giovedì , 22 febbraio 2018
18comix
Fiat e Starbucks
Il Commissario Vestager in conferenza stampa © European Commission, 2015

Guai per FIAT e Starbucks: vantaggi fiscali illegali

Il 21 ottobre, a seguito di indagini approfondite che hanno preso il via nel giugno 2014, la Commissione Europea ha stabilito che i vantaggi fiscali selettivi concessi dalle autorità lussemburghesi a FIAT Finance and Trade (la società controllata da FCA che offre servizi di tesoreria e finanziamento alle imprese del gruppo presenti nell’UE) e dalle istituzioni olandesi a Starbucks Manufacturing EMEA (società di torrefazione del caffè di Starbucks) sono incompatibili con le regole UE in materia di aiuti di Stato e sono, pertanto, illegali.

La condanna degli accordi fiscali di FIAT e Starbucks

Il Comissario per la Concorrenza, Margarethe Vestager, ha dichiarato che: “i ruling fiscali emanati dalle autorità nazionali allo scopo di ridurre artificiosamente l’onere fiscale di una società non sono conformi alle norme UE sugli aiuti di Stato. […] Tutte le imprese, grandi o piccole, multinazionali o non, devono pagare la loro giusta quota di tasse“. 

Importante sottolineare, però, che la Commissione considera generalmente i ‘ruling fiscali‘ come strumenti perfettamente legali. Infatti, non sono altro che lettere di patronage che le autorità fiscali di un certo Paese emanano a favore di determinate imprese per meglio spiegare loro le modalità di calcolo delle imposte societarie o d’applicazione di alcune disposizioni fiscali speciali.

Tuttavia, al 170 di Rue de la Loi ritengono che quelli in esame non riflettano “la realtà economica” e che si basino su “metodi complessi e artificiali” con lo scopo di determinare gli utili imponibili delle imprese. In particolare, hanno asserito che i due ‘ruling fiscali’ in questione hanno fissato dei ‘prezzi di trasferimento’ (i prezzi per la vendita di beni e servizi tra società dello stesso gruppo) che non “corrispondono alle condizioni di mercato” e che hanno comportato un trasferimento ingiustificato di utili all’estero per ridurre così la pressione fiscale sull’azienda. Sono dunque pratiche in conflitto con le norme europee, poiché concedno un vantaggio sleale a determinate imprese a discapito, in particolare, delle PMI.

Le conseguenze economiche e politiche

La Commissione ha quindi ingiunto ai due Paesi coinvolti di recuperare l’ammontare delle tasse non versate dai due colossi del caffè e dell’automobile (20/30 milioni di euro ciascuna, ma il calcolo esatto sarà lasciato alle singole autorità statali), in modo da eliminare il ‘gap’ causato e ripristinare la parità di trattamento. Le suddette somme, per i critici del sistema ed a detta della stessa Verstager, non appaiono particolarmente notevoli. Tuttavia, questa vicenda è destinata a lasciare lunghi strascichi politici ed economici. 

Da un punto di vista economico, la decisione della Commissione ha anche causato scompigli nelle sale riunioni di migliaia di compagnie che hanno usufruito degli sgravi fiscali messi a disposizione dal governo del Lussemburgo. Queste potrebbero, infatti, voler raggiungere un compromesso con le casse del Granducato, piuttosto che attendere di finire inesorabilmente schedate all’interno dell’enorme opera investigativa europea e di veder, perciò, compromessa la propria visibilità pubblica e una sicura spesa maggiore.

A livello politico, invece, lo scandalo ha messo in difficoltà il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, in quanto quest’ultimo ricopriva la carica di premier al momento della concessione degli sgravi fiscali illegali a FIAT. Inoltre, come riporta il Wall Street Journal, questo provvedimento potrebbe avere anche serie ripercussioni su quello che è un elemento chiave del programma dello stesso Juncker, ossia l’aumento degli investimenti in Europa, dato che la situazione creatasi potrebbe portare ad un incremento del livello di incertezza degli investitori, i quali temono un possibile inasprimento delle tasse e soprattutto la possibilità di dover rispondere di passate responsabilità.

L’ammonimento della Commissione

Per concludere, la Verstager ha approfittato della visibilità pubblica del caso anche per ammonire ed esortare gli Stati ad adottare il piano d’azione che ha presentato recentemente per impedire il trasferimento dei profitti da una filiale all’altra in Paesi diversi e combattere, così, la falsificazione della concorrenza nel Mercato Unico. Tuttavia, la richiesta non sembra aver portato frutti immediati, dato che il Ministro delle Finanze del Granducato, Pierre Gramegna, ha annunciato che il suo Paese è in grande disaccordo con la decisione ed è pronto a fare ricorso. Sicuramente la questione non finisce qui.

L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

Check Also

Brexit: si chiude la prima fase dei negoziati

I movimenti nazionalisti, emersi con forza nell’odierno assetto politico-sociale europeo, fanno spesso ricorso alla Brexit …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *