lunedì , 19 febbraio 2018
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Erasmus a rischio per gli studenti italiani? La vicenda dei “lettori” torna alla ribalta

La Commissione europea sarebbe pronta ad avviare azioni legali contro l’Italia per quanto riguarda la vicenda dei “lettori”, i docenti stranieri nelle università italiane, ritenendo che la legge italiana li discrimini rispetto ai colleghi italiani, in contrasto quindi con il trattato UE e le regole sul mercato unico. E’ quanto afferma il settimanale European Voice, in un articolo pubblicato recentemente a Bruxelles. La Commissione UE non conferma, ma ammette che le valutazioni sulla compatibilità della normativa italiana con la legislazione UE sono ancora in corso.

Chi sono i “lettori”? Si tratta di cittadini stranieri laureati e abilitati all’insegnamento nella propria madrelingua. In Italia sono circa 200 tra madrelingua inglese (britannici, irlandesi, australiani, americani, canadesi) e francesi, tedeschi, cinesi, giapponesi. Vivono e insegnano da anni nel nostro Paese, ma ricevono un trattamento diverso rispetto ai colleghi universitari italiani. Discriminazione sulla base della nazionalità, in contrasto quindi con le regole UE del mercato unico. La vicenda va avanti da oltre trent’anni e ha visto il succedersi di ben sei sentenze della Corte di Giustizia UE, con due condanne per l’Italia. La legge Gelmini del 2010, che avrebbe dovuto porre fine alle discriminazioni, peggiora di fatto la situazione: retrocede i lettori stranieri da docenti di cattedra a tecnici-amministrativi, con stipendio dimezzato, ed estingue ogni giudizio in materia, negando quindi ogni possibilità di contestare legalmente retribuzione, contribuzione e status professionale.

Proprio in applicazione di tale legge, lo scorso 11 luglio, la Corte d’Appello di Brescia ha estinto il giudizio riguardante il risarcimento di 300 mila euro per gli stipendi arretrati di tre lettori stranieri. La sentenza ha nuovamente riaperto il dibattito, rischiando di compromettere le relazioni dell’Italia con alcuni dei Paesi più colpiti dalla vicenda, ossia Regno Unito e Francia. Il ministro britannico per l’Europa, David Lidington, nel corso di una recente interrogazione parlamentare, ha definito il comportamento dell’Italia “inaccettabile e illegale”. Alla richiesta di considerare l’esclusione degli studenti italiani dal programma Erasmus e dal processo di Bologna fino alla regolarizzazione dell’inquadramento dei lettori nella legislazione italiana, il ministro ha risposto che “il governo britannico al momento non ha formalmente intrapreso la discussione in questi termini, ma valuterà tutte le opzioni possibili per obbligare l’Italia a cambiare rotta”.

Se davvero Regno Unito e Francia (e altri Paesi a seguire) dovessero escludere l’Italia dal programma Erasmus e dal processo di Bologna, la vicenda colpirebbe oltre 20.000 studenti italiani. Una cifra enorme, rispetto a quella dei pochi (circa 200) lettori da tutelare. Uno sforzo maggiore del governo italiano per allinearsi adeguatamente alle regole del mercato unico e della parità di trattamento, garantirebbe una doppia tutela a favore degli studenti italiani: da un lato, la garanzia di un servizio fondamentale fornito dai lettori, ossia la possibilità di acquisire competenze linguistiche che rendano gli studenti italiani più competitivi sul mercato del lavoro; dall’altro lato, la garanzia per gli studenti italiani di poter arricchire il proprio curriculum con un’esperienza di studio all’estero. L’ambasciata britannica a Roma sta cercando di favorire il dialogo, finora mai avvenuto, tra il neo ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza e l’Associazione dei docenti stranieri in Italia (Allsi), presieduta da David Petrie, docente scozzese presso l’università di Verona, e personalmente colpito dalle discriminazioni della legislazione italiana. Il ministero italiano dell’istruzione non ha risposto alla richiesta di commenti.

In foto da sinistra a destra, Chris Burchett, David Petrie (presidente Allsi), Edward McMillan-Scott, John Young alla conferenza “Lettori: EU fairness for foreign language teachers” tenutasi al Parlamento Europeo a Bruxelles il 29 maggio scorso. (© European Parliament)

L' Autore - Ylenia Maitino

Laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli di Roma, ho ottenuto un diploma post-laurea in Economia presso la London Metropolitan University di Londra. Ho vissuto a Dublino, Londra e Bruxelles, dove dal 2005 seguo le politiche comunitarie riguardanti l’agricoltura e la sicurezza alimentare e, per passione personale, le tematiche riguardanti le industrie creative e il settore culturale. Ho pubblicato un libro di poesie in italiano e sono coautrice di una raccolta di novelle in inglese, recentemente pubblicata a Bruxelles. Da qualche mese curo un blog di arte e cultura.

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5 comments

  1. Allora Giulio è molto semplice. Una persona ASSUNTA COME DOCENTE in Olanda, in Germania o in Italia deve godere degli stessi diritti degli altri docenti non stranieri indipendentemente dalla propria nazionalità.

    Se un lavoratore in Norvegia, Francia, o qualsiasi altra nazione firmataria dei trattati europei, non gode degli stessi diritti di un altro collega semplicemente per una questione di nazionalità, stiamo parlando di discriminazione.

    P.s. l lettori (inizialmente assunti come docenti ed in seguito illegalmente demansionati in tecnici), pur svolgendo mansioni da docente nelle università italiane, non possono partecipare con scambio al progetto Erasmus, proprio perché non sono considerati docenti. Il Governo Britannico, vista quindi l’esclusione, per motivi discriminatori, dei propri connazionali dal progretto Erasmus sta valutando la possibilità di escludere l’Italia dallo programma stesso.

  2. in sintesi
    “The persistent refusal of the Italian university authorities to pay foreign lecturers on the same scale as Italian lecturers, to recognise continuity of employment and their refusal to hold fair competitions for full academic posts have been found to be in breach of European law and are, without doubt, the clearest mass systematic breaches of the treaty.“ The Irish Times 5 February 1999

    SEE DISCRIMINATION IN ITALIAN UNIVERSITIES http://www.allsi.org

  3. Posso chiedere un chiarimento?
    Non è chiaro in cosa consista la discriminazione.

    Ossia: esistono ostacoli per gli stranieri a perseguire la stessa carriera accademica che perseguono gli italiani, attraverso gli stessi canali?
    Ci sono forse docenti italiani che fanno corsi di lingue ed hanno trattamenti migliori?

    In Francia/Germania/Olanda un docente che si limitasse a fare corsi (ad esempio) di inglese in un dipartimento (ad esempio) di ingegneria, come fanno i lettori in Italia, avrebbe uno status pari a quello degli altri docenti? O come gestiscono gli altri stati queste cose?

    Non riesco ad immaginarlo a dirigere tesi, gestire torme di dottorandi, compiere attività di ricerca.

    Qui in Belgio ad esempio l’Università di Anversa, per cui lavoro io, ha un istituto di lingue “parauniversitario” che gestisce i corsi di lingue per gli studenti e non solo, e come potete osservare:

    https://www.uantwerpen.be/en/staff/els-heughebaert/

    c’è chi è inquadrato esattamente come personale tecnico-amministrativo, altri come personale accademico straordinario con contratti a termine di alcuni anni.

    • Giulio – La discriminazione consiste nella discrepanza tra lo stipendio (ed altri termini e condizioni) dei docenti italiani ed i docenti della categoria dei lettori, per definizione quasi tutti stranieri. I lettori non sono personale tecnico amministrativo ma docenti, sia per assunzione, sia per mansioni svolte, e il principio che devono godere di pari diritti con la docenza italiana è stato ribadito ben sei volte dalla Corte Europea di Giustizia. La vera domanda qui non è come sono le cose negli altri paesi ma come ha fatto il governo Italiano a sottrarsi dai suoi doveri per così tanto tempo.

    • Ylenia Maitino

      Caro Giulio, grazie per il tuo commento. La discriminazione nella vicenda dei lettori consiste nella disparita’ di trattamento (stipendio, status, impossibilita’ di ricorrere in giudizio, etc) sulla base della nazionalita’, in contrasto con le norme UE. I lettori sono docenti a tutti gli effetti, con orari full time e le qualifiche accademiche del caso, e pertanto, come avviene in altri Paesi (ad es. Il Regno Unito) gli dovrebbe essere riconosciuto lo status e il trattamento di docente universitario. Gli istituti di lingue parauniversitari a cui fai riferimento costituiscono una categoria a parte, cosi’ come gli assistenti di lingua o I tecnici di laboratorio, I quali hanno ruoli e orari differenti. La Corte UE ha condannato per ben sei volte il comportamento dell’Italia. La vera domanda da porsi a questo punto e’: cosa impedisce al Governo italiano di conformarsi alla legislazione UE? Il fatto poi che altri Paesi dovessero comportarsi come l’Italia, non autorizza il nostro governo a perseguire nell’illegalita’.

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