mercoledì , 21 febbraio 2018
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Finita l’ossessione per le agenzie di rating? Stretta della Commissione su trasparenza e responsabilità civile

Moody’s, Fitch, Standard & Poor’s: spauracchi dei governi nazionali, nel turbinio della tempesta finanziaria più volte si è temuto che il destino dell’Unione Europea potesse dipendere dai giudizi – qualora non perentorie sentenze – che le agenzie di rating forniscono riguardo l’affidabilità finanziaria dei suoi Paesi membri.

Era stato chiaro Michel Barnier, Commissario per il mercato interno ed i servizi:

I rating hanno un impatto diretto sui mercati e quindi sul benessere dei cittadini europei, non sono affatto semplici pareri; e le agenzie di rating hanno commesso gravi errori in passato. Non passiamo permettere che i rating aumentino ulteriormente la volatilità dei mercati. Le agenzie di rating dovranno operare con maggior trasparenza e rispondere dei loro errori.

Iniziava così, nel novembre 2011, l’offensiva della Commissione Europea per una regolamentazione dell’attività delle agenzie di rating, con l’intento di attaccare la sopravvalutazione accordata dagli istituti finanziari ai giudizi delle agenzie stesse, di instillare maggiore trasparenza nella formulazione dei rating e contrastare il conflitto d’interesse dei soggetti che detenevano contemporaneamente partecipazioni nell’agenzia di rating e nell’ente valutato. Con un forte invito alla responsabilizzazione nei confronti dei cittadini, veniva proposta la responsabilità civile per le agenzie che avessero danneggiato gli investitori con comportamenti contrari allo schema normativo in vigore. La proposta di direttiva, infatti, si rifaceva all’impianto legislativo vigente fornito dal regolamento CRA I (n. 1060) del 2009, la prima formulazione giuridica comunitaria che rispondesse all’appello del G20 tenutosi a Washington nel 2008 per una completa regolamentazione di tutti i soggetti e prodotti circolanti sui mercati finanziari internazionali. Il testo fu emendato dal regolamento CRA II (n. 513) del 2011, con il quale ci si andava a conformare all’istituzione della European Securities Market Authority (ESMA), cristallizzando alcuni principi fondamentali nella regolazione dell’attività della credit rating agency (CRA): innanzitutto il rispetto di alcuni standard minimi di indipendenza, integrità e qualità del rating per poter accedere al registro europeo tenuto dall’ESMA e un elevato livello di trasparenza delle metodologie utilizzate e dell’azionariato, per ovviare al conflitto di interesse. Infine, in capo all’ESMA venivano assegnati significativi poteri di vigilanza e sanzione, un accentramento che permetteva di assicurare un più omogeneo rispetto delle norme comunitarie.

Il percorso della proposta per una nuova normativa si conclude dunque oggi con l’entrata in vigore del Regolamento 462 e della Direttiva 14, entrambi licenziati lo scorso 21 maggio, dopo l’approvazione da parte del Parlamento nel mese di gennaio, e annunciati dallo stesso Barnier in una conferenza stampa di martedì:

Sono veramente soddisfatto nell’affermare che, dopo solo un anno e mezzo dalla proposta, le nuove norme siano pronte ad entrare in vigore. Con esse, le agenzie di rating saranno più trasparenti e responsabili nell’emettere i loro giudizi sui debiti sovrani. Le nuove regole forniranno anche maggior competizione tra le agenzie e ridurranno l’eccessivo affidamento riposto dagli enti finanziari nei loro confronti.

I punti salienti della nuova normativa risiedono infatti nel tentativo di spostare la dipendenza degli istituti finanziari dal giudizio delle agenzie, integrandolo con una più completa attività di due diligence e di miglioramento delle procedure interne di valutazione di rischio, soprattutto per quanto riguarda la gestione e l’emissione di prodotti di finanza derivata. Già dal 2012 il regolamento 446 richiedeva alle agenzie dettagliate informazioni riguardo i rating forniti a strumenti finanziari strutturati frutto di cartolarizzazione di beni mobili ed immobili, mutui ipotecari, titoli obbligazionari e cambiali finanziarie commerciali (ABS, MBS , CDOs, asset-backed commercial papers). La nuova direttiva compie un passo avanti, richiedendo agli emittenti di questi titoli di affidare ogni quattro anni il proprio rating ad agenzie diverse, con l’obbligo di rivolgersi ad almeno due enti di valutazione contemporaneamente. Questi provvedimenti rientrano nelle strategie di contrasto al conflitto di interesse generato dal rapporto fra soggetto valutato ed ente di valutazione. Solitamente regolato dal principio “issuer pays”, per cui l’emittente ottiene un rating su corresponsione di una tariffa, il regime odierno può infatti ingenerare valutazioni troppo generose da parte dell’agenzia, intenta a non “spaventare” potenziali clienti, e dunque distorsive dell’informazione fornita agli investitori.

Con l’intento di offrire maggiore trasparenza, si obbligheranno le CRA a rendere note eventuali partecipazioni di propri azionisti (detentori di più del 5% delle azioni o dei diritti di voto) nel capitale di enti oggetto di valutazione: l’obbligo di pubblicità scatta per partecipazioni superiori al 5%, mentre il divieto di rating scatta qualora le quote azionarie detenute superino il 10%. E’ inoltre vietato al singolo soggetto di detenere quote azionarie superiori al 5% in più agenzie di rating, con l’intento di spezzare il monopolio dei grandi gruppi e di favorire l’emergere di nuove agenzie concorrenti. Dal giugno 2015 l’ESMA renderà inoltre disponibile la European Rating Platformregistro in cui verranno inseriti tutti i rating prodotti dalle 28 agenzie registrate presso l’authority di vigilanza, per fornire agli investitori un quadro chiaro e completo dei prodotti presenti sui mercati.

La normativa è in grado, infine, di ridurre la capacità delle agenzie di produrre panico e volatilità sui mercati con annunci improvvisati – e talvolta dalle tempistiche inappropriate – su rating e outlook di titoli privati, ma soprattutto dei titoli di debito sovrano: da quest’anno al termine del mese di dicembre le agenzie saranno obbligate a fornire una calendarizzazione delle pubblicazioni dei rating, per un massimo di tre per l’anno successivo, fissandole nelle giornata di venerdì, a mercati chiusi. Agli emittenti verrà inoltre fornita con un giorno d’anticipo comunicazione dettagliata – a personale espressamente preposto dagli stessi ad analizzare e segnalare eventuali errori – circa metodologia e ratio con cui viene emanato il giudizio. Il combinato disposto con la previsione della responsabilità civile per le agenzie che siano responsabili di rating errati, rispetto ai criteri obbligatori elencati nel regolamento 446/2012, o di altra violazione dei regolamenti CRA – con onere della prova a carico dell’agenzia in quanto unica depositaria delle metodologie utilizzate – circoscrive così fortemente il potere distorsivo nella mani di questi attori finanziari.

Junk o tripla A ? Da oggi la minaccia del downgrade e della presunta divisione degli Stati europei in famigerati “club” sembrano decisamente affievolite.

In foto: Michel Barnier, Commissario per il mercato interno ed i servizi, nel corso di una conferenza stampa (Foto: European Commission)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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