblica. L’opinione pubblica, per di più, in questo caso è particolarmente agguerrita e numerosa. Le attiviste spagnole scese in piazza a Madrid l’1 febbraio hanno infatti potuto contare su una rete di supporto su scala europea. Questo perché alla base della protesta vi è la consapevolezza che il diritto di scelta delle donne non fosse l’unico principio messo all’angolo dalla riforma proposta dal ministro del Partido Popular.

In molti hanno infatti evidenziato come sia tipico di governi totalitari l’ambire a regolare non solo gli aspetti pubblici della vita dei cittadini, ma anche quelli strettamente privati. Anche evitando derive pessimistiche sullo stato della democrazia in Spagna, non si può ignorare come l’entrata in vigore di un simile testo provocherebbe pericolosissime conseguenze (basti pensare al numero di decessi dovuti agli aborti clandestini). I recenti sondaggi dimostrano che di ciò gli spagnoli siano consapevoli: 8 su 10 sono contrari e ben il 55% di coloro che hanno votato Partido Popular (Pp) non approva la proposta.

Fuori dai palazzi del potere le attiviste si sono coordinate creando, appunto, “El tren de la Libertad”, cioè un tam-tam che viaggiando idealmente attraverso l’Europa ha raggiunto Madrid l’1 febbraio per consegnare al Primo Ministro Rajoy il messaggio “Porque yo decido” (“Perché io decido”). Decine di migliaia di persone hanno invece sfilato fisicamente, ricordando con quanta difficoltà nel 2010 si sia raggiunta una legalizzazione più ampia del diritto ad interrompere una gravidanza indesiderata.

A sostegno del Tren, in Italia è nata la rete WomenareEurope (Wae) che punta a mobilitare su scala europea per l’8 di marzo tutti i sostenitori di “un’altra Europa, laica e dei diritti”. A dover essere difeso è il diritto di autodeterminazione delle donne, messo in pericolo nel dicembre scorso dal rigetto del rapporto Estrela (per la tutela dei diritti alla salute, sessuali e riproduttivi). La resistenza delle destre, coalizzatesi a livello europeo contro il progetto, ha messo in allerta alcuni esponenti di Amnesty International, i quali avevano visto nel rapporto un prodotto ottimo per la difesa dell’integrità e della dignità fisica degli individui.

Intanto le proteste in Spagna non cessano: nella mattina del 9 febbraio alcuni attivisti hanno fatto irruzione nella chiesa di Sant Miquel a Palma di Maiorca durante la messa all’urlo di “aborto libero e gratuito”. Gli esponenti del Pp però non desistono e il Ministro Ruiz-Gallardón vuole mantenere fede al suo impegno a tutela dei diritti delle donne e del concepito. Un impegno senza dubbio opinabile, a detta di decine di migliaia di cittadini e cittadine. Il disegno di legge in questi giorni attende le relazioni obbligatorie che lo introdurranno all’iter di discussione parlamentare. Un iter che darà sicuramente vita a durissimi scontri, dentro e fuori dalle aule parlamentari.

Nell’immagine, una conferenza stampa del Tren de la libertad: “La donna decide, la società rispetta, lo Stato garantisce, le chiese non intervengono” (© Ayuntamiento de Fuenlabrada, www.flickr.com).

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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