giovedì , 16 agosto 2018
18comix

L’impresa sociale: un’impresa da europei

Che l’Unione Europea fosse vocata per il sostegno all’innovazione era noto già da un po’ ormai. Ciò che qualcuno a volte dimentica è che, parallelamente, l’Europa persegue anche obiettivi sociali. L’evento “Social Entrepreneurs: Have Your Say!”, tenutosi tra giovedì e venerdì della scorsa settimana al Palais des Congrès di Strasburgo, ha riguardato l’imprenditoria sociale, un modello economico per la crescita sostenibile che vede uno dei suoi maggiori propulsori nella Commissione Europea. Quest’ultima infatti, nel 2011, lanciò la Social Business Initiative (SBI), in cui si individuavano tre azioni principali per il supporto alle imprese con obiettivi sociali: facilitare l’accesso ai finanziamenti, promuovere la visibilità di dette imprese e ottimizzare il contesto normativo.

Ma cosa si intende, quando si parla di imprese sociali? Facciamo alcuni esempi. In Romania, un’impresa composta da 5 lavoratori e 5 volontari lavora sin dal 1996 per fornire servizi culturali in lingua rumena a circa 90.000 ciechi, adattando risorse come libri e film alle loro necessità. In Francia, nel 2004, un’altra impresa ha lanciato una concezione innovativa di servizi di autolavaggio senz’acqua, utilizzando prodotti biodegradabili ed impiegando lavoratori marginalizzati o semplicemente poco qualificati per reintegrarli nel mercato del lavoro. In Olanda opera un’azienda che insegna a leggere utilizzando strumenti digitali innovativi ed un metodo basato sul gioco, particolarmente indicato per bambini autistici o iperattivi, ma che può anche essere utilizzato per persone analfabete o per immigrati.

L’evento della settimana passata ha dunque assunto tra le sue finalità il rafforzamento delle reti esistenti tra i “sostenitori” dell‘imprenditoria sociale, coinvolgendo più di 2000 partecipanti. Nel dibattito sono intervenuti Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione incaricato delle politiche relative a industria e imprenditoria, László Andor, Commissario per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione e Michel Barnier, Commissario per il mercato interno e i servizi.

Al termine dell’evento è stata adottata la “dichiarazione di Strasburgo” che, dopo una serie di premesse magniloquenti, vira su aspetti più pratici evidenziando le caratteristiche comuni delle esistenti imprese sociali: il guadagno attraverso il commercio, l’inclusione di un obiettivo sociale tra le ragioni fondanti la propria attività economica, il reinvestimento dei profitti a fini sociali ed infine un metodo organizzativo che riflette la mission sociale, anche attraverso principi di partecipazione.

In conclusione, 10 azioni prioritarie sono state individuate. La prima riguarda lo sviluppo di una seconda fase della SBI, per ampliare l’ambito operativo della fase originaria. Un riferimento al rinnovo dei vertici della politica europea è altresì operato con l’auspicio di un impegno attivo da parte dei nuovi rappresentanti e Commissari, nonché del Comitato economico e sociale europeo, nel prendere possesso delle idee lanciate nel corso del dibattito strasburghese. La terza azione prevede il coinvolgimento delle imprese sociali nella progettazione delle politiche ad esse rivolte, mentre la quarta impegna la Commissione all’adozione di un approccio di mainstreaming, similmente a quanto avvenuto con le politiche di pari opportunità.

Gli Stati membri, così come le autorità regionali e locali, dovranno agire in supporto dell’imprenditoria sociale, ad esempio attraverso la predisposizione di un adeguato quadro giuridico, il sostegno alle start-up e gli appalti pubblici, materia sulla quale è stata di recente approvata dal Parlamento Europeo una nuova direttiva, che sostituisce la precedente, potenziandone i profili innovativi. Il tema dell’economia sociale dovrà altresì essere inserito nelle riforme strutturali di contrasto alla crisi e la cooperazione tra autorità a diversi livelli dovrà informare le azioni adottate nello spirito di Strasburgo. Strumenti finanziari adeguati dovranno essere ideati per l’accompagnamento della crescita dell’impresa sociale, e ulteriori sforzi dovranno essere profusi nei settori della ricerca e del raccoglimento di dati statistici. Infine, tutti gli attori rilevanti sono chiamati a includere nei propri compiti di reporting indicatori sociali, per rendere conto anche di questa dimensione nell’esercizio delle proprie funzioni.

Si auspica che, negli anni a venire, questi propositi non rimangano solo tali, e si traducano nella formazione di una corposa imprenditoria “naturalmente” sociale, attraverso lo sviluppo di volontà e strumenti adeguati.

In foto i Commissari europei László Andor, Antonio Tajani and Michel Barnier durante l’incontro (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

Check Also

Big Data: cosa prevede il regolamento del 2016

La principale fonte in materia di dati personali è costituita dal regolamento europeo 2016/679 del …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *