sabato , 24 febbraio 2018
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Il faticoso aggiornamento del diritto di famiglia in Italia

Il vento del progresso in fatto di diritti civili ha preso a soffiare anche in Italia. Anche nel Bel Paese infatti è tempo di riforma del diritto di famiglia, ma senza eccessive innovazioni. A fine dicembre 2013 è stato infatti approvato un decreto entrato in vigore il 7 febbraio, fondamentalmente orientato a modificare le definizioni dei rapporti tra genitori e figli, ma non solo. Innanzitutto la riforma elimina la classica distinzione tra figli naturali e figli illegittimi, parificando cioè i figli nati fuori dal matrimonio con quelli nati in esso. La differenza è cruciale: con quest’innovazione anche i figli nati fuori dal vincolo matrimoniale entreranno a pieno diritto nell’asse ereditario della famiglia.

In secondo luogo cade una nozione ormai datata del nostro ordinamento, quella di “potestà” genitoriale, adesso sostituita (e non più solo integrata) da quella di “responsabilità”. La questione sembra prettamente lessicale, ma non bisogna lasciarsi ingannare. Il rapporto genitori-figli è infatti trasformato da strettamente gerarchico (potere del genitore di decidere per il figlio) a dialogico, per rispecchiare meglio la società odierna. La prole avrà dunque molte possibilità di intervenire nel processo decisionale che riguarderà la propria istruzione, educazione ed eventuale assegnazione in caso di separazione e divorzio.

Inoltre la riforma tiene conto anche del dato demografico che caratterizza l’Italia, che secondo i più “invecchia” incessantemente. In tal senso anche i nonni vengono riconosciuti dalla riforma come portatori di maggiori obblighi e beneficiari di nuovi diritti. Viene infatti da un lato riconfermato il principio per cui, in caso un genitore non riesca a far fronte al mantenimento (ora previsto in capo a entrambi i genitori), esso debba essere garantito dagli ascendenti, cioè fratelli e nonni. Questi ultimi però conquistano un diritto tutto nuovo, quello a mantenere “rapporti significativi” con i nipoti minorenni. Rapporti che si concretizzano nella possibilità di vedere i propri nipoti anche se nati fuori dal matrimonio, da relazioni occasionali o in caso di separazione dei genitori. In caso di mancato rispetto di queste previsioni, i nonni avranno addirittura la possibilità di rivolgersi al giudice competente. Ulteriori innovazioni riguardano il settore del disconoscimento, che potrà essere richiesto dalla madre, dal padre (entro i 5 anni del bambino) e dal figlio stesso, che compiuti i 18 anni non avrà limiti di tempo per provvedervi.

L’attuale normativa italiana sviluppa quindi alcuni concetti cardine, come la parificazione genitoriale in fatto di mantenimento, già enucleati in due regolamenti europei del 2000 e 2003. Serve ricordare che grazie a essi ogni sentenza definitiva pronunciata nel nostro Paese viene automaticamente riconosciuta in qualunque altro Stato membro dell’UE, a eccezione della Danimarca. Il tribunale competente a decidere in materia di responsabilità genitoriale è quello del Paese in cui il minore risiede e ciò dà conto di un altro principio cardine europeo recepito nella riforma italiana: la centralità della figura del figlio.

Una conquista non indifferente per Paesi di civil law come Italia, Francia, Spagna e Germania, in cui il rapporto genitori-figlio per decenni è stato concepito come rapporto gerarchico e dispari. Perciò il nostro legislatore nel dicembre scorso ha egregiamente disposto che i minori vengano ascoltati “in tutte le questioni e le procedure che li riguardano, se abbiano compiuto gli anni 12 e anche di età inferiore ove capace di discernimento”.

Osservando i rivolgimenti politici d’oltralpe, tuttavia, non si può negare come il nostro legislatore stia adeguando molto lentamente l’ordinamento alle modificazioni sociali e culturali già in atto da tempo. La Francia è stata infatti il 14° Paese a introdurre il matrimonio per persone dello stesso sesso, questione che in Italia torna alla ribalta durante ogni (frequente) campagna elettorale e viene altrettanto puntualmente dimenticata all’insediamento di ogni governo. È perciò evidente come la riforma del nostro diritto di famiglia risulti un elegante diversivo per imbellettare la nostra immagine internazionale senza ricorrere a interventi chirurgici invasivi. Fuor di metafora i tempi sociali sarebbero maturi per tutt’altra revisione del sistema della famiglia civilmente intesa, ma il momento dell’azione pare sia ancora di là da venire.

Nell’immagine, nonna e nipote (© Catherine Scott, Wikimedia Commons).

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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