martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Bernat Casero, 2010, www.flickr.com

L’UE sostiene le PMI, l’anticipo del TFR le mette a rischio?

Dal 29 settembre al 5 ottobre si è svolta la settimana europea delle piccole e medie imprese (PMI). Una settimana che è stata declinata da ognuno dei 28 Paesi membri dell’Unione Europea con  eventi, momenti di approfondimento e incontro differenti. A fare da sfondo alla campagna, coordinata dalla Commissione Europea, lo Small Business Act for Europe, che costituisce la normativa fondamentale sulle piccole imprese. L’Act ha in realtà la forma di una semplice comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo (PE), al Comitato economico e sociale europeo (CESE) e al Comitato delle Regioni (CoR). Ciononostante vi si può individuare la linea guida che dovrebbe orientare le politiche di sostegno dell’imprenditoria a livello nazionale, vale a dire il Think Small First (“Pensare innanzitutto in piccolo”). Un motto scaturito dal promettente incontro, avvenuto nel 2005, tra la strategia per la crescita e l’occupazione (ideata a Lisbona nel 2000) e le esigenze di tutela delle PMI.

Sin dal 2000 l’UE ha avuto un occhio di riguardo nei confronti del mondo imprenditoriale a scala ridotta, adottando la Carte per le piccole imprese e definendo le stesse quali “spina dorsale dell’economia europea”, in quanto “fonte primaria di posti di lavoro e un settore in cui fioriscono le idee commerciali”. Una lente d’ingrandimento per uno scenario molto ampio, dato che l’iniziativa della settimana europea delle PMI ha coinvolto ben 37 Paesi.

In primis la Commissione ha fornito una copertura a largo spettro riguardo alle informazioni sulle differenti modalità di sostegno garantite dall’UE sia alle imprese che ai governi. In secondo luogo, ha inviato sul campo esperti del settore al fine di incoraggiare i più giovani a intraprendere il coraggioso passo dell’avviamento di una carriera imprenditoriale. Infine, sono stati assegnati numerosi riconoscimenti a quei soggetti più attivi nel contribuire, con le proprie attività economiche, al benessere, all’occupazione, a l’innovazione e a alla competitività in Europa.

L’Italia ha ospitato l’evento principale a Napoli tra il 1° e il 3 ottobre: l’Assemblea delle PMI dal titolo “Crescita attraverso l’impresa: le opportunità future”. Tra le numerosie presenze, da rilevare quelle del Commissario europeo all’Industria e all’Imprenditoria Ferdinando Nelli Feroci e del Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.

Uno dei temi più caldi del dibattito è stato senza dubbio quello della pervasività ed eccedenza di normativa con la quale un aspirante imprenditore deve fare i conti sin dagli albori della propria attività. In merito, ospiti di spicco hanno ripreso la risposta del predecessore di Feroci, Antonio Tajani. Una risposta concretizzatasi anche in una guida pubblicata dall’UE: “Impiego delle norme a sostegno della crescita, della competitività e dell’innovazione”. Tuttavia l’idea per cui le norme favoriscano il rapporto fra imprese e mercati rimane vaga e non risolutiva nei confronti di un apparato normativo che in alcuni Paesi più che in altri opprime e spesso affossa l’entusiasmo di chi ha la possibilità di iniziare un percorso imprenditoriale.

Quasi contemporaneamente in Italia è apparsa l’ultima proposta del premier Matteo Renzi, secondo il quale il trattamento di fine rapporto (Tfr) dovuto ai lavoratori subordinati potrebbe non essere più assegnato a fine rapporto lavorativo, bensì nel corso dello stesso all’interno della busta paga. La questione non è meramente semantica o temporale, perché l’attribuzione del Tfr in maniera rateale e all’interno dello stipendio del lavoratore comporterebbe un ipotetico aiuto solo ai lavoratori dipendenti, escludendo 6 milioni di lavoratori autonomi e 4 milioni di imprese individuali dalla manovra. Inoltre, le PMI si ritroverebbero con circa 10-12 miliardi in meno, denaro destinato agli investimenti.

Il premier Renzi critica l’impostazione attuale definendola come quella dello “Stato-mamma” che conserva i soldi dei propri lavoratori non riponendo fiducia nelle loro capacità di gestione. Una preoccupazione che invece dovrebbe rimanere viva, dato il già non facile passaggio dal modello retributivo all’attuale contributivo.

Il problema più rilevante per l’Italia rimane quello della capacità delle PMI di rimanere competitive e non solo di assicurarsi la possibilità di ospitare grandi eventi europei. La domanda più banale rimane una sola: come sarebbe possibile per le imprese, depauperate dai fondi costituiti anche dai Tfr, assumere di più e accelerare il processo di ripresa?

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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