mercoledì , 21 febbraio 2018
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Il Mediatore Europeo accusa l’Ufficio Antifrode: l’eccessiva riservatezza è cattiva amministrazione

Mentre conferenze stampa e discorsi si concentrano su alti ed altri temi, a Bruxelles continua la lunga querelle riguardante l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF). Questa volta a tirare fuori la questione della trasparenza dell’OLAF ci ha pensato il Mediatore Europeo. All’origine vi è l’accusa che l’OLAF non fornisca spiegazioni in merito alla chiusura delle sue investigazioni.

Nel 2007 un ex dipendente dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali (FRA) aveva denunciato all’OLAF la presenza di irregolarità commesse all’interno dell’agenzia per cui lavorava. Dopo due anni, nel 2009, la risposta dell’OLAF al denunciante: indagini chiuse e nessuna azione nei confronti della FRA. Fin qui nulla di strano, se non che alla successiva lettera in cui il denunciante chiedeva informazioni riguardo le motivazioni che avevano portato alla chiusura delle indagini con un nulla di fatto, l’OLAF non ha mai risposto. Anzi, ha risposto dopo tre anni, nel 2012 (dopo che il denunciante si era rivolto al Mediatore Europeo), con una lettera che anziché chiudere la vicenda ha acceso un polverone.

Tale missiva diceva infatti che: «non è nella politica dell’OLAF spiegare o motivare la sua decisione di chiudere l’inchiesta». Una spiegazione che tanto il denunciante quanto il Mediatore Europeo non hanno trovato esaustiva. Nella procedura aperta presso il Mediatore Europeo, si legge che l’OLAF ha giustificato la sua prassi appellandosi ai principi di riservatezza, di trasparenza e di indipendenzaSecondo l’Ufficio Antifrode infatti, non vi è nessuna regola che prescriva di rivelare le motivazioni alla base della chiusura di una indagine, perché ciò potrebbe minare il corretto funzionamento dell’ufficio stesso, nonché danneggiare gli informatori che alle indagini hanno dato il loro contributo. 

Secondo il Mediatore Europeo invece, il rifiuto di fornire motivazioni non va in difesa ma anzi contro gli stessi principi di riservatezza, trasparenza ed indipendenza che l’OLAF cita. La giurisprudenza dice infatti che non si possono proporre ricorsi per ottenere l’annullamento di una decisione dell’Ufficio Antifrode, ma non vieta in alcun modo che si espongano le motivazioni alla base della decisioni. Ed anzi, anche nella Carta europea dei diritti fondamentali, all’art.41, si legge che «Ogni amministrazione ha l’obbligo di fornire le motivazioni alla base delle decisioni prese».

L’atteggiamento dell’OLAF, di nascondersi dietro il velo della riservatezza, è agli occhi del Mediatore Europeo controproducente, in quanto suscita dubbi sulla sua stessa imparzialità, rischiando di scoraggiare anche gli informatori: all’Ufficio Antifrode non si chiede infatti di rivelare informazioni riservate a danno dell’ufficio o di parti terza, ma di dare delle motivazioni. Per il Mediatore Europeo quindi non vi sono dubbi: si è di fronte ad una caso di cattiva amministrazioneLa questione non è ancora chiusa e l’OLAF, che ha comunicato di aver preso visione della raccomandazione del Mediatore Europeo, avrà tempo fino al 15 febbraio 2014 per rispondere. 

La vicenda di certo non può passare inosservata, perché riporta alla luce una serie di criticità nel funzionamento dell’OLAF più volte sottolineate. Il caso più eclatante è stato quello di John Dalli, Commissario europeo per la salute a la politica dei consumatori, costretto a dimettersi poiché l’OLAF aveva aperto una procedura nei suoi confronti, accusandolo di aver subito influenze da parte di un imprenditore maltese.Il fatto, oltre a portare alle dimissioni del Commissario, aveva acceso dubbi ed inchieste sulla modalità delle indagini dell’OLAF.

La Commissione del Parlamento Europeo per il controllo dei bilanci ad esempio, ha sottoposto all’OLAF un questionario sulla gestione del caso Dalli. In questo documento si può leggere che la fase di assessment nel caso Dalli è durata un giorno, dal 24 maggio al 25 maggio 2012, mentre la durata media di questa fase di valutazione si attesta a 1,7 mesi. L’OLAF si era giustificata dicendo che sono esistiti altri casi in cui tale fase è stata molto breve, ma alcuni ritengono sospetta questa rapidità, arrivando a dubitare dell’imparzialità dello stesso Direttore Generale dell’OLAF, Giovanni Kessler. 

Una toppa a questa falla è stata messa con la riforma del Regolamento OLAF votata quest’anno, in cui, sottolineando l’aumento dell’attenzione a favore dei diritti degli indagati, si è praticamente ammessa la mala gestione del caso Dalli. Sbagliando si impara. Forse.

Nell’immagine Emily O’Reilly, Mediatore Europeo in carica dal luglio 2013 (© Comunità europee). 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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