mercoledì , 15 agosto 2018
18comix

Gran Bretagna: semafori ancora accesi sulle etichette degli alimenti

I semafori inglesi non si sono ancora spenti. Europae aveva parlato lo scorso dicembre della decisione del governo d’Oltre Manica di apporre sugli imballaggi dei cibi etichette con simboli rossi, gialli e verdi, a seconda che l’alimento in questione venisse considerato più o meno salutare. Una decisione che non era stata ben accolta da molti Paesi, in primis dall’Italia, che aveva visto prodotti simbolo del made in Italy, come l’olio d’oliva, bollati di rosso, ovvero sconsigliati ai consumatori. Ma le critiche al sistema britannico non si sono fermate stavolta alle mere dichiarazioni.

Dallo scorso dicembre, infatti, il quadro si è evoluto. Se da un lato il 98% dei marchi della grande distribuzione ha deciso di adottare questo sistema di etichettatura volontario, dall’altro la parte scontenta di questa pratica volontaria si è allargata, contando ad oggi ben 17 Stati membri con la recente aggiunta della Polonia.

L’Italia, in tal senso, ha preso la guida del gruppo degli scontenti, presentando due ricorsi che hanno portato all’apertura da parte della Commissione Europea di indagini (EU Pilot) per analizzare se effettivamente questo sistema di etichettatura introdotto dal Regno Unito possa essere contrario alle regole del mercato interno. Al momento la Commissione Europea sta esaminando la risposta del Regno Unito e valuterà nelle prossime settimane se aprire una procedura d’infrazione a causa del labelling o se ritenere le spiegazioni britanniche sufficienti per chiudere il caso, secondo anche quanto spiegato dal Commissario per l’Industria Antonio Tajani, che sta seguendo assieme al Commissario alla Salute Tonio Borg la vicenda.

In questi giorni, tuttavia, è arrivata a porre nuova carne sul fuoco anche la voce dell’altro gigante dell’agro-alimentare europeo, la Francia: sono stati infatti presentati due ricorsi anche dall’associazione francese dei trasformatori delle industrie lattiero casearie (Atla) e da quella delle industrie agroalimentari francesi (Ania).

Secondo quanto sostenuto dall’ormai ex Ministro agli Affari Europei italiano, Enzo Moavero, il sistema di etichettatura semaforico non è obiettivo, è piuttosto discriminante e presenta i caratteri di un cartello, dove la grande distribuzione, ormai quasi completamente allineata sul nuovo sistema di etichettatura, sta facendo pressione anche sui piccoli marchi. L’ex Ministro, allo scorso Consiglio Competitività, infatti, si chiedeva ” ci troviamo di fronte ad una pratica concordata, un cartello, a un boicottaggio collettivo o altro?”.

L’Italia in tal senso si era dimostrata compatta nella denuncia del nuovo sistema: anche l’ex Ministro alle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, aveva espresso un giudizio severo riguardo al nuovo sistema di etichettatura e l’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino si era mossa, scrivendo al collega britannico William Hague. Nonostante il rimpasto di governo, è più che scontato che la posizione italiana rimarrà, in merito a tale problema, la stessa, in quanto le aziende, l’export e il denaro in gioco, qualunque sia il tipo di governo, sono rimasti gli stessi.

La posizione del fronte italiano è anche sostenuta dalla Rappresentanza europea delle Piccole e Medie Imprese (Ueapme), secondo cui effettivamente il nuovo sistema di etichettatura mette sotto pressione le piccole ditte e per questo vorrebbe venisse elaborata una valutazione di impatto di tale etichettatura sul sistema industriale.

Dal canto suo, il Regno Unito, si giustifica sostenendo che si tratta di una pratica legittima, per di più di natura volontaria, che peraltro è utilizzata anche da altri Paesi, seppure sotto forme differenti e non con bollini semaforici. In aggiunta, ritiene che l’efficacia di questo tipo di etichettatura per la lotta all’obesità, tanto in età adulta che infantile, – il 60% degli adulti e il 30% dei bambini inglesi è in sovrappeso- non sia da sottovalutare. Starà alla Commissione fare da ago della bilancia.

Certo continua un po’ a disorientare l’idea che prodotti di vanto come il Prosciutto San Daniele o il Parmigiano Reggiano, che tutto il mondo cerca di copiare, vengano bollati di rosso. Chissà che magari il sistema, anziché allontanare i consumatori inglesi, fan della dieta mediterranea, non riesca finalmente a scoraggiare i contraffattori.

(Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

Check Also

Big Data: cosa prevede il regolamento del 2016

La principale fonte in materia di dati personali è costituita dal regolamento europeo 2016/679 del …

One comment

  1. Col semaforo si può risparmiare il proprio cervello fuggendo come tabù il rosso e ingozzandosi di verde, anziché magari pensare di smaltire i grassi con attività sportiva o bilanciare il resto della dieta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *