mercoledì , 15 agosto 2018
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Immigrazione clandestina: Italia verso la depenalizzazione

L’immigrazione clandestina in Italia dovrà essere depenalizzata. Questo è quanto stabilito dal disegno di legge approvato dalla Camera l’1° aprile, contenente la delega per il Governo a compiere numerose revisioni in materia penale e processuale penale. Il Governo ha così 18 mesi dall’entrata in vigore della legge per provvedere a rendere l’immigrazione clandestina un illecito amministrativo. Continuerà a costituire reato soltanto l’ipotesi di re-ingresso in Italia di uno straniero allontanato in seguito a un provvedimento di espulsione. Il mutamento di direzione non è certo di poco conto e lo sanno bene i parlamentari italiani, specie gli oppositori, di Lega Nord (che ha attuato la prassi dell’ostruzionismo) e Fratelli d’Italia, e gli astenuti, tra cui tanti di Forza Italia. L’ala destra del Parlamento non ha avuto quindi dubbi sulla posizione da prendere in merito a una questione spinosa da infiniti punti di vista che vanno dal giuridico all’economico, travolgendo naturalmente il sociale.

L’immigrazione clandestina è il fenomeno di ingresso o soggiorno irregolare di un soggetto sul territorio di uno Stato di cui non sia cittadino. Ogni Stato regola discrezionalmente la normativa in materia, prevedendo possibilità di sanare o meno una posizione di irregolarità.

Per quanto riguarda gli Stati membri dell’UE, a monte delle normative nazionali si staglia il panorama dell’area Schengen. In questo contesto emerge la prima grande contrapposizione, cioè quella tra cittadini di Stati firmatari degli Accordi di Schengen e quelli di Stati non aderenti. I casi più eclatanti sono quelli di Regno Unito e Irlanda, che volontariamente non partecipano agli accordi. Situazione differente è quella di Bulgaria, Romania, Cipro e Croazia: dopo aver presentato una richiesta di adesione, sono ancora in corso di attuazione gli accorgimenti tecnici necessari all’abolizione dei controlli alle frontiere.

Nei Paesi dell’UE però le scelte in merito all’ingresso e al soggiorno di cittadini stranieri (non appartenenti a Schengen) non sono uniformi. Germania, Regno Unito, Francia, Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda e Svezia prevedono tutti il reato di immigrazione illegale. In Germania la pena può essere pecuniaria o spingersi fino a 3 anni di detenzione. Nel Regno Unito vale il medesimo discorso (Immigration Act del1971), ma la reclusione fino a un massimo di 6 mesi può tramutarsi di fatto in un ergastolo quando le autorità statali abbiano difficoltà a rimpatriare i soggetti, in quanto non riconosciuti dal Paese di provenienza. Con l’Asylum and Immigration Act del 2004 gli inglesi hanno però provveduto a coordinare le politiche nazionali sull’immigrazione con quelle europee.

Anche in Francia la pena oscilla tra pecuniario e detentivo (fino a un massimo di 1 anno), con l’aggiunta di un’eventuale interdizione dal territorio francese per un periodo massimo di 3 anni. Sia nel Regno Unito che in Francia, inoltre, l’azione penale non è obbligatoria come in Italia. Conseguentemente la scelta di perseguire il reato è frutto di una valutazione che comprende anche ragioni di ordine pubblico. In particolare rileva l’allarme sociale destato dal reato e dalla sua connessione con la realizzazione di ulteriori delitti. In Grecia poi la reclusione non può superare i 3 mesi, anche se spesso le autorità optano per l’adozione più rapida di un provvedimento di espulsione.

I tempi massimi di detenzione nei Centri di permanenza temporanea (ovvero precedente all’espulsione) oscillano dai 32 giorni in Francia, 10 mesi in Austria e illimitati in Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi. In Spagna, invece, l’immigrazione clandestina costituisce un illecito amministrativo a norma della Ley Organica n. 4/2000. Si badi però che la sanzione amministrativa non scatta a causa dell’ingresso, bensì della permanenza irregolare successiva. La sanzione in questione oscilla tra i 300 e i 6.000 € circa e si tramuta in un provvedimento di espulsione solo se la violazione della legge di immigrazione sia stata grave. Anche in Austria, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo l’opzione delle sanzioni amministrative è stata favorita.

L’Italia si trova dunque a un crocevia storico, sia geopolitico che giuridico. La natura di finestra sul Mediterraneo rende infatti fondamentali i passi che il nostro governo compirà nei prossimi mesi sotto la stretta osservazione dell’opinione pubblica internazionale.

(Photo © Orazio Esposito, www.flickr.com)

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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