lunedì , 19 febbraio 2018
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L’Italia gioisce, la Gran Bretagna protesta: le norme sull’olio d’oliva dividono l’Ue

Nel dibattito europeo del weekend da poco trascorso, le nuove norme della Commissione Europea che regolano numerosi aspetti della filiera dell’olio di oliva (dalla produzione al tavolo del ristorante) sono state giudicate in maniera estremamente antitetica dal nord e dal sud dell’Unione Europea. Dal 1 gennaio del 2014 tutte le confezioni di olio di olive dovranno riportare in modo chiaro il loro Paese di origine con una dicitura leggibile con caratteri alti almeno 3 millimetri rispetto al millimetro attuale. Inoltre entrerà in vigore il divieto per i ristoratori di riempire le vecchie bottiglie di olio con un contenuto diverso da quello indicato dalla confezione.

Ad oggi può capitare infatti che ai tavoli di un ristorante siano servite bottiglie di olio con etichetta italiana ma riempite con prodotti di scarsa qualità. Per questo motivo le nuove bottiglie dovranno essere dotate di una tecnologia in grado di prevenire il riempimento al di fuori dell’impianto di produzione. I produttori che utilizzano il 100% di olio extra-vergine puro, ricavato dallo stesso raccolto di olive, verranno premiati con l’indicazione dell’annata sulle bottiglie, proprio come per i vini. Viene infine introdotto il reato di contraffazione, l’obbligo per i produttori di rendere totalmente trasparenti i dati riguardanti le importazioni e l’introduzione della data di scadenza di 18 mesi dopo la produzione. Con enorme soddisfazione per l’Italia e tutti i Paesi del sud Europa produttori di olio extra-vergine di qualità superiore.

Per l’Italia il motivo di orgoglio nasce principalmente dal fatto che la Commissione Europea si è apertamente ispirata alla Legge Mongiello, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 31 gennaio 2013. Una norma fortemente voluta dall’intero arco parlamentare, dalla Coldiretti, e dai produttori italiani. Insomma, non dovrebbero esserci dubbi che questa legge promuova la trasparenza al massimo livello. Ma non tutti la pensano così.

In Gran Bretagna la stampa, con il conservatore The Telegraph in testa, si è fortemente mobilitata contro questo nuovo regolamento «scritto in un’oscura commissione di Bruxelles». In altri tempi forse si sarebbe dato meno peso a tali normative. Tuttavia, a causa dei recenti dibattiti nazionali sulla futura permanenza nell’Unione Europea ed il recente trionfo del partito nazionalista ed euroscettico Ukip, la situazione nelle isole britanniche è molto tesa. Di conseguenza ogni minima decisione di Bruxelles viene vista da gran parte dell’opinione pubblica come un’ingerenza immotivata nella vita degli inglesi. Anche rileggendo molte volte i contenuti principali della norma è tuttavia difficile trovarvi dei caratteri autoritari. Nessun burocrate di Bruxelles obbligherà il consumatore britannico a consumare olio di oliva extra-vergine italiano. Al contrario, verrà ribadito il diritto del consumatore di conoscere la provenzienza del prodotto scelto e la garanzia che esso non venga alterato.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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