venerdì , 24 novembre 2017
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Il Commissario EU alla Concorrenza Margrethe Vestager © European Union, foto di Georges Boulougouris

Google e concorrenza, la multa record della Commissione UE

2,424,495,000 €: a tanto ammonta la sanzione per abuso di posizione dominante che la Commissione europea ha comminato a Google, sostenendo che il gigante del tech manipolerebbe i risultati del suo motore di ricerca per avvantaggiare il suo servizio Google Shopping (precedentemente conosciuto come Froogle e Google Product Search).

Le ragioni della Commissione

A partire dal 2008, il servizio di ricerca online di Google detiene in tutti i Paesi EEA una quota di mercato che supera il 90%. Il monopolio di Big G è accentuato dalla forte barriera all’entrata che caratterizza questo mercato. Sebbene assumere una posizione dominante non sia vietato dal diritto dell’UE, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia la società che si trova in tale condizione ha la speciale responsabilità di non abusarne limitando la concorrenza nel mercato in cui ha assunto tale posizione o in un mercato parallelo come quello dello shopping online.

Il procedimento e’ stato avviato dalla Commissione in seguito ad un cambio di strategia di Google Shopping che ha portato alla violazione della normativa europea antritrust con riferimento ai servizi di comparazione di acquisti online e alle conseguenti segnalazioni da parte dei competitors di Mountain View. Per giungere alle proprie conclusioni, la Commsisione ha analizzato i risultati di circa 1,7 miliardi di ricerche da parte degli utenti di Google, esperimenti sull’impatto della posizione dei risultati sul comportamento dei consumatori e un’ampia investigazione basata su questionari compilati da consumatori e imprese concorrenti.

In seguito a tale analisi, il Commissario per la Concorrenza Margrethe Vestager ha concluso che Google avrebbe manipolato il suo algoritmo per favorire sistematicamente il suo servizio di comparazione delle offerte rispetto a quelli dei competitor, in particolare sottraendo il primo al calcolo dell’algoritmo generico di ricerca. Di conseguenza, quando un consumatore cerca un prodotto tramite Google Search, i prodotti sponsorizzati sono messi in rilievo nelle prime pagine dei risultati; al contrario, i servizi di comparazione concorrenti piu’ in rilievo si trovano solamente intorno a pagina quattro a causa della cosiddetta “demotion”.

La Commissione ha provato che il 95% dei click dei consumatori si concentra sulla prima pagina dei risultati, e sui primi risultati nel caso di ricerca da smartphone: insomma, i prodotti sponsorizzati da Google vengono cliccati con maggiore frequenza rispetto a quelli dei concorrenti, consentendo a Moutain View di realizzare ampi ricavi. La Commissione ha poi quantificato precisamente l’aumento del traffico che la violazione dell’Articolo 102 TFUE ha garantito a Google: ad esempio, nel Regno Unito tale pratica illegale ha portato ad un aumento di 45 volte del traffico di Google Shopping, mentre il traffico di alcuni dei concorrenti è colato a picco fino al 92% e non è mai stato recuperato del tutto.

In conclusione, il declassamento dei servizi di comparazione degli acquisti dei concorrenti a vantaggio di Google Shopping rappresenta abuso di posizione dominante a danno dei primi e dei consumatori, che vedono le proprie possibilità di scelta nel merito limitate.

La posizione di Google

Kent Walker, vice-presidente e consigliere generale di Google, si è schierato contro il provvedimento della Commissione e ha annunciato che la multinazionale del tech sta valutando un eventuale appello della decisione.

Secondo Walker, l’ordine dei risultati del motore di ricerca non sarebbe influenzato da Google e i competitor che si trovano in una posizione di svantaggio dovrebbero attribuirne la responsabilita’ all’incapacita’ di adeguarsi alle esigenze del mercato. A tale proposito, Walker ha portato l’esempio di Amazon, che è riuscita a conquistarsi una fetta di mercato significativa: l’argomentazione di Mountain View sembra però poco fondata perché Amazon è una piattaforma di acquisto e non presta un semplice servizio di comparazione degli acquisti come Google Shopping.

I prossimi passi del contenzioso

Il valore della multa è stato calcolato in base alla durata dell’infrazione e al fatturato realizzato da Google Shopping nei Paesi EEA dove Google offre questo servizio e in cui è stata compiuta l’infrazione (Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Repubblica Ceca, Austria, Belgio, Danimarca, Norvegia, Polonia e Svezia).

Questa sanzione record, la più alta mai comminata dall’UE, dovrà essere pagata da Google nel termine di 90 giorni, stesso termine entro il quale la multinazionale dovra’ porre fine alle infrazioni compiute nel rispetto del principio di parità di trattamento dei competitors. Nel caso in cui la multa venisse pagata, la somma ricadrebbe all’interno del bilancio generale dell’Unione e sarebbe poi redistribuita agli Stati proporzionalmente al loro contribuito annuale al budget europeo.

Entro lo stesso termine di tre mesi Mountain View ha anche diritto di impugnare la decisione davanti alla Corte di Giustizia. Tuttavia, anche nel caso in cui lo facesse, la multinazionale dovrebbe comunque prestare una garanzia bancaria per un eventuale pagamento futuro. Nel caso in cui ignorasse la sanzione senza pagarla né impugnare il provvedimento, Google rischierebbe di dover pagare una penale giornaliera che potrebbe raggiungere il 5% del fatturato medio globale giornaliero di Alphabet, la parent company di Google.

A causa di tale decisione, Big G rischia inoltre di dover far fronte ad un numero significativo di azioni civili per danni da parte di soggetti che sono stati negativamente colpiti dall’abuso di posizione dominante, azioni incoraggiate dalla Direttiva 2014/104.

Infine, i guai di Google con la Commissione potrebbero non essere finiti. Infatti, essa si e’ espressa preliminarmente in due casi attualmente sotto investigazione affermando che Mountain View starebbe violando la normativa antitrust dell’Unione con riferimento ad Android e Ad Sense. In ogni caso, anche se questi procedimenti non sfociassero in sanzioni, la multa record inflitta al gigante del tech dovra’ cambiare radicalmente il modo in cui Google opera nei Paesi EEA.

L' Autore - Sofia Roveta

Laureanda in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Torino. Appassionata di Diritto dell'UE e Diritto Internazionale, un interesse coltivato anche tramite la partecipazione ad alcuni progetti di respiro internazionale quali una Moot Court in arbitrato commerciale internazionale ed un progetto di assistenza ai richiedenti asilo promosso dallo IUC di Torino. Interessata alla dimensione transnazionale ed alla comparazione di modelli giuridici, ho avuto ed ho la fortuna di svolgere periodi di studio all'estero fra Parigi e Londra. Appassionata di scrittura, e già redattrice di alcuni blog e testate, sono felice di collaborare con Europae

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