domenica , 18 febbraio 2018
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Il futuro della App Economy in Europa

Forse il Vecchio Continente non è poi così attempato. L’Europa è infatti seconda solo agli Stati Uniti nel campo della cosiddetta “App Economy”, con il 22% del mercato mondiale di applicazioni e servizi collegati. I ricavi di questo settore ammontano a 10 miliardi di euro all’anno, che saliranno a 11,2 nel 2013. Sono i dati dell’European App Economy Report, il cui evento di lancio è stato introdotto dal discorso del Commissario europeo per l’agenda digitale Neelie Kroes, la quale ha parlato di una sveglia all’economia europea che ormai langue da troppi anni. L’App Economy può infatti fungere da potente stimolo per un continente che, lo voglia oppure no, deve cedere il passo alle nuove economie emergenti per quel che riguarda i settori economici tradizionali.

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© Vision Mobile

Ma cosa s’intende con questo neologismo? L’App Economy prende le mosse circa cinque anni fa con la prepotente entrata in scena dell’Apple App Store. Oggi è un segmento in forte ascesa in tutto il mondo e conta molte piattaforme e store online, da Google ad Amazon, passando per Microsoft e BlackBerry. Il volume di download s’aggira intorno ai 100 miliardi, con circa 1 milione di app tra cui scegliere. Facile intuire la portata di un tale mercato, il quale è solo all’inizio della sua espansione.

Il suo successo è dovuto principalmente alle caratteristiche di questo settore, nel quale operano i giganti del web come Facebook e Google, ma anche piccole imprese e start-up innovative, operatori di lungo corso e imprenditori appena sbarcati nel business. In una parola: spesso basta avere una buona idea e, con risorse tutto sommato limitate, il successo arriva, e con esso i benefici per l’economia intera. Proprio le minime barriere all’ingresso e il tappeto rosso steso per l’innovazione fanno di questo nuovo mercato un’opportunità strepitosa in un periodo di disoccupazione feroce per molti Paesi europei. Già oggi il rapporto stima che nei 28 Paesi dell’Unione vi siano impiegati 529mila lavoratori di cui 330 mila sviluppatori, più altre 180 mila persone che s’affacciano al mondo della app per passione o hobby. Quest’ultimo dato è interessante perché alcune delle storie di maggior successo della App Economy nascono proprio da ragazzi con idee vincenti. Se non vogliamo scomodare Marc Zuckerberg e la sua creatura Facebook, si possono citare i casi di “WhatsApp”, “Shazam” e “Instagram”.

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© Gartner, IDC, Plum Consulting, VIsionMobile

Nonostante tutte queste mirabolanti promesse, ad oggi, l’App Economy deve ancora sprigionare molto del proprio potenziale, essendo sottoposta a repentini cambiamenti ed evoluzioni. Tra questi vi è l’aumento ingente dei possessori di dispositivi “smart”, elemento che sicuramente cambierà le prospettive di business da adattare ad utenti sempre più mobili e sempre connessi. L’innovazione nel mondo delle app segue i miglioramenti tecnologici ed i passi avanti nell’utilizzo del “cloud computing”, mentre la tecnologia 4G per la connessione internet sta prendendo sempre più piede, aumentando la velocità e i servizi disponibili.

Dunque, l’App Economy è un settore molto interessante. Che però va sfruttato e supportato con politiche europee appropriate. Proprio su questo terreno deve muoversi l’Agenda Digitale. Innanzitutto bisogna lavorare per facilitare l’accesso degli sviluppatori a dati pubblici come ad esempio quelli metereologici, sul traffico o sui trasporti pubblici in tempo reale o sulle mappe. In secondo luogo, è necessario che sia ampliata al massimo la disponibilità di una connessione wireless, aspetto che nei Paesi scandinavi avviene sempre più regolarmente, al contrario di altri Stati come l’Italia che sembrano piuttosto in ritardo su questo punto. In terzo luogo, non si può prescindere, anche in questo campo, dall’avanzamento dell’integrazione del mercato unico, per quanto riguarda la proprietà intellettuale e le comunicazioni. Infine, bisogna incentivare la nascita di incubatori per start-up e sviluppatori con idee innovative, supportarli e creare un fil rouge con i settori come quello dell’educazione, della sanità e dell’impresa.

In breve, occorre un ambiente opportuno affinché una pianta così ricca di prospettiva possa fiorire e riversare i propri frutti sul territorio nel quale è sbocciata. L’Europa ha la possibilità di cogliere tale opportunità e anzi deve agire per aspirare a divenire il punto di riferimento dell’App Economy.

In foto: l’incontro fra il Commissario europeo per l’agenda digitale Neelie Kroes e il Campione Digitale italiano Francesco Caio il 5 settembre (Foto. European Commission)

 

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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