martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Thomas van de Weerd - www.flickr.com, 2008

Google: il PE chiede lo scorporo delle attività commerciali

Nella seduta plenaria del Parlamento Europeo del 27 novembre scorso una risoluzione non vincolante rivolta alla Commissione Europea è stata approvata con 174 voti contrari e 56 astenuti. La risoluzione, presentata da PPE e socialisti (con il tedesco della CDU Andreas Schwab, vicino ad Angela Merkel, come primo firmatario) ed appoggiata dai liberali dell’ALDE, ha come oggetto la richiesta di separare i servizi di ricerca online dei motori di ricerca dagli altri servizi commerciali forniti dalle medesima società.

Più esplicitamente, si chiede alla Commissione “di fare in modo di impedire ogni abuso nel marketing di servizi correlati da parte di operatori di motori di ricerca” e la si esorta ad impegnarsi affinché i risultati delle ricerche “non siano discriminatori”. In particolare, la risoluzione richiede: “l’indicizzazione, la valutazione, la presentazione e il ranking da parte dei motori di ricerca devono essere imparziali e trasparenti.”

Il Parlamento Europeo preme perché si acceleri sul mercato unico digitale, poiché il settore è considerato avere un enorme potenziale per la crescita. Il PE sollecita poi “un’ulteriore inchiesta sulle attività dei motori di ricerca”, in modo da “prevenire ogni abuso nel marketing dei servizi interconnessi agli operatori dei motori di ricerca”. In molti ritengono che la mossa sia nello specifico rivolta contro Google, puntando, senza nominarlo, al ‘break up‘ delle sue attività.

Per break up si intende la separazione delle attività di Google come motore di ricerca dalla galassia delle sue ulteriori attività commerciali, che sembrano trarre enormi vantaggi dalla disponibilità di dati, notizie ed informazioni raccolte dal motore di ricerca. A partire dalle ricerche effettuate da ciascun utente su Google, i dati raccolti vengono poi elaborati e studiati in modo tale da individuare dei target specifici di utenti a cui proporre determinati servizi e prodotti commerciali, che rispecchino gusti e preferenze della tipologia di utenti individuati, riscuotendo pertanto un successo commerciale. Considerando che Google gestisce il 90% delle ricerche su internet in Europa, si può capire l’attualità della problematica, che già negli ultimi anni era stata portata alla luce e sottoposta al vaglio del Commissario antitrust, oggi Margarethe Vestager.  Sarà suo compito decidere se rendere più severe le regole antitrust per l’azienda statunitense.

Nel frattempo, le aziende concorrenti di Google avevano chiesto alla Commissione di indagare sulla sua esclusiva per la vendita di pubblicità legata alle parole chiave cercate dalle persone, oltre che, in particolare, su tutta una serie di tematiche legate al modo in cui Google mostra le sue vertical search (le ricerche su un tema specifico, ad esempio i viaggi) in confronto a quelle dei concorrenti. Altri motivi di perplessità sono individuati nelle modalità con cui Google usa i contenuti di altri siti web per i suoi servizi e nel divieto agli inserzionisti di spostare le loro campagne pubblicitarie su altri motori di ricerca.

Si chiede alla Commissione di rivedere le regole della concorrenza, ma l’antitrust UE è fermo nel ribadire che sul caso Google “l’applicazione della normativa antitrust deve restare indipendente dalla politica”, in quanto è fatto obbligo all’esecutivo europeo di tenere presenti i valori cruciali della legge sulla concorrenza, ovverossia rispettare i diritti di tutte le parti e restare neutrale e giusta.

Nei giorni precedenti la votazione della risoluzione, si è scatenata la controffensiva mediatica e politica dagli Stati Uniti, con lettere anche dal Congresso. Cionondimeno la risoluzione è stata adottata a larga maggioranza dal Parlamento Europeo e, anche se non vincolante, invia un forte segnale politico a Washington, che la considera il preludio di un’offensiva europea (e soprattutto tedesca) contro il monopolio americano nel digitale in generale, ma in particolar modo contro Google.

L' Autore - Agata Silvia Zanghì

Dottoressa in legge, Laurea Magistrale conseguita all’Università di Catania con tesi vertente su austerity, Fiscal Compact e MES, nella stessa città frequento la scuola forense “Fondazione Vincenzo Geraci” e sono stata selezionata dal Tribunale ordinario di Catania per svolgervi tirocinio formativo. Dal 2013 sono praticante avvocato presso un’Amministrazione Pubblica. Appassionata di diritto internazionale ed europeo, il mio biglietto da visita è l’ottimo inglese.

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