martedì , 14 agosto 2018
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Photo © US Department of Agriculture - www.flickr.com, 2012

Etichette alimentari: il PE chiede più trasparenza

Il Parlamento Europeo ha deciso di accogliere il richiamo ad etichette più trasparenti, approvando (con 460 voti favorevoli, 204 contrari e 33 astenuti) una risoluzione non vincolante che richiede che venga indicata l’origine delle carni anche nei prodotti trasformati, ad esempio lasagne e tortellini, dove due anni fa venne scovata la carne sospetta. Molti si ricorderanno infatti lo scandalo della carne di cavallo che ha investito il banco dei cibi pronti nel 2013, a partire da quello inglese.

Lo scandalo della carne di cavallo

Nelle lasagne preconfezionate, che si vantavano di contenere 100% carne bovina, venne ritrovata carne equina, scatenando il disgusto e l’orrore dei britannici, dove i cavalli sono visti quasi come le mucche in India. Uno scandalo alimentare che dall’Inghilterra si propagò poi su tutte le tavole, anche quelle italiane. Di primo acchito, sebbene sia disonesto mentire al consumatore, si potrebbe pensare che la carne di cavallo non sia dannosa, anzi, molti la consigliano poiché ricca di ferro. Peccato che tale carne provenisse da cavalli non destinati al macello, con tracce di fenilbutazone, un farmaco utilizzato per i cavalli sportivi, le cui carni appunto per questo non sono destinate all’alimentazione umana.

Dopo questa vicenda, un passo in avanti era già stato fatto lo scorso gennaio con l’entrata in vigore di nuove regole per l’etichettatura delle carni fresche, secondo cui è obbligatorio indicare in etichetta l’origine della carne bovina, ovina, caprina, suina e avicola. Ma in nome della trasparenza questo non bastava. Una quantità compresa tra il 30 e il 50% della carne, infatti, viene lavorata per ottenere altri prodotti finiti, dalla semplice carne speziata alla moussaka greca. Da qui la nuova risoluzione del PE.

I consumatori preferiscono risparmio o qualità?

La decisione non è stata frutto di un percorso senza ostacoli. Ha creato non poche controversie infatti un report della Commissione Europea sull’impatto della citazione del Paese d’origine delle carni negli alimenti lavorati. Tale documento, pubblicato nel dicembre 2013, se da una parte riconosceva l’importanza che per i consumatori riveste la tracciabilità della carne (47,4%), allo stesso tempo rivelava che il prezzo è un fattore più importante nella scelta d’acquisto (48,3%). Dettaglio non da poco, visto che secondo la Commissione tale modifica nell’etichetta porterebbe ad un aumento sostanziale del prezzo della carne (anche fino al 50%), poiché i produttori farebbero ricadere il costo delle nuove misure sui consumatori.

Ma a controbattere questi dati è arrivata l’organizzazione francese UFC Que Choisir, che, con altre cifre alla mano, ritiene che il report della Commissione sia stato influenzato dalle lobby dell’industria alimentare e che in realtà non ci sarà la prevista impennata nei prezzi.

Il dibattito al PE sulle etichette

Due posizioni che si sono riflesse anche nella plenaria del Parlamento Europeo, come prima nella commissione Ambiente di cui l’on La Via (NCD – PPE) è Presidente. Da una parte il PPE e l’ALDE (popolari e liberali), la cui maggioranza dei parlamentari ritiene che non sia tramite la citazione del Paese d’origine sulle etichette, ma piuttosto con controlli più rigidi, che si garantiranno alimenti sicuri ai consumatori: per questo sarebbe preferibile una citazione volontaria, che non peserebbe troppo né sulle tasche dei consumatori, né su quelle delle imprese. Dall’altra parte, Verdi e GUE (Sinistra Unitaria Europea), secondo cui i diritti dei consumatori non vanno sottomessi a nessuna logica di mercato.

Quella approvata dal PE rimane comunque una risoluzione non vincolante e non si sa quando (e se) la Commissione Europea prenderà carico della richiesta del Parlamento, visto che apparentemente ha un’agenda già molto piena, costellata di scadenze come i negoziati per il TTIP, dove certo la trasparenza dell’origine delle carni ha un valore determinante – negativo o positivo dipende dai punti di vista.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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