domenica , 25 febbraio 2018
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Margrethe Vestager - © European Commission 2015

Gazprom-UE, inizia il braccio di ferro

Dal “cartello” dei mezzi pesanti a Google, passando per l’indagine sullintesa Alstom-General Electric: l’elenco degli imputati finiti sotto la lente d’ingrandimento della Commissione Europea è un susseguirsi di grande firme, da quando al vertice della DG Concorrenza siede Margrethe Vestager. Ora, il nuovo “sceriffo” dell’antitrust a dodici stelle ha nel mirino un altro gigante: Gazprom.

I tre capi d’accusa

Con una risolutezza che ricorda quella del Mario Monti dei primi anni Duemila, ai tempi del blocco all’intesa Honeywell-General Electric e dell’istruttoria del caso Microsoft, la 47enne danese ha annunciato mercoledì l’invio al gigante russo degli idrocarburi di una comunicazione delle irregolarità riscontrate nel corso di più di due anni di indagini.

Tre le motivazioni che portano ad accusare Gazprom di abuso di posizione dominante, in primis la limitazione alla circolazione del gas in otto Paesi UE (Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Bulgaria), di cui Gazprom è il primo fornitore con quote di mercato che variano dal 50% al 100%. Dito puntato contro il divieto di riesportazione del gas e le clausole che obbligano la società acquirente a distribuire il gas solo sul territorio nazionale, con eventuali eccezioni che devono passare al vaglio di Gazprom. Sono inoltre denunciate l’intromissione della società russa nel controllo di infrastrutture energetiche strategiche (quali il gasdotto polacco Yamal) e la subordinazione della vendita di gas alla partecipazione a progetti firmati Gazprom, come accadde alla Bulgaria con l’ormai defunto South Stream.

Le rilevazioni della Commissione, infine, denotano come la pratica di indicizzazione dei prezzi del gas a quelli di un paniere di prodotti petroliferi, anziché ai prezzi di mercato o ai costi di produzione, abbia segmentato e danneggiato i mercati europei con prezzi sfavorevoli.

Incrocio di dossier

Dopo l’indagine a carico della compagnia bulgara BEH per abusi sul mercato dell’elettricità in Bulgaria, il fascicolo Gazprom è la dimostrazione che la DG Concorrenza sarà in prima linea nella difesa dell’integrazione dei mercati nel quadro dell’unione energetica.

Le dichiarazioni della Commissione, inoltre, arrivano quasi in contemporanea alla visita ad Atene del CEO della compagnia russa Alexei Miller per negoziare l’adesione della Grecia al Turkish Stream, il gasdotto che sostituisce South Stream nei piani di Gazprom per portare 47 miliardi di metri cubi di gas in Europa dal 2019 attraverso, appunto, un hub greco. Già il bilaterale Tsipras-Putin di inizio aprile era servito a porre le prime condizioni, quali l’anticipo dei diritti di transito per quasi 3 miliardi di euro a favore della Grecia. Tentazioni che anche il dipartimento di Stato americano pare voler spegnere sul nascere, con una controfferta al Ministro degli Esteri greco Kotzias in visita a Washington la scorsa settimana.

“Se vuole operare in Europa, Gazprom dovrà farlo secondo le regole europee” ha affermato la Vestager in conferenza stampa. Due giorni dopo, ha rafforzato il messaggio anche il Commissario per l’Energia Miguel Cañete, affermando che “troppi Paesi dipendono ancora per intero da Gazprom”. Fondamentale quindi la diversificazione attraverso la tutela delle infrastrutture strategiche – quali il gasdotto TAP nel corridoio Sud, in cui la Grecia costituisce la porta verso l’Europa, proprio come nel Turkish Stream – e un incremento nell’uso del gas naturale liquefatto (GNL) e nel potenziamento delle strutture per liquefazione e stoccaggio.

Le reazioni

In un comunicato ufficiale, la compagnia ha dichiarato infondate le accuse e lo stesso Ministro degli Esteri Sergei Lavrov è intervenuto per ricordare che tutti i contratti firmati dai Paesi coinvolti con Gazprom rientravano nel pieno rispetto delle normative europee. Anche Ben Aris, direttore di Business New Europe interpellato dall’agenzia russa RIA Novosti, punta il dito contro la retroattività dei provvedimenti della Commissione, salutati invece con favore dal Ministro delle Finanze polacco Mikołaj Budzanowski, che li ha definiti “la decisione del secolo”.

Ora Gazprom ha dodici settimane di tempo per replicare alla comunicazione della Commissione: se il procedimento dovesse completarsi a suo sfavore, la sanzione potrebbe arrivare al 10% del fatturato che nel 2013 ha toccato i 122 miliardi di euro. Uno sprone in più per la Camera bassa del Parlamento russo che venerdì ha ratificato l’accordo per la vendita di gas alla Cina da 400 miliardi di dollari.

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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One comment

  1. Il problema è che se Gazprom viene multata può smettere dii vendere gas in Europa; non si può obbligare nessuno a vender una cosa che gli appartiene. Attualmente la Russia può esportare il proprio gas in Asia senza paura di essere sanzionata, semplicemente sulla base di accordi bilaterali. In ogni caso bisogna vedere se queste normative sono entrate in vigore prima o dopo la firma dei contratti. Se fossero entrate in vigore dopo è ovvio che non possono scattare sanzioni e che Gazprom potrebbe ricorrere ad arbitrati internazionali. La cosa più semplice sarebbe quella di modificare i contratti senza sanzioni.

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