made in Italy
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Made in Italy sconfitto davanti alla Corte di giustizia?

Normative sull’etichettatura dei prodotti in pelle, a livello europeo e italiano, due associazioni di categoria per la lavorazione del cuoio, tre ditte italiane di scarpe che delocalizzano parte della loro produzione in Cina, la Corte di Giustizia. A legare imprese, giudici e associazioni è il meccanismo del rinvio pregiudiziale previsto dall’ex art 267 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), ossia il ricorso alla Corte di Giustizia europea.

Il caso: la difesa del made in Italy

Ragionando sul caso concreto, bisogna partire dalle osservazioni in merito dell’Avvocato Generale Sharpston (visto che la Corte si deve ancora pronunciare) su una vicenda  italiana, che riguarda i concetti di concorrenza sleale, la protezione del consumatore e del made in Italy. Dal punto di vista normativo, a livello nazionale dovrebbe essere applicata al caso di specie la legge n.8/2013 , riguardante le nuove disposizioni in materia di utilizzo dei termini “cuoio”, “pelle” o “pelliccia”. In particolare, la legge obbliga a indicare il Paese di provenienza del prodotto in cuoio o pelle lavorato in Paesi terzi.

In maniera conforme alla legge,  la FS Retail srl, la Luna srl e la Gatsby srl, imprese che distribuiscono calzature in Italia realizzate in pelle,  appongono un’etichetta recante la dicitura “pelle” o “vera pelle” sulla suola interna.  La loro provenienza (Repubblica Popolare Cinese) è indicata, invece, sulla parte esterna della suola. Secondo l’Unione Nazionale dei Consumatori dei Prodotti in Pelle, Materie Concianti, Accessori e Componenti (UNI.CO.PEL.) e  l’Unione Nazionale Industria Conciaria (UNIC) la mancata menzione della provenienza nella suola interna  inganna i consumatori, perché, così facendo, sembrerebbe che il prodotto sia fabbricato integralmente in Italia, quando invece non è così. Oltre a questo, usando la lingua italiana per indicare il materiale della scarpa, si  integrerebbero gli estremi della concorrenza sleale. 

Il ricorso alla Corte di Giustizia 

Venendo al cuore della questione, il giudice del rinvio  (il Tribunale di Milano) chiede alla Corte di Giustizia se le misure della legge italiana debbano essere viste come delle misure ad effetto equivalente a restrizioni quantitative delle importazioni ai sensi degli articoli 34 e 36 TFUE.  L’avvocato Sharpston, sulla base delle osservazioni mosse dalle parti in udienza e dai governi coinvolti, insiste sul punto che tra i parametri normativi che i giudici debbano tenere in conto vi sia anche la famosa direttiva 98/34. Questa introduce un meccanismo di controllo e trasparenza, imponendo agli Stati di notificare le regolamentazioni tecniche alla Commissione e l’osservanza di un termine di differimento per  la normativa di minimo tre mesi (una sorta di periodo di transizione) per migliorare la coesione economica del mercato interno.

Confrontando la Gazzetta Ufficiale e i rilievi della Commissione, risulta che il requisito essenziale  del differimento non è stato rispettato. Quindi la legge é invalida e  il requisito della legislazione italiana ostacola la libera circolazione dei prodotti in pelle perché  “…quando le merci soggette a tale obbligo vengono commercializzate in Italia, tali merci possono essere viste negativamente dai consumatori come conseguenza del requisito di etichettatura e a tali merci  può essere negato l’accesso al mercato italiano ove tale requisito non sia soddisfattoÈ vero che le conclusioni dell’avvocato generale non sono vincolanti, ma sono veramente pochi i casi in cui i giudici se ne siano discostati. Ennesima sconfitta del made in Italy?

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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2 comments

  1. giuseppe labanca

    gradirei ricevere ulteriori informazioni circa il contenzioso in essere presso il Tribunale di Milano e lo stato della procedura davanti alla Corte di Giustizia. Grazie

  2. geppolindoferretti

    Ma dove sono prodotte le scarpe che avete ai piedi? controllate, please 🙂

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