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La battaglia sul diritto di famiglia in Francia ed Europa

Il collettivo Manif pour Tous e l’Unione per un Movimento Popolare (Ump) francese festeggiano in questi giorni quella che ritengono essere una clamorosa vittoria. Il collettivo, in particolare, dopo aver raccolto a sé diversi gruppi conservatori a partire dal 2012, vive forse il suo momento di massimo splendore. Per comprendere il perché è necessario fare un passo indietro, precisamente al 23 aprile 2013. Il parlamento francese approvò allora la riforma dell’art. 143 del codice civile, rendendo cioè legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il Ministro della Giustizia, Christiane Taubira, definì storico il momento, pronunciando prima del voto in aula un discorso emotivamente molto partecipato. “Crediamo che le prime nozze … porteranno un vento di gioia e che coloro i quali oggi vi si oppongono … verranno sopraffatti dalla felicità dei neosposi e delle famiglie”, un messaggio di incontenibile speranza, quindi.

Fuori dall’aula però la speranza ha ceduto il posto a manifestazioni di piazza sempre più frequenti e finemente organizzate. L’Ump, principale partito di opposizione del governo socialista, ha immediatamente presentato ricorso al Consiglio Costituzionale francese. Quest’ultimo, in meno di un mese, ha bocciato il ricorso e approvato la legge, contribuendo così a infuocare ulteriormente gli animi dei gruppi conservatori.

Il governo socialista, nella convinzione di aver ormai intrapreso un cammino verso un progresso ineluttabile, si è spinto oltre, proponendo una riforma del diritto di famiglia. I punti caldi della riforma erano essenzialmente due: il riconoscimento di patrigni e matrigne nelle famiglie “ricomposte” e l’estensione del diritto di procreazione assistita alle donne omosessuali. In prima linea per la difesa di questo diritto si era sin da subito schierata il Ministro della Famiglia Dominique Bertinotti. Insieme a lei il Ministro dell’Interno Manuel Valls aveva inizialmente dichiarato che nessun emendamento sarebbe stato accettato in merito a entrambi gli aspetti. I presupposti parevano ottimali, con un governo compatto sulla sua linea politica e una promettente prima vittoria legislativa (l’approvazione delle nozze gay).

Da queste prime dichiarazioni risalenti alla primavera scorsa la situazione politica in materia è andata però trasformandosi. Da un lato, il successo del collettivo Manif pour Tous è cresciuto esponenzialmente, complici anche le recentissimi vicissitudini sentimentali del Presidente della Repubblica francese. Tali eventi hanno risvegliato persino alcune frange – insospettabilmente conservatrici – del partito socialista. Dall’altro, proprio il partito al governo ha avuto un’ulteriore perdita di credibilità di fronte all’opinione pubblica, frammentandosi in dichiarazioni poco coerenti sul tema della riforma.

Così il 3 febbraio il Ministro Valls, ai microfoni di un’emittente radiofonica nazionale, ha ribadito la sua linea di ferro sulla procreazione assistita, aggiungendo però che mai verrà legalizzata la maternità surrogata per coppie dello stesso sesso. Lo stesso giorno il governo ha comunicato però che l’intera riforma non sarà presentata al Consiglio dei Ministri francese ad aprile, anzi, dato l’ingente carico di lavoro, il governo rimanderà ogni proposta a data da definirsi, comunque a non prima del 2015. Ludovine de la Rochere, Presidente del Manif pour Tous, ha così iniziato a esultare per questa vittoria “nell’interesse del bambino e della famiglia”. Ironici complimenti al collettivo sono giunti dal leader di estrema sinistra (Front de Gauche) Jean-Luc Melenchon, secondo cui la sinistra è stata “ripudiata” da questa inaspettata retromarcia.

Nel mentre, il collettivo Manif pour Tous raccoglie consensi anche in Italia, dove è nata un’associazione gemella scesa in piazza il 2 febbraio scorso, in occasione della giornata di mobilitazione europea. La mobilitazione, indetta per protestare contro il rapporto Lunacek (contenente misure per combattere le discriminazioni in fatto di orientamento sessuale e identità di genere), non ha tuttavia dato i risultati sperati. Infatti, il 4 febbraio il Parlamento Europeo ha approvato il rapporto nella forma di una raccomandazione volta alla tutela delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali e transgender e intersessuati). L’obiettivo di tutela e protezione dovrà essere perseguito dal lavoro congiunto delle istituzioni e delle agenzie dell’Unione, nonché dai suoi, a volte riluttanti e incerti, Stati membri.

In foto una manifestazione di Manif pour tous nel giugno 2013 (Foto: Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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