giovedì , 16 agosto 2018
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Un manifesto Pro-Sì © William Murphy - Flickr

Irlanda, sì ai matrimoni gay. E’ il quattordicesimo Paese nell’Ue

La condizione delle coppie omosessuali in Irlanda è stata equiparata a quella delle coppie eterosessuali. Il 62.1% di sì in risposta al referendum del 22 maggio ha modificato la Costituzione prevedendo la possibilità per due persone dello stesso sesso di sposarsi e di vedersi garantiti i medesimi diritti previsti per due persone di sesso opposto.

Rivoluzione irlandese

L’articolo 41 della Costituzione irlandese del 1937, rubricato La Famiglia, è stato emendato aggiungendo quanto segue: “il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso”. Questa modifica, in attuazione del principio di eguaglianza, è stata definita un messaggio pionieristico, soprattutto poiché proviene da uno Stato dove la Chiesa esercita grande pressione sul sistema educativo, dove non è consentito l’aborto, dove l’omosessualità ha smesso di essere illegale solo da ventidue anni.

La novità non risiede tanto nel metodo con cui tale innovazione è stata introdotta, dal momento che il referendum è l’unico strumento di modifica della Costituzione irlandese, ma dal tipo di protezione che viene garantita alle coppie gay. Il presidente della Commissione del referendum ne precisa il significato spiegando che una coppia unita in matrimonio gode della tutela costituzionale e di quella legale, mentre una coppia legata da un’unione civile è tutelata solo dalla protezione legale. Quest’ultima può essere modificata, ridotta o eliminata da un atto del parlamento, mentre la tutela costituzionale può essere eliminata solamente da un voto del popolo. Dare copertura costituzionale al diritto di matrimonio tra omosessuali significa che ogni disparità di trattamento dovrà essere accuratamente valutata dalle corti e, qualora venga avallata, validamente motivata. Per quanto riguarda le adozioni, argomento forte del fronte del no, si ribadisce che il diritto all’adozione non esiste, ciò che è previsto è la possibilità di fare domanda di adozione, sia per coppie che per individui, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

La situazione in Europa

Sono ormai molti i Paesi che riconoscono alle coppie omosessuali il diritto al matrimonio. In Europa l’Olanda è stata la prima, nel 2001, seguita poi da Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Finlandia, Lussemburgo e infine Slovenia quest’anno. Altri Paesi, come la Germania o l’Austria, riconoscono alle same-sex couples solo la possibilità di avvalersi delle unioni civili, che, a seconda di come si configuri il diritto interno dei singoli Stati, garantiscono più o meno diritti, senza però spingersi all’equiparazione con il matrimonio.

Ancor più grave è la posizione degli ultimi nove Paesi europei che non hanno ancora previsto nessuna forma di legislazione sul caso. Si tratta di Italia, Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Romania e Bulgaria. L’Unione Europea, dal canto suo, massimo simbolo di integrazione, si dimostra, in questa materia, più disunita e disomogenea che mai. Per raggiungere gli obiettivi economici per cui è stata istituita, ha creato uno spazio comune in cui fossero garantite le quattro libertà fondamentali (persone, merci, servizi, capitali). La libertà di movimento ricomprende non solo la possibilità di viaggiare all’interno dell’Unione Europea, ma anche il diritto di stabilirsi, lavorare e creare una famiglia ovunque si voglia, senza alcuna disparità di trattamento rispetto ai cittadini nativi del nuovo stato di residenza.

Libertà di movimento e diritto di eguaglianza, o non discriminazione, sono qui strettamente legati e pongono le basi per il concetto di cittadinanza dell’UE. Essa fissa un nucleo minimo di diritti che spettano al cittadino in quanto tale e che lo seguono in ogni suo spostamento l’interno del territorio dell’Unione. Oggi negare a qualcuno il diritto al matrimonio è un gesto che sottintende l’esistenza di certi gruppi i quali non sono degni della piena cittadinanza.

Come ha twittato Andrew Stroehlein, European Media Director di Human Rights Watch: non so bene perché l’eguaglianza debba essere messa ai voti, ma mi fa davvero piacere che l’Irlanda abbia detto “sì”.

L' Autore - Sonia Basso

Studentessa al terzo anno di Giurisprudenza e della Scuola di Studi Superiori di Torino, dove sono rappresentante degli studenti. Sono appassionata di tutela dei diritti, soprattutto a livello europeo e internazionale. Attualmente partecipo alla Refugee Law Clinic della mia Facoltà dando consulenza legale gratuita a diversi richiedenti asilo, ma resto anche legata all'ambito più teorico-accademico scrivendo su Nomodos, blog online di questioni giuridiche di attualità.

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