martedì , 20 febbraio 2018
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La Commissione deferisce l’Italia per i diritti dei viaggiatori ferroviari

La Commissione Europea deferisce l’Italia alla Corte di Giustizia per il mancato recepimento delle normative dell’UE in materia di diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario. Nonostante il Regolamento (CE) n. 1371/2007 sia entrato in vigore il 3 dicembre 2009, la nostra legislazione non è infatti ad oggi ancora pienamente adeguata agli obblighi vincolanti in esso previsti. Tuttavia, non si può dire che la notizia giunga del tutto inaspettata: già nel giugno del 2013 la Commissione aveva inviato al nostro governo una lettera di costituzione in mora riguardante la conformità al regolamento, a cui aveva fatto seguito nel novembre 2013 un parere motivato.

Due sono i problemi principali riscontrati da Bruxelles: l’assenza di un organismo ufficiale incaricato di vigilare sulla corretta applicazione di quanto previsto nel Regolamento e la mancanza di norme volte a sanzionare eventuali violazioni. Al momento il nostro Paese – lamenta la Commissione – non avrebbe provveduto che ad istituire un organo temporaneo, senza la competenza e l’autorità necessarie per applicare la normativa nella sua interezza. Il fatto poi che non siano previste sanzioni efficaci per il mancato rispetto degli obblighi previsti dal documento non incentiva certo l’industria ferroviaria al loro rispetto.

Per permettere agli Stati di avere il tempo necessario di adeguarsi a quanto il regolamento prevede, la Commissione aveva previsto la possibilità di adottare periodi transitori o concedere deroghe per determinati tipi di servizi. Ribadito che in linea di principio i diritti si sarebbero dovuti applicare a tutti i servizi ferroviari, si era concessa la possibilità di ottenere deroghe, fuorché per servizi ferroviari internazionali all’interno dell’UE. Ma l’Italia – al contrario di molti altri Stati – non ne ha fatto richiesta.

Ma quali sono i diritti di base oggetto del documento? La Commissione ha posto particolare attenzione sui seguenti: innanzitutto, il diritto alla parità di accesso al trasporto, senza discriminazioni basate su nazionalità o disabilità. Poi il diritto all’assistenza, senza costi aggiuntivi, per i passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta e quello a risarcimenti adeguati nel caso di ritardi o soppressioni dei servizi (rimborso del biglietto, trasporto alternativo o nuova prenotazione, assistenza minima nelle stazioni o a bordo del treno). Infine, il diritto di disporre di un sistema rapido e accessibile di trattamento dei reclami, in caso di servizio insoddisfacente, e il diritto a un risarcimento danni, in caso di lesioni o di incidenti riguardanti il bagaglio.

Per chi si sposta di frequente in treno obiettivi come questi sembrano forse attualmente utopici, ma da parte di Bruxelles c’è tutto l’interesse a far sì che diventino al più presto realtà. Come ha infatti ribadito Siim Kallas, Vice Presidente della Commissione e responsabile per i Trasporti, “la protezione dei passeggeri che viaggiano in Europa è una delle pietre miliari della politica dei trasporti europea. Tutti gli Stati Membri dell’UE devono garantire la messa in atto di strutture cui i passeggeri possano rivolgersi per far rispettare i loro diritti e sanzionare le violazioni. Così si garantisce anche un clima di concorrenza equa per il settore ferroviario in tutta l’UE”.

In foto alcuni treni italiani fermi in stazione (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Giulia Ferrero

Responsabile Istruzione e Politiche giovanili - Iscritta al corso di laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Torino, frequento allo stesso tempo la Scuola di Studi Superiori di Torino, ricoprendo all’interno del Comitato Scientifico di quest’ultima il ruolo di rappresentante degli studenti. Quest’incarico, un semestre di studi nel cuore dell’Europa presso l’Université Catholique de Louvain (Belgio) e la collaborazione ad alcune attività dell’EUCA (European University College Association) mi hanno portato ad interessarmi di politiche europee a sostegno della cultura e dell’istruzione, certa che la vera integrazione europea debba passare innanzitutto per i banchi di scuola.

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