sabato , 24 febbraio 2018
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Libertà e pluralità dei media. L’Europa al bivio?

Se in Italia il discorso sulla libertà di stampa non vede da tempo una discussione pubblica significativa (eccezion fatta per l’impennata mediatica del caso Sallusti), a Bruxelles il tema è al centro di un complesso dibattito che coinvolge diversi attori. La Commissione Libertà Civili, Giustizia ed Affari Interni del Parlamento Europeo sta discutendo l’iniziativa della parlamentare Renate Weber sull’elaborazone di nuovi standard in materia e da mesi indaga su una serie di leggi adottate in Ungheria dal governo Orbán a danno della libertà editoriale. La Commissione intanto lamenta l’utilizzo a scopo politico dei media nazionali in Romania, mentre è stata avviata un’iniziativa europea per proporre una nuova direttiva sulla pluralità dei media. Questo variegato dibattito ha trovato nuova linfa pochi giorni fa nel rapporto sul rispetto, protezione e promozione della pluralità e libertà dei media redatto dal Gruppo di Alto Livello su libertà e pluralismo dei media.

Obiettivo del rapporto è quello di indicare se e di quali strumenti l’UE disponga per garantire un’informazione indipendente e plurale, laddove l’industria ha sempre goduto di un ampio margine di auto-regolamentazione. Analizzando il cambiamento tecnologico e digitale che il panorama mediatico sta subendo, il rapporto tocca temi chiave come la neutralità della rete, l’adozione di misure che favoriscano l’integrazione dell’alfabetizazione mediatica nei percorsi educativi, i diritti e le responsabilità dei giornalisti, e la concentrazione della proprietà dei media, riconoscendo la necessità di un intervento più incisivo da parte dell’UE. Le 30 ambiziose raccomandazioni di cui si compone il rapporto hanno incontrato da un lato il caloroso e trasversale benvenuto del Parlamento, ma dall’altro si sono scontrate con una serie di critiche da parte dell’establishment industriale, con editori e grandi colossi digitali per una volta schierati sulla stessa linea. A questi ultimi si aggiunge poi la voce di un importante polo nella lotta per la libertà d’espressione, Index of Censorship, che ha giudicato il rapporto anacronistico ed “un abbandono di principi basilari”. Questo drastico giudizio si basa su alcune proposte specifiche del rapporto.

Competenze comunitarie. Il testo comincia citando l’articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE (“The freedom and pluralism of the media shall be respected”) e nella prima raccomandazione conferma la competenza dell’Unione ad intervenire a livello nazionale per proteggere i diritti garantiti ai cittadini dai Trattati,  suggerendo un livello minimo di armonizzazione legislativa a livello europeo e la creazione di “media councils” nazionali, indipendenti e con effettivi poteri di esecuzione. Questi sarebbero affiancati dalla Commissione Europea, che dovrebbe svolgere un ruolo di monitoraggio delle autorità nazionali. Questo processo nei fatti potrebbe andare a scapito delle peculiarità nazionali e risultare macchinoso, di difficile implementazione ed eccessivamente invasivo.

Giornalismo. Soffermandosi sulla questione della definizione di “giornalista”, appare evidente una certa difficoltà da parte del Gruppo nel mettere a fuoco l’arena dell’informazione digitale, dove il confine tra “writers” ed “audience” è sempre più evanescente. Da un lato il testo conferma la crescente difficoltà nel distinguere tra giornalismo professionale e non professionale in un contesto mediatico sempre più accessibile, dall’altro però ammette di non essere in grado di fornire alcuna soluzione concreta.

Autoregolamentazione. Il Gruppo mette in discussione l’efficacia dell’autoregolamentazione e sostiene che i media “dovrebbero seguire chiari codici di condotta e linee editoriali” facilmente identificabili dal pubblico, ma restano quantomeno dubbie le modalità in cui una testata dovrebbe dichiarare pubblicamente e chiaramente la propria linea editoriale, salvo poi non potersene più discostare.

Pur non risultando esente da critiche, forse proprio grazie ad esse il rapporto aiuta ad identificare le sfide più complesse e rilevanti da affrontare, rappresentando un potenziale spartiacquetra l’approccio autoregolamentativo ed una maggiore propensione verso l’intervento legislativo. Una lettura confermata anche dalle parole del VP Neelie Kroes (Commissario per l’Agenda Digitale), che nel suo blog ha anticipato l’avvio di un ampio dibattito multilaterale per fare luce sui tanti nodi che ancora restano irrisolti riguardo questo “fiore delicato”.

A pochi mesi dall’assegnazione del premio Nobel per la pace per aver contribuito a promuovere la democrazia in Europa, l’UE si trova dunque ad affrontare uno storico dibattito riguardo uno dei pilastri basilari di ogni sistema democratico: la libertà di stampa. Occorrerà aspettare i prossimi mesi per capire in che modo l’Unione riterrà opportuno garantire a pieno questo diritto, proseguendo lungo il percorso della self-regulation tracciato finora oppure deviando verso una regolamentazione maggiormente centralizzata.

di

Enrico Iacovizzi

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