mercoledì , 21 febbraio 2018
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L'europarlamentare Heidi Hautala © European Union - EP 2015

Famiglia, sottrazione di minori sui tavoli del Parlamento UE

Il 10 febbraio scorso l’eurodeputata dei Verdi Heidi Hautala ha chiesto agli Stati membri di riconoscere l’adesione di Albania, Marocco, Armenia, Gabon, Russia, Seychelles e Singapore alla Convenzione dell’Aja del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori.

A partire dagli anni Ottanta, con il termine legal kidnapping gli Stati indicano il trasferimento illegittimo del minore o la sua permanenza illecita in un Paese diverso da quello di residenza abituale. La Convenzione dell’Aja del 1980 è lo strumento chiave e coinvolge 90 Paesi tra cui l’Italia: prevede l’immediato rientro del minore quando sia stato violato il diritto di affidamento, cioè quando sia stato illecitamente portato via o trattenuto in un diverso Paese senza il consenso dell’altro genitore. Per la sua applicazione è necessario che il minore sia residente abituale in uno Stato contraente e che la domanda alle Autorità centrali presso ogni Stato sia proposta entro 1 anno.

Legal kidnapping in Europa

Il problema della sottrazione internazionale dei minori interessa molto l’Europa: con l’eliminazione delle frontiere e la libera circolazione delle persone, è molto facile per il genitore non affidatario abusare del diritto di visita o trasferire illecitamente il minore da un Paese all’altro. L’Unione in materia di diritto di famiglia non ha alcuna attribuzione: tuttavia le politiche che è chiamata ad attuare si intrecciano strettamente al tema “famiglia”, tanto che si sono adottati nel tempo alcuni strumenti, seppur di carattere tecnico e non sostanziale, rivolti a risolvere conflitti di legge o a fissare la competenza del giudice quando le parti hanno nazionalità diverse.

Un regolamento europeo del 2003 integra la Convenzione dell’Aja: si applica agli Stati membri, esclusa la Danimarca, quando la sottrazione è avvenuta nel loro territorio, dà la competenza a decidere per il rimpatrio al giudice del Paese di residenza abituale del minore e soprattutto permette l’immediato riconoscimento ed esecutività delle sentenze munite del titolo esecutivo europeo, subito efficace in tutti gli Stati membri. La libera circolazione delle sentenze è stata finalmente riconosciuta anche in tema di responsabilità genitoriale indipendentemente che i genitori siano o no sposati, a differenza di quanto accadeva prima.

I nodi giuridici

Norme internazionali ed europee appaiono però poco coordinate: la Convenzione dell’Aja si applica ai minori di 16 anni mentre il regolamento non stabilisce che cosa si debba intendere per minore, e soprattutto c’è grande confusione sulla definizione di “residenza abituale”, un concetto perno perché si può parlare di sottrazione quando il minore è trasferito illecitamente o mantenuto in un Paese diverso da quello di residenza abituale. La Corte di giustizia ha cercato negli anni di fare chiarezza, riferendosi al luogo in cui il minore ha radicato la sua vita affettiva, familiare e relazionale. Ma cosa fare nei casi di soggiorni brevi o affidamento alternato tra genitori che si trovano in Stati diversi?

Difficili da trattare sono poi i casi in cui la sottrazione è avvenuta in Paesi non europei né aderenti alla Convenzione dell’Aja; qui tutto è affidato all’attività diplomatica dei Ministri degli Esteri. La situazione è molto delicata soprattutto per quanto riguarda i Paesi islamici, in cui i diritti dei due genitori non possono dirsi eguali: l’adesione di un Paese come il Marocco in questo senso è molto significativa.

La “famiglia europea”

Il dibattito dei giorni scorsi del PE ha sollevato alcune riflessioni sul diritto di famiglia nell’Unione: gli eurodeputati hanno detto che c’è ancora molto da fare. Viene da chiedersi se ci sia o se si potrà mai arrivare ad una nozione unitaria di “famiglia”: l’Unione ha adottato un atteggiamento pluralista, lasciando che ciascuno Stato membro dia una sua propria definizione. Alcuni punti fermi però ci sono: la Carta di Nizza e la CEDU sganciano l’idea di “famiglia europea” da quella di matrimonio e, secondo alcune interpretazioni, anche dalla diversità di genere dei partners. Pur mancando ancora una definizione comune, l’UE ha riconosciuto diritti in materia di ricongiungimento familiare, unioni formalmente registrate, coppie stabili e durature debitamente comprovate. In questa “babele” di nozioni, non bisognerebbe dimenticare che, al di là delle etichette, ciò che conta è la tutela dei diritti e un sistema come quello europeo, che oggi mette al centro la persona, non può tralasciare il confronto e la sfida su questi temi.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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