martedì , 20 febbraio 2018
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Corte di Giustizia
L'esterno della Corte di Giustizia dell'UE © Cédric Puisney - www.flickr.com, 2006

La Corte UE boccia il sistema pensionistico di Cipro

di Nicandro Rosni

Con la sentenza del 21 gennaio 2016, relativa alla causa C-515/14, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha accolto il ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione Europea contro la Repubblica di Cipro sul tema del sistema pensionistico cipriota. La Corte ha dato ragione alla Commissione, confermando che la normativa vìola il diritto dell’Unione, in modo tale da pregiudicare o da rendere meno interessante l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori, ponendo dunque un ostacolo concreto a tale libertà.

Le pensioni a Cipro

Innanzitutto, occorre rilevare che il sistema pensionistico cipriota è regolato dalla legge n. 97(I) del 1997, dunque si tratta di una normativa precedente all’adesione della Repubblica di Cipro nell’UE, avvenuta il 1° maggio del 2004. Come è ben risaputo, i nuovi Stati membri, in virtù del cosiddetto acquis comunitario, sono tenuti ad uniformare e ad adattare i propri ordinamenti al diritto ed ai principi dell’Unione, ed è proprio su questo punto che la Commissione ha fondato il proprio ricorso.

La Commissione ha sostenuto, infatti, che Cipro sia venuta meno agli obblighi ad essa incombenti, ai sensi degli articoli 45 e 48 del Trattato sul Funzionamento dell’UE (TFUE) e dell’articolo 4, paragrafo 3, del Trattato dell’UE (TUE), poiché non ha eliminato, con effetto retroattivo, a decorrere dal 1° maggio 2004, il criterio relativo all’età contenuto nell’articolo 27 della suddetta legge. Secondo questo articolo, un dipendente pubblico che non abbia ancora compiuto 45 anni, e che si dimetta dal proprio impiego nella funzione pubblica cipriota per esercitare un’attività lavorativa in un altro Stato membro o nell’ambito di un’istituzione dell’Unione o di un’altra organizzazione internazionale, percepisce immediatamente una somma forfettaria e perde il diritto a percepire la sua pensione consolidata. Tutto questo, invece, non si verifica nel caso in cui il dipendente pubblico continui ad esercitare tale attività lavorativa oppure la lasci per esercitare funzioni pubbliche nella stessa Cipro, in quanto manterrà tale diritto.

Il verdetto della Corte di Giustizia

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha respinto la tesi di Cipro, secondo la quale l’articolo in questione implica la perdita di un beneficio soltanto in ragione della decisione di un lavoratore di dimettersi dalla funzione pubblica nazionale e di lasciare il relativo regime di previdenza sociale, ed ha accolto il ricorso della Commissione. La Corte ha rilevato che la normativa cipriota è tale da pregiudicare l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori di Cipro. Una tale normativa è dunque idonea a impedire ai dipendenti pubblici di lasciare il loro Stato membro d’origine per accettare un impiego in un altro Stato membro o una funzione in un’istituzione dell’Unione o in un’altra organizzazione internazionale, e costituisce, pertanto, un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori vietata, in linea di principio, dall’articolo 45 del TFUE.

La Repubblica di Cipro si è inoltre difesa sostenendo che variare i requisiti per la concessione di benefici di previdenza sociale potrebbe mettere a rischio addirittura l’equilibrio del sistema cipriota. Dunque, anche a voler ammettere che il suddetto articolo istituisca un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori, un ostacolo di questo genere sarebbe comunque giustificato dal momento che è inteso a garantire l’equilibrio del regime professionale dei dipendenti pubblici, nel rispetto del principio di proporzionalità.

La Corte ha ritenuto di dover respingere anche questo argomento, rilevando che una normativa nazionale può costituire un ostacolo giustificato ad una libertà fondamentale solo qualora sia dettata da motivi di ordine economico che perseguono un obiettivo d’interesse generale. Nel caso specifico, la Corte non esclude che un’alterazione dell’equilibrio finanziario del sistema previdenziale possa costituire un motivo di interesse generale, tuttavia lo Stato membro avrebbe dovuto addurre giustificazioni corredate di prove adeguate o di un’analisi dell’idoneità e della proporzionalità della misura restrittiva adottata.

Appare dunque inevitabile rilevare che, nella fattispecie, è mancata un’analisi di questo genere, e che di conseguenza, l’ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori ciprioti non è giustificato. Si è venuta così a risolvere una situazione di discriminazione tra i lavoratori migranti ed i lavoratori che rimangono a Cipro, che avrebbe potuto avere dei risvolti negativi importanti sulla sfera giuridica soggettiva dei lavoratori ciprioti.

L' Autore - Redazione Europae

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