domenica , 25 febbraio 2018
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Il Consiglio poggia le fondamenta per un mercato energetico europeo che favorisca la ripresa

L’Unione Europea continua a puntare sull’approfondimento del mercato energetico come misura per riportare la crescita in Europa. A fianco del dibattito sulle misure per la ripresa che il Consiglio Europeo di giugno dovrebbe adottare, il Consiglio Trasporti, Telecomunicazioni ed Energia (TTE) ha dato il suo contributo, analizzando e rilanciando alcune tematiche senza le quali difficilmente il Vecchio Continente potrà recuperare la competitività perduta in molti suoi Paesi. Così, se la seduta di giovedì ha affrontato i temi dell’Agenda Digitale e della sicurezza dei network informatici, venerdì il Consiglio ha discusso il delicato argomento del mercato energetico, adottando la comunicazione della Commissione EuropeaMaking the internal energy market work.

L’approvazione della comunicazione della Commissione mira al completamento del mercato energetico interno entro il 2014 e il collegamento di ogni Stato membro alle reti di distribuzione di gas ed elettricità europee entro il 2015. Al fine di raggiungere questi risultati si rivela necessaria una decisa azione per superare le incoerenze fra le legislazioni nazionali, armonizzandole, ma anche intervenire concretamente in settori sensibili: ad esempio, integrando le reti di distribuzione dei Paesi baltici e i network continentali maggiormente connessi. Il tema delle infrastrutture appare cruciale: un sistema di infrastrutture energetiche adeguato costituisce infatti una precondizione per l’effettivo completamento di un mercato energetico funzionante. Sono dunque imprescindibili interventi per garantire effettivi collegamenti fra i Paesi membri per aumentare la sicurezza energetica, terminare l’isolamento di alcuni Stati e aumentare gli scambi commerciali di elettricità e gas. In particolare, per raggiungere tale scopo il Consiglio richiama gli Stati membri a valutare la cross-border consistency delle tariffe, ossia superare le marcate differenze di prezzo che ancora oggi i consumatori europei affrontano.

Le conclusioni del Consiglio a riguardo della comunicazione sottolineano anche la necessità di intervenire a livello del consumatore, da un lato riconsiderando i sussidi che spesso distorcono il mercato e dall’altro tutelandone il diritto alla trasparenza e alla completa informazione su prezzi e tariffe. Per quanto riguarda il primo aspetto, il Consiglio invita gli Stati membri a rivedere i sistemi di sussidi e misure di regolamentazione dei prezzi per i consumatori finali, soprattutto se questi non sono indirizzati a tutelare un ben definito gruppo di consumatori svantaggiati, non sono di natura temporanea e non sono giustificati da determinate caratteristiche di coloro che ne usufruiscono, come l’isolamento geografico. In particolare, appaiono altamente contradditori con gli obiettivi dell’UE i sussidi dannosi non solo per il mercato, ma anche per l’ambiente, come quelli rivolti all’utilizzo di combustibili fossili.

Il mercato energetico europeo è dunque un progetto che intende favorire il consumatore, tramite una maggiore trasparenza e competizione fra i produttori. Ma non solo: il Consiglio mira a limitare la dipendenza energetica dell’Europa, in modo che i prezzi continentali non siano eccessivamente condizionati dalle scelte dei fornitori esterni, spesso attori alquanto problematici (Russia, Libia, Algeria, per fare qualche esempio) e a supportare lo scambio interno di best practice e l’approfondimento delle attività di ricerca e sviluppo.

Entrambe le proposte richiamano il dibattito sullo shale gas, che proprio in questi giorni ha conosciuto una nuova occasione di confronto, dopo la presa di posizione del German Advisory Council on the Environment (SRU), un importante centro studi tedesco che ha sonoramente bocciato le tecniche di fracking, sottolineandone i rischi eccessivi e lo scarso potenziale economico. Lo SRU però si spinge oltre la solita diffidenza europea verso il gas di scisto e le tecniche di estrazione necessarie per sfruttarlo, opponendosi al principale argomento dei sostenitori del fracking: i vantaggi di sui si stanno giovando gli Stati Uniti. La rinnovata competitività americana infatti non sarebbe dovuta alla riduzione dei prezzi del gas derivanti dallo sfruttamento dello shale gas, l’aspetto che più potrebbe interessare consumatori e imprese europee, ma semplicemente dalla svalutazione del dollaro nei confronti dell’euro occorsa negli ultimi anni. Martin Faulstich, che guida il centro studi, ha addirittura parlato di una “bolla” del gas negli States.

Al di là di un dibattito che sembra debba proseguire ancora a lungo, le decisioni del Consiglio costituiscono comunque un passo avanti significativo, dato che segnalano delle scadenze temporali molto precise per il completamento del mercato energetico e introducono misure concrete, come il rilancio del Piano SET (European Strategic Energy Technology Plan) per l’innovazione tecnologica. Questo perché senza un vero slancio energetico, la ripresa, anche quando arriverà, non avrà mai basi solide. Occorre agire.

In foto: Günther Oettinger, Commissario per l’Energia, e Pat Rabbitte, Ministro irlandese alle Comunicazione, Energia e Risorse Naturali in conferenza stampa dopo il Consiglio TTE del 7 giugno (Foto: Council of the Europan Union)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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