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L’Italia nell’area Schengen della salute

Manca meno di una settimana al prossimo grande passo in avanti nella strada per l’integrazione europea. Sabato 5 aprile, infatti l’Italia entrerà a far parte della cosiddetta “Area Schengen della salute”. Il progetto nasce il 9 marzo 2011, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della Direttiva 2011/24. La finalità dell’impianto legislativo è garantire «assistenza sanitaria sicura, di qualità elevata, efficiente e quantitativamente adeguata» a tutti i cittadini europei che si trovano temporaneamente in un altro Stato membro dell’UE.

In pratica, si apre alla possibilità di farsi emettere una ricetta medica dal proprio medico di base in Italia e prenotare una visita medica in un ospedale francese e tedesco. Il meccanismo sarà in principio macchinoso, perché occorrerà attendere i regolamenti con le prestazioni erogabili (saranno escluse le cure a lungo termine, i trapianti e le vaccinazioni) e il paziente dovrà anticipare il pagamento alla struttura estera, prima di venire rimborsato dopo 60 giorni dal Sistema Sanitario Nazionale. Nonostante i rallentamenti burocratici iniziali, il sistema rappresenterà un banco di prova per la futura e graduale implementazione di un vero e proprio “Sistema Sanitario Europeo”.

Nel breve termine, però, il nuovo meccanismo presenta per l’Italia opportunità e rischi. L’afflusso di pazienti e denaro nelle strutture mediche di eccellenza costituisce senz’altro un’opportunità. Al tempo stesso, il rovescio della medaglia riguarda i possibili flussi in uscita, ossia la fuga dalle strutture italiane con liste d’attesa più lunghe e servizi più scarsi. Se i cittadini di una regione italiana cominceranno a curarsi in Spagna, il sistema sanitario di quella regione non solo dovrà mantenere gli ospedali del territorio, ma anche spendere risorse per rimborsare i propri pazienti che hanno scelto di curarsi all’estero. A lungo termine questa mobilità rappresenterà un incentivo a migliorare le proprie strutture nazionali innescando circoli virtuosi che portino a un miglioramento generale della qualità dei servizi sanitari, oltre che a premiare il merito delle strutture migliori.

Un altro importante elemento dello “Schengen sanitario” è rappresentato dalla Direttiva 2012/52 sui farmaci, recepita dalla Legge italiana 221/2012. Questi importanti interventi legislativi porteranno non solo all’integrazione dei mercati dei farmaci nell’UE, ma anche la creazione di un vero e proprio mercato italiano. Dal 5 aprile, infatti, un cittadino del Piemonte potrà farsi emettere la ricetta di un farmaco a Torino e – per la prima volta – presentarla in Francia oppure in Liguria. Verrà rimborsato entro 60 giorni dall’acquisto.

La portata di questi provvedimenti è epocale e consentirà all’Europa di mostrare ai suoi cittadini i vantaggi dell’integrazione comunitaria e le semplificazioni nella vita quotidiana. Un’Unione che sveste la maschera del mostro burocratico per presentarsi come una macchina efficace, attiva per migliorare la vita delle persone.

Si attende inoltre l’avvio della European Reference Network (ERN), la rete di riferimento europea sulle malattie rare che mira a crea un sistema di interscambio europeo di tecnologie e best practice per un migliore coordinamento dei sistema di ricerca. Nel medio-lungo periodo anche questo sistema potrebbe portare a un imponente salto di qualità nella vita dei pazienti affetti da malattie rare. Questi non solo potranno essere curati con i migliori standard europei, ma vedranno anche avanzare la ricerca medica più velocemente. L’Europa della salute è cominciata.

Photo by Flickr, 2011. 

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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