lunedì , 19 febbraio 2018
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Energia nell’UE, caccia ai prezzi “americani”

Il 4 marzo scorso, i Ministri per l’Energia dei 28 Stati membri dell’Unione Europea si sono incontrati a Bruxelles per discutere dei problemi legati al costo dell’energia in Europa, e in particolare all’impatto sulla competitività delle imprese e sui consumatori in generale; la discussione si è basata sui dati forniti dalla “Comunicazione sui prezzi e i costi dell’energia in Europa” della Commissione Europea, da cui scaturisce un quadro molto eterogeneo ed in generale negativo della situazione europea.

Le maggiori criticità riguardano i ritardi nel completamento del mercato unico dell’energia con conseguenti pesanti differenze nei costi tra i singoli Stati membri, per cui nei Paesi con i prezzi maggiori l’energia costa tra le 2,5 e le 4 volte di più rispetto ai Paesi con tariffe più basse, e la scarsa competitività dei prezzi europei rispetto a quelli dei maggiori competitors internazionali come Stati Uniti o Cina, che riescono a praticare prezzi significativamente più bassi: 12% in meno in Cina mentre negli USA i prezzi sono addirittura un quarto di quelli europei.

Alla luce di questi dati, il Consiglio ha intrapreso una discussione approfondita e ha fornito alcune indicazioni su quale sia la linea da seguire per la soluzione di questi problemi: quella adottata si sviluppa in tre direzioni, e consiste nell’implementazione di politiche tali da ridurre in maniera considerevole le tre componenti che, sommate, rappresentano il costo dell’energia, pagato effettivamente dal consumatore nel momento in cui ne usufruisce.

Le tre componenti sono il “prezzo dell’energia”, pari a costo di estrazione o produzione, costo legato alle infrastrutture di trasmissione e distribuzione e tassazione imposta sull’energia, come l’IVA o le accise. In particolare, i Ministri, hanno affermato la volontà di completare il mercato unico dell’energia entro il 2014 e di costruire nuove infrastrutture energetiche per assicurare una fornitura sicura e continua, ribadendo la necessità, per imprese e famiglie, di aumentare la propria efficienza energetica in modo da diminuire il consumo e realizzare consistenti economie di scala. Per quel che riguarda la scarsa competitività dei prezzi europei il Consiglio ha poi affermato l’intenzione di creare un “level-playing field” mondiale, cioè un sistema in cui tutti gli attori competano con le stesse regole, in modo da rendere più trasparente la competizione energetica sia con i concorrenti che con i Paesi fornitori.

Più in generale l’auspicio è quello di diminuire il costo dell’energia per dare un’ulteriore spinta alla crescita economica, in questo momento ancora debole. Si spera, infatti, in questo modo di aumentare la competitività delle imprese e di dare ossigeno ai conti delle famiglie per permettere, così, di ridurre la disoccupazione e di aumentare i consumi.

Questo obiettivo è estremamente ambizioso e tutt’altro che facile da raggiungere, soprattutto in considerazione del fatto che negli ultimi anni il costo dell’energia è salito in maniera generalizzata in tutta l’Unione e, inoltre, il divario tra i singoli Paesi membri si è ulteriormente accentuato a causa della crisi economica. Per esempio, nel periodo 2008-2012, il prezzo dell’energia elettrica è aumentato, in media, del 4% all’anno e quello del gas del 3%, ad un ritmo quindi più alto rispetto a quello dell’inflazione. A tutto ciò si deve aggiungere la crisi ucraina, che potrebbe, verosimilmente, portare ad un contingentamento delle forniture di gas da parte della Federazione Russa, con un conseguente aumento generalizzato del prezzo dell’energia e, in particolare, del gas naturale.

E’ evidente, pertanto, come l’azione dell’Unione debba essere molto decisa e non ci si possa permettere tentennamenti né tergiversazioni, anche e soprattutto in considerazione del fatto che questo è un settore fondamentale ed essenziale da cui passano l’uscita dalla crisi e, soprattutto, il futuro dell’economia europea nel medio-lungo periodo.

In altre parole, l’abbattimento del costo dell’energia non è solo una misura volta a far ripartire l’economia o a rafforzare la debole crescita ma è e deve essere una misura soprattutto volta ad aumentare la competitività, economica e non, dell’Europa in questo secolo sempre più multipolare. L’auspicio è che i Ministri dell’Energia degli Stati membri e i loro Capi di Stato o di Governo ne colgano la centralità e mettano da parte campanilismi e corporativismi.

In foto, infografica che illustra le modalità di estrazione del gas di scisto (foto European Parliament – Flickr 2012)

L' Autore - Giovanni Guido Rossi

Laureando in giurisprudenza presso l'Università degli studi di Torino e presso l'Université Paris V - René Descartes di Parigi. Da sempre appassionato di storia, geopolitica e relazioni internazionali. Profondamente europeista e liberale e entusiasta di scrivere per questa rivista.

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