martedì , 20 febbraio 2018
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Fisco: Commissione contro Apple, Fiat e Starbucks

Tassazione internazionale, regimi favorevoli a multinazionali e aiuti di Stato. Sono i temi delle tre inchieste approfondite che la Commissione Europea ha aperto l’11 giugno per indagare sul regime dei c.d. “transfer pricing” in materia di tassazione societaria di Apple (Irlanda), Starbucks (Paesi Bassi) e Fiat Finance & Trade (Lussemburgo). Si tratterà di stabilire se le decisioni prese dalle autorità fiscali in Irlanda, Paesi Bassi e Lussemburgo riguardanti le imposte sul reddito pagate rispettivamente dalle tre società siano conformi alla normativa UE in materia di aiuti di Stato. L’avvio di un’indagine approfondita offre ai terzi interessati, così come ai tre Stati membri in questione, la possibilità di presentare osservazioni, le quali tuttavia non pregiudicheranno l’esito delle indagini.

“Nel contesto di bilanci ridotti è importante che le grandi multinazionali paghino la loro parte di tasse”, ha detto il Commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia. “Le regole Ue – ha proseguito Almunia – impediscono agli Stati di prendere misure che permettono a certe imprese di pagare meno imposte rispetto a quelle che dovrebbero se le regole fiscali dello Stato membro fossero applicate in modo equo e non discriminatorio”. Il Commissario al Fisco Algirdas Semeta ha aggiunto che “un fisco equo è essenziale per l’integrità del mercato unico, per la sostenibilità degli Stati e per avere condizioni uguali per tutte le aziende”.

Secondo le indagini preliminari condotte dalla Commissione, Apple, Starbucks e Fiat Finance & Trade hanno ricevuto notevoli sgravi fiscali grazie al sistema dei “tax rulings”: sentenze emesse dalle autorità fiscali a richiesta delle società sul calcolo della base imponibile delle proprie attività sul mercato. Questo meccanismo consiste in uno scambio di lettere di patronage, attraverso cui le autorità fiscali si accordano con le aziende sull’ammontare delle imposte societarie o sull’uso di disposizioni fiscali speciali. Il meccanismo del “tax ruling” viene utilizzato, in particolare, per confermare gli accordi sui “transfer pricing”, che si riferiscono ai prezzi fissati per i beni venduti o i servizi forniti da una filiale all’altra dello stesso gruppo multinazionale. Il “transfer pricing” influenza la destinazione dell’utile imponibile tra filiali di un gruppo che si trovano in Paesi diversi ed è una delle operazioni più diffuse nell’ambito dell’elusione fiscale.

Il “tax ruling” può costituire aiuto di Stato ai sensi della normativa UE se il sistema viene utilizzato per fornire vantaggi selettivi ad una società o un gruppo di aziende specifiche. Secondo l’articolo 107 (1) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), gli aiuti di Stato che incidono sugli scambi tra Stati membri e rischiano di falsare la concorrenza, favorendo talune imprese, sono in linea di principio incompatibili con il mercato unico dell’UE.

L’Antitrust europeo esaminerà se le tre modalità di “transfer pricing” si traducano in aiuti di Stato a favore delle imprese beneficiarie: le filiali irlandesi di Apple International e di Apple Operations Europe, Starbucks EMEA Manufacturing BV nei Paesi Bassi, e Fiat Finance & Trade in Lussemburgo.

Fiat Finance & Trade ha manifestato stupore all’indomani dell’apertura dell’inchiesta, mentre Apple si è dichiarata “orgogliosa di operare in Irlanda” e Starbucks ha assicurato come la società sia in regola “con tutte le significative norme, leggi e linee guida fiscali olandesi”.

La Commissione esaminerà la conformità con le norme sugli aiuti di Stato dell’UE dei tre Stati membri al fine di garantire condizioni di parità e trattamento non discriminatorio tra aziende nazionali e imprese multinazionali, le quali negli ultimi anni hanno operato una pianificazione fiscale aggressiva nel territorio dell’UE. Il già noto caso Apple, che nel 2013 avrebbe pagato poco più del 3% di tasse su un fatturato di 74 miliardi di dollari, godendo del ‘paradiso fiscale’ irlandese, denota come le multinazionali sempre più sovente utilizzino strategie di pianificazione per ridurre il loro carico fiscale globale, sfruttando gli aspetti tecnici dei sistemi più agevolanti e riducendo sensibilmente gli oneri societari.

Alla Commissione Europea l’arduo onere di dissolvere la matassa di un quadro normativo di tassazione internazionale inesistente, le cui lacune giuridiche si traducono inevitabilmente nelle scappatoie fiscali percorribili dalle società controllate e dai bracci operativi all’estero delle grandi multinazionali.

(Foto: machechyp – www.flickr.com) 

L' Autore - Silvia Cardascia

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma, con specializzazione in Diritto Internazionale dell’Economia e dell’Ambiente. Dalla mia tesi di ricerca sul trattamento degli investimenti diretti esteri in Turchia e le mie successive esperienze sia nel settore del commercio estero che nel non profit nasce il mio interesse per la regolamentazione internazionale in materia di commercio, IDE e azione esterna dell'UE. Scrivo per il blog www.failcaffe.it e sono un’appassionata di geopolitica e Medio Oriente.

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