venerdì , 17 agosto 2018
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Il Consiglio aggiorna la legislazione sulla libera circolazione dei lavoratori

Lunedì 9 dicembre i Ministri del Lavoro dei Paesi dell’UE hanno finalmente trovato un accordo per una riforma della normativa in vigore dal 1996 sui lavoratori “distaccati” nell’UE. Si tratta di un traguardo importante e ottenuto con fatica, che rappresenta anche lo sforzo di mediare tra le esigenze di indipendenza e autogestione dei singoli Paesi all’interno dell’Unione e la necessità di creare un mercato del lavoro (ma non solo) sempre più unificato e paritario. Questo non solo per creare un’Europa più unita, ma anche per frenare e contenere le frodi e i raggiri della legge, che sono inevitabili e tanto più facili, quanto le normative risultano poco chiare e i controlli non regolati.

Proprio su questi temi si sono concentrati gli sforzi del Consiglio: la norma del 1996 prevede che i lavoratori “distaccati” all’interno dell’UE ricevano, quanto a salario e a condizioni di lavoro, lo stesso trattamento dei lavoratori del Paese in cui si trovano. Dal canto loro, i datori di lavoro pagano i contributi sociali al Paese d’origine. Di fatto, però, gli scarsi controlli e una rete di informazione e di imposizione non ancora sufficientemente unitaria e organizzata hanno permesso che tale norma sia stata spesso ignorata e mal applicata, con abbassamenti di salari, orari di lavoro eccessivamente lunghi e altre forme di discriminazione. Gli stessi lavoratori, non essendo a conoscenza delle normative comunitarie, si sono resi complici di frodi allo Stato e di concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori del Paese di accoglienza: un punto, questo, particolarmente sensibile per la Francia, di cui il partito del Fronte Nazionale si fa forte per la sua campagna elettorale per le elezioni europee del 2014.

L’accordo raggiunto dal Consiglio ha appunto lo scopo di aggiornare le relazioni tra l’UE e i singoli Paesi membri e così di migliorare i controlli fiscali sulle aziende: le misure prese in merito a questi temi dai singoli Stati dovranno essere notificate alla Commissione Europea, che verificherà che siano adeguate e “proporzionate” tra loro. Primo tra tutti, sarà oggetto di analisi il sistema di sanzioni da applicare agli eventuali trasgressori. Si parla di una “responsabilità congiunta e solidale” che, se da un lato mantiene l’indipendenza di scelta dei singoli Paesi, dall’altro tenta di costituire, in modo naturale e non impositivo, le condizioni per una rete omogenea e unita nel settore lavorativo in tutta Europa. Tutto questo è utile per permettere e invogliare la mobilità e per porre sullo stesso piano i cittadini europei anche su questo tema particolarmente delicato, in un momento di crisi economica come quello che molti Stati si trovano a dover affrontare.

Le nuove norme, che comunque saranno per ora obbligatorie solo per il settore edile, prevedono che le imprese siano tenute a fornire, sotto richiesta, documenti e certificazioni, con un incremento generale dei controlli. Sono inoltre state definite in modo più accurato le responsabilità dei vari appaltatori, per informare meglio i lavoratori e le aziende in merito ai loro diritti e doveri.

La decisione dei ministri del lavoro ha riscontrato forti plausi dalle più alte autorità dell’Unione: Herman Van Rompuy ha sottolineato come regole comuni sul tema dei lavoratori “distaccati” siano indispensabili per mantenere e migliorare la libera circolazione dei lavoratori, “che è un diritto fondamentale in Europa”. Martin Schulz, invece, auspica un ulteriore miglioramento del testo con il passaggio al Parlamento, che potrebbe decidere di rivedere direttamente l’originale normativa del 1996, per adeguarla ad un mondo, e soprattutto ad un’Europa, sempre più “in movimento”.

In foto il Ministro del Lavoro lituano  Algimanta Pabedinskiene (Foto: Council of the European Union)

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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