18comix

La normativa antifrode europea che protegge i contribuenti

La riflessione in merito alla difficoltà di creare nuovi posti di lavoro e stimolare la crescita spesso si arena su argomentazioni prettamente economiche. L’elemento finanziario viene invece tralasciato, o meglio, relegato nelle sfere di competenza nazionale. Per questa ragione nel luglio scorso la Commissione Europea ha proposto un vero e proprio piano di battaglia contro i reati a danno del bilancio dell’Unione, contenuto in una proposta di direttiva. A favore della stessa si è espressa il 5 novembre la commissione giuridica (JURI) del Parlamento Europeo (PE) con una larga maggioranza.

La direttiva si presenta come strumento di armonizzazione a livello penale, con lo scopo di ostacolare le attività criminali alimentate dalla disparità di trattamento tra i vari ordinamenti nazionali. Infatti, benché il 90% del bilancio dell’UE sia amministrato a livello nazionale, le norme per la sua gestione e tutela non possono essere demandate ai singoli Paesi. Basti pensare a come in alcuni dei 28 Stati la frode al bilancio dell’UE non sia nemmeno sanzionata, mentre in altri il reo risulti passibile di reclusione fino a 12 anni. Da 1 a 12 anni è anche il periodo all’interno del quale oscilla il termine di prescrizione nei diversi Paesi. Inoltre i 28 ordinamenti non sono concordi nella definizione del reato stesso: l’elusione delle sanzioni viene così evidentemente agevolata. Per altro, la media europea di condanne si aggira attorno al 41% (oscillando dal 14% all’80% da Stato a Stato). L’inefficienza di un simile mosaico di norme era stato oggetto di critiche anche da parte del Commissario europeo per la lotta antifrode, Algirdas Šemeta.

La direttiva perciò offre un’unica definizione dei reati a danno del bilancio del’UE, prevede termini comuni di prescrizione e per la conduzione delle indagini e predispone sanzioni minime comuni, compresa la pena detentiva per i casi più gravi. Così da un lato la distrazione di fondi europei potrà essere combattuta più efficacemente e dall’altro il recupero dei fondi risulterà semplificato (considerata anche la previsione della confisca dei proventi del reato). Inoltre, la direttiva fornisce una definizione anche dei reati connessi: corruzione, appropriazione indebita di fondi, riciclaggio di denaro e turbativa di gare d’appalto pubblico a danno del bilancio dell’UE. L’obiettivo primario è tutelare il denaro dei contribuenti europei, già provati da una pressione fiscale in continua crescita.

I dati raccolti dai Paesi membri non lasciano adito a dubbi: ogni anno in media 500 milioni di euro vengono distratti dai fondi europei per scopi illeciti. Con ogni probabilità l’ammontare effettivo è molto più alto. Nella maggior parte dei casi la violazione si concretizza nel rilascio di false informazioni da parte dei richiedenti di finanziamenti europei per ottenere fondi. Altrettanto spesso si verificano casi di appalti pubblici truccati da parte di funzionari nazionali corrotti. Rafforzare il ricorso al diritto penale è quindi una priorità che non si può ignorare.

In seguito alla votazione della commissione JURI, la Vicepresidente Viviane Reding, Commissario europeo per la giustizia, ha rilasciato una dichiarazione tagliente: “Se si possiede un bilancio comune, composto dal denaro proveniente da 28 diversi Paesi, allora servono anche leggi comuni per proteggerlo. Siamo schietti: se noi non proteggiamo il nostro bilancio, nessuno lo farà al posto nostro”. Il Commissario si è detta in fervente attesa dei rapporti provenienti dalla commissione per le libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE) e da quella per il controllo dei bilanci (CONT). Il tempo degli indugi è dunque agli sgoccioli: il reato di frode al bilancio dell’UE (e reati connessi) deve essere prontamente previsto e perseguito in ognuno dei 28 Stati membri.

Il rapporto stilato da Tadeusz Zwiefka, membro della commissione JURI, sostiene soprattutto la previsione di una sanzione minima di 6 mesi di reclusione per i criminali che si macchieranno di reati contro il bilancio dell’UE. Un fattore deterrente, questo, non di secondaria importanza. Il prossimo passo verso l’approvazione della direttiva saranno dunque i voti delle commissioni CONT e LIBE sul rapporto del relatore Zwiefka, al quale seguirà il voto del PE in plenaria (con il potere di apportare emendamenti al testo proposto). Infine, un’approvazione degli emendamenti del PE a maggioranza qualificata da parte del Consiglio si tradurrebbe nell’adozione della direttiva anti-frode. I tempi, in questo settore, sono molto più che semplicemente maturi.

(Foto: Wikimedia Commons) 

 

 

 

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

Check Also

Big Data: cosa prevede il regolamento del 2016

La principale fonte in materia di dati personali è costituita dal regolamento europeo 2016/679 del …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *